Sofia Goggia, atleta determinata e autentica che risponde col sorriso alla sfortuna

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Chi vi scrive dello sport conosce solo Bar Sport di Stefano Benni, che non è proprio un inserto della Gazzetta. Della montagna ama le baite in cui servono le polente sul tagliere. Se le dicono «andiamo a sciare», prepara già il sacco della spazzatura, come si usava nelle vacanze in montagna con l’oratorio e dello sci apprezza…I maestri di sci. Insomma, sta agli sport invernali come il sushi alla carne argentina: due mondi diversi.

Nonostante tutto questo però, a ottobre mi ero preoccupata anche io. L’ennesimo infortunio nella carriera di Sofia Goggia e un recupero difficile, giusto dopo l’oro alle Olimpiadi di Pyeongchang del febbraio 2018 (dove era l’atleta italiana più attesa) mi aveva lasciata con l’amaro in bocca. Perché anche se ho poche conoscenze nello sport, non posso non essere orgogliosa di Sofia. Una ragazza simpatica che trova nell’agonismo il suo modo di esprimersi, inseguendo sempre il limite e dimostrando di non aver paura di prendersi dei rischi. Una ragazza tosta insomma.

La ragazza bergamasca competitiva al massimo livello lo è sempre stata, sin da quando, alla tenera età di 3 anni, ha indossato il suo primo paio sci che da quel momento non ha più tolto. A sei anni voleva vincere i Giochi sulle nevi di Foppolo, dove era stato avviato allo sci anche suo fratello maggiore Tommaso, il primo idolo di Sofia. Se lui faceva una cosa, lei doveva imitarlo. Anzi, doveva farla meglio.

Dalle domeniche a giocare sulla neve alle gare è stato un attimo, anche se i numerosi infortuni ne hanno ritardato l’esplosione. Era il Mondiale 2013 a Schladming, quando Sofia disputò un grandissimo SuperG e perse la medaglia per appena quattro centesimi da Julia Mancuso, classificatasi terza. Ma non si può abbandonare ciò che ti rende felice: «Quando mi posiziono al cancelletto di partenza sono adrenalina pura, è una questione di sensazioni vitali: la neve sotto lo sci mi dà equilibrio e pace, la velocità della discesa mi rende al mio meglio».

La stagione 2013-2014, quella che portava ai Giochi di Sochi, fu la prima per lei in Coppa del Mondo. Ma fu anche l’inizio di un calvario che l’ha costretta a fermarsi. Dopo aver ottenuto i primi punti in coppa nel SuperG di Beaver Creek (settimo posto), Sofia il 5 dicembre durante la discesa di Lake Louise in Canada nel 2014 si ruppe i legamenti crociati del ginocchio sinistro. Questo imprevisto le costò la rinuncia alle prime gare della stagione successiva. Proprio quando sembrava essere guarita e che tutto potesse tornare alla normalità, il 7 gennaio 2015 durante un allenamento a Santa Caterina Valfurva sentì un forte dolore, sempre al ginocchio sinistro: si era formata una cisti. Nuova operazione e addio, ancora, alle gare. La sua forza di volontà e la sua voglia di tornare in pista però le hanno permesso di tornare abbastanza presto sugli sci e sul podio.

Come fermare Sofia?
Una ragazza determinata, autentica, conosciuta per il suo stile irruento, il suo voler attaccare a tutti i costi, il suo voler primeggiare unico, così aggressivo e per questo tanto gradito al pubblico. La sua capacità di rispondere col sorriso alla sfortuna: «Ho sottovalutato la lentezza, adesso la sfrutterò» ha detto dopo l’ultimo infortunio.

Sofia Goggia è un personaggio amato perché è una persona autentica. Ride di pancia, canta a squarciagola l’inno di Mameli e magari non è glamour come altre sue colleghe, ma poco importa. È una ragazza come le altre, e non è la solita frase fatta. Ama stare in famiglia, passeggiare con il cane, passare le serate in pizzeria con le amiche e pensa che gli uomini di oggi siano immaturi e poco intraprendenti. Come tutte noi. È una donna genuina e simpatica, della miglior specie. I risultati dipendono solo da lei. Sofia lo ha dimostrato, ogni gara è alla sua portata. E vederla sciare è un piacere per gli occhi.

Forse lo sci alpino italiano dopo Tomba e la Compagnoni aveva davvero bisogno di un personaggio mediatico, di un atleta vincente ma che allo stesso tempo piacesse ai più piccoli e anche alle mamme, raccogliendo i favori di un pubblico trasversale che potrebbe davvero riavvicinarsi a questo sport.
Grazie Sofia.

 

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