Quanti ricordi in un sacchetto di biglie! Il tempo vola, ma le cose belle restano

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“Mamma, guarda cosa mi ha regalato il nonno!”. Stretto in mano s’intravedete un sacchettino di plastica. Tommaso lo tiene come se fosse un tesoro, da difendere e custodire, non sembra leggero. Lo appoggia in terra e ne svela il contenuto: biglie. Tante. Tantissime biglie. Le osservo ben bene, le rigiro tra le mani ed è come se nella mente partisse un flashback, di quelli che in un lampo ti riportano a quando avevi sei anni e con quelle biglie ci giocavi. Erano proprio loro, tra mille le riconosceresti. Perché certe sfumature, certi colori, ti restano impressi.

Erano belle, le biglie. Già così, di per sé. E ti sorprende pensare che tuo padre le abbia conservate per così tanto tempo. “Tommy!!! Erano le mie biglie, dai che ci giochiamo”. E in un attimo torni bambina, nel vero senso della parola. Tipo che le regole vuoi imporle tu, vuoi vincere, vuoi conquistare quelle piccole sfere ipnotiche, ti infervori pure. “Mamma così non vale, facciamo un altro gioco. Nascondino”. Vada per il nascondino, che ti riporta al presente. O forse no. A nascondino, a ben pensarci, ci giocavi tantissimo. Eri bravissima a nasconderti. Una volta tua sorella impiegò ore a trovarti e fu vera soddisfazione.

“Mamma guarda che ho finito di contare, sei ancora lì ferma”. “Oh cavoli scusa Tommy, stavo pensando, a ‘sto punto facciamo le belle statuine, hai presente?! Le belle statuine d’oro e d’argento che costan 500 è pronto il caffè?!”. Ti guarda scettico. No, questo non lo conosce. “E’ tipo Un due tre stella?!”. Bon, perfetto. Cinque minuti a Un due tre stella li investo volentieri. “Comunque preferivo giocare all’acchiapparella. Adesso facciamo un gioco che piace a te mamma”.

Un gioco che piace a me?! Difficile scelta. Mi piaceva tanto elastico, ma non ce l’ho. Devo segnarmi di comprarlo, non si può non avere un elastico in casa. Modo svizzero. Eh ma che vuoto, possibile non ricordarsi più come si saltava? Lo facevo tutti i giorni. Grave gravissimo. Giocavo a Campana, quella Tommy la conosce ma non lo esalta, giocavo con le Barbie.

Uuh le Barbie. Le vestivo, le pettinavo, avevo anche la loro casetta grande grande con tanto di ascensore. Ma no, mio figlio è più dalla parte dei Supereroi, nei confronti dei quali il povero Big Jim impallidisce. I muscoli scolpiti li ha anche lui, ma per il resto fa un po’ sorridere. Meglio comunque le macchinine. Ne abbiamo di tutti i tipi e dimensioni, inclusi camion, pullman, mezzi di trasporto di polizia e vigili del fuoco. Piacciono anche alla sorellina e con le macchinine puoi fare di tutto: farle saltare, farle gareggiare, buttarle in acqua, parcheggiarle, inscenare avventure.

A ben pensarci nel corso del nostro pomeriggio insieme io e i miei figli testiamo tanti giochi, ma i più belli restano quelli d’un tempo. Quelli fatti all’aria aperta, quelli nei quali puoi coinvolgere tanti amici, quelli nei quali corri, ti stanchi, ti sporchi. Sarà che mi è presa la nostalgia, sarà che ora il pacchettino di biglie me lo guardo con calma e mille ricordi affiorano alla mente. Vola, il tempo. Ma le cose belle restano. Sempre.

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