La paura è un amico immaginario ingombrante, ma svanisce quando viene condivisa

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“Paura odia la mia nuova classe e quando il maestro mi ha chiamato sbagliando il mio nome lei si è arrabbiata tantissimo”. C’è un amico immaginario molto ingombrante nell’albo illustrato di Francesca Sanna “Io e la mia Paura” (Edizioni El), ed è proprio la paura che ognuno porta con sé. Per la piccola protagonista, che è arrivata in un nuovo posto, in una nuova scuola, dove i suoi compagni parlano una lingua che non comprende, la paura è di rimanere “quella nuova, quella diversa” con cui nessuno vuole giocare. E’ così spaventata che rimane bloccata, non riesce più ad andare in giro, a giocare con gli altri all’intervallo, e neppure a uscire di casa per esplorare il suo quartiere. Francesca Sanna, illustratrice e designer nata in Sardegna, ha vissuto questa esperienza sulla sua pelle: ha studiato illustrazione a Lucerna e a New York, e ora vive a Zurigo. “Questo albo – racconta – è il compagno di un altro pubblicato l’anno scorso, che si intitola “Il viaggio”. Prima di scriverlo ho svolto una lunga ricerca all’Università di Londra con i bambini nelle classi sul tema della paura, che è il più importante per questa storia insieme a quello dell’integrazione. Mi sono impegnata molto perché volevo offrire uno strumento di condivisione e non di separazione”. Francesca ha collaborato con alcuni storici che stanno seguendo progetti di ricerca su diversi temi: i rifugiati, la salute e i bambini. Parlando di integrazione abbiamo scoperto che gli insegnanti fanno fatica ad affrontare questo argomento. Siamo partiti dalla rielaborazione del trauma, per scoprire poi che la paura è un tema che tocca tutti i bambini e loro ne parlano volentieri”. Francesca ha attinto anche alla propria esperienza personale: “Sono una persona ansiosa e mia madre mi ha sempre invitato a disegnare per esorcizzare le mie paure”. Lo fa anche la piccola protagonista, ed è proprio questo gesto semplice, condiviso con un altro bambino, ad aiutarla, finalmente, a uscire dall’isolamento. “E’ uno strumento di comunicazione che permette di aggirare l’ostacolo”. Usare libri che parlano esplicitamente di temi attuali non sempre è efficace: “Me ne sono accorta portando nelle classi il mio primo libro. Credo sia meglio offrire uno strumento per aprire una conversazione, partendo da un elemento comune a tutti, com’è in questo caso la paura”. 

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