Le nostre fragili pasque e la Pasqua del Risorto

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La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore (vedi Vangelo di Giovanni 20, 19-31).

Per leggere i testi liturgici di domenica 28 aprile, seconda di Pasqua “C”, clicca qui.

La straordinaria novità del Risorto e la fede pretenziosa di Tommaso

Gesù è risorto e appare ai suoi amici. È entrato in una condizione radicalmente nuova: il suo corpo gode di uno stato diverso: entra mentre le porte sono chiuse. Di fronte a lui sono i suoi amici, i quali gioiscono nel vederlo. Si realizza quello che Gesù aveva preannunciato loro: avrebbero sofferto per la morte del Maestro ma, dopo il dolore, il loro cuore si sarebbe riempito di gioia.
Il Risorto dona loro lo Spirito e con lo Spirito il potere di liberare gli uomini che incontreranno dal peso dei peccati.
Durante questa prima apparizione, Tommaso è assente. C’è, invece, quando Gesù riappare ai suoi, otto giorni dopo. Va notato che Tommaso non è incredulo, è disposto a credere ma vuole verificare lui, di persona e non si accontenta della testimonianza degli altri. Diciamo che la fede di Tommaso è una fede superba e pretenziosa. Per fargli cambiare atteggiamento, per fargli fare l’esperienza di una specie di conversione, Gesù lo sfida proprio sul terreno di quella fede superba: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco. Il racconto non dice se Tommaso ha effettivamente toccato le piaghe. Ma è probabile che no. Gesù, con la sua provocazione, l’ha aiutato a superare la sua fede immatura.

Le nostre pasque e la Pasqua

C’è un particolare che segna in maniera forte tutti i racconti pasquali. Da nessuna parte è descritto Gesù che esce dal sepolcro. Qualcuno trova il sepolcro vuoto e qualcuno incontro il Risorto: tutti i racconti di Pasqua raccontano il dopo, non il prima. In un certo senso, l’evento da cui tutto nasce: Gesù che torna in vita è un evento che va cercato e ricostruito. Per questo è fondamentale la testimonianza. Così tutti i racconti di Pasqua sono una interminabile ricerca delle tracce. Anche quando Gesù appare, il suo corpo, come nel caso di Tommaso, diventa oggetto di verifica: Tommaso deve toccare le ferite.

Mirabile particolare. Il mistero della Pasqua è il cuore di tutto: tutto il nostro mondo di credenti dipende da quella bella notizia. Eppure il mistero della Pasqua deve essere continuamente cercato. Non abbiamo mai smesso – non dobbiamo mai smettere – di ascoltare la notizia e di cercare continuamente di verificarla. Si potrebbe dire che la Pasqua cristiana è una notizia confermata da tante altre notizie. Le altre notizie della pasqua sono notizie sussurrate, indirette: i segni di vita che ogni uomo può trovare nella sua esistenza. Poi arriva la Pasqua e allora le tante piccole, sparse notizie delle nostre personali pasque, prendono luce dalla Pasqua del Signore. Tutto vive perché lui è vivo. E la vita del cristiano appare come questo splendido andirivieni fra le notizie e la notizia, fra le molte, fragili pasque e la Pasqua definitiva del Signore.

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