Il vescovo alla preghiera quaresimale delle Acli: “Generare è uscire da se stessi, è diverso da produrre”

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«Nel nostro vivere e nel nostro andare, il buio e le tenebre disorientano e accecano. Ma la luce dell’alba di un nuovo giorno sconfigge le tenebre e ci fa continuare il cammino, ricchi dell’esperienza di amore consegnataci dalla Croce di Cristo». È un passo delle riflessioni del vescovo Francesco Beschi ai lavoratori intervenuti all’incontro di preghiera conclusivo dell’itinerario quaresimale proposto dalle Acli, svoltosi il Venerdì Santo 19 aprile dalle 13,30 alle 14 nella chiesa parrocchiale delle Grazie. Un itinerario che anche quest’anno ha raccolto vasta adesione ed era iniziato il mercoledì delle Ceneri 6 marzo con l’intervento del vicario generale monsignor Davide Pelucchi per poi proseguire ogni venerdì alla stessa ora con le riflessioni di don Davide Rota, superiore del Patronato San Vincenzo. In ogni incontro è stato usato anche il libretto-sussidio delle Acli «Verso la Pasqua ’19. Da credenti nella storia degli uomini», corredato dall’introduzione del vescovo, da letture bibliche e scritti di persone laici, monaci e religiose. L’incontro conclusivo è stato scandito dal pregare tutti insieme con il vescovo e dalla lettura di Salmi e da passi del Vangelo della Passione.

Nelle sue riflessioni, monsignor Beschi ha proposto tre «immagini». La prima immagine è stata quella del chicco di grano che porta frutto nella terra soltanto se muore. «La morte in Croce è sempre provocante e inquietante, come le parole di Cristo che toccano le corde del visibile e dell’invisibile. Una delle cose visibili è l’esperienza della solitudine, che fa sentire il senso dell’abbandono, del non appartenere a nessuno. Le parole di Cristo raggiungono il nostro cuore e ci fanno anche avvertire che la generatività della vita non si identifica con i movimenti produttivi della nostra società. Generare è segno di relazione, è uscire da noi stessi, che è ben diverso dal produrre. Il chicco di grano che muore e porta frutto smaschera la secolare logica distruttiva raccolta nelle parole “Mors tua vita mea”. È una logica che purtroppo oggi sembra imporsi nella società».

Monsignor Francesco Beschi ha poi proposto l’attrazione come seconda immagine. «Cristo dice: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. Cosa può attrarre della Croce, strumento di tortura e supplizio? È attraente per l’uomo perché in essa vediamo rappresentati i dolori e sofferenze di tutta l’umanità. Ma la Croce di Cristo è attraente anche per qualcosa di molto più profondo, cioè l’amore consegnato dalla morte in Croce di Cristo». La luce è stata la terza immagine proposta. «Nel nostro vivere e nel nostro andare, il buio e le tenebre disorientano, accecano — ha concluso il vescovo —. Ci rendiamo conto che la tentazione di abbagliare e di essere abbagliati è molto grande, ma rende ciechi. Però dalla Croce, Cristo dice: “Non sanno quello che fanno”. La luce dell’alba, segno di un nuovo giorno che inizia, sconfigge il buio e le tenebre e ci fa continuare il cammino, ricchi dell’esperienza di amore consegnataci da Cristo dalla Croce».

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