BergamoFestival Fare la pace: un’analisi del presente, tra inquietudini, sogni e realtà

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“I populisti teorizzano il contrasto tra un popolo, che si suppone omogeneo, e una casta che si suppone anch’essa omogenea e che complotta contro di lui. Il populismo è la semplificazione di tutto, è l’accelerazione della temporalità – tutto deve essere fatto in emergenza”. Così scrive Marc Lazar, storico e sociologo francese, uno degli ospiti della nona edizione del BergamoFestival Fare la pace, promosso da Ufficio diocesano per la pastorale della Cultura e Fondazione Bernareggi, che quest’anno ha come sottotitolo “In nome del popolo sovrano. Inquietudini, sogni e realtà” . Lazar, autore di “Popolocrazia” con Ilvo Diamanti, il 15 maggio alle 20,45 dialogherà con Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Italia e membro del comitato scientifico del BergamoFestival. Il suo intervento andrà a comporre come in un variegato mosaico un attento lavoro di analisi della cultura e della società contemporanea con quelli di Daniel Innerrarity, filosofo e saggista spagnolo, Mauro Magatti, sociologo, Liliana Faccioli Pintozzi, giornalista, lo scrittore ungherese Andràs Forgàch, il teologo Marco Cerruti e molti altri. 

“Il pensiero – osserva don Giuliano Zanchi, direttore del comitato scientifico di BergamoFestival – ha bisogno di tempo per esercitarsi, ma la vita corre veloce”. Per questo ogni anno la manifestazione offre l’occasione di fermarsi e di riflettere su un tema di attualità, vicino alla cronaca, per contribuire a “formare un pensiero critico”, come sottolinea don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’ufficio diocesano della Cultura: “In questo caso l’esperienza ecclesiale ha trovato compagni di viaggio competenti e appassionati per offrire la possibilità di costruirsi un’opinione, di decifrare la complessità del mondo di oggi”. Il Festival raccoglie la sfida di superare i luoghi comuni e il pensiero dominante: “In modo piuttosto provocatorio – chiarisce Pagnoncelli – il BergamoFestival mette l’accento sulle responsabilità individuali del cittadino in un momento in cui registriamo costantemente una sorta di radicalizzazione del clima. Molti sono convinti che ci sia una realtà decisa da un’élite politica che si contrappone ai bisogni del popolo, in realtà non è proprio così. Questo fenomeno si manifesta anche in modo orizzontale, nella vita di tutti i giorni, e riguarda, per esempio, il riconoscimento delle competenze altrui”. In questa chiave chi partecipa al festival è chiamato a sentirsi non soltanto spettatore ma attore: “Abbiamo composto una serie di interventi che aiutano a ragionare sul futuro, sulle prospettive, su come trovare il modo di uscire da una situazione di difficoltà con l’impegno delle parti sociali”.

Quest’anno, come spiegano Casto Iannotta, presidente del Festival, e Roberta Caldara, direttore operativo, l’iniziativa – che avrà il suo punto culminante tra il 15 e il 19 maggio, ma proseguirà come di consueto anche in altri momenti dell’anno – cambia formato, torna sul territorio in modo più capillare, in particolare il 18 e il 19 maggio gli appuntamenti si svolgeranno all’aperto, tra Piazza Vecchia e il Palazzo della Ragione in Città Alta, coinvolgendo anche un pubblico più “occasionale”. Continuano e si rafforzano anche gli intrecci con altri Festival e altre iniziative territoriali. Si amplia il progetto di Pianocity for Peace, in collaborazione con il Conservatorio cittadino Donizetti, con i pianoforti disseminati in diversi luoghi della città, a disposizione di chi desidera suonarli e con i concerti degli allievi della scuola musicale. Continuano anche le collaborazioni con Caritas e Lab80. Tra le attività di punta del Festival restano inoltre come di consueto le attività di approfondimento che coinvolgono gli studenti delle scuole del territorio. Raddoppiano i distributori di cultura, dai quali si possono “prelevare” opuscoli con gli interventi dei relatori del festival: oltre a quello posto sul Sentierone nel weekend conclusivo ce ne sarà uno anche in Piazza Vecchia, in Città Alta. Permetterà anche di prelevare buste di semi di nontiscordardimé, fiori scelti simbolicamente come segni di pace. Nella serata conclusiva, il 19 maggio alle 20,45 in Piazza Vecchia, ci sarà un’iniziativa particolare: un Silent Concert, concerto di pianoforte in cui il pubblico ascolterà la musica attraverso cuffie collegate in wi-fi. La partecipazione agli appuntamenti è gratuita, previa prenotazione dal sito www.bergamofestival.it, dove si può anche consultare il programma dettagliato. 

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