Manuel e Simone: due ragazzi che insegnano l’amore per la vita e per gli ultimi

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Due episodi a pochi mesi di distanza ci svelano una zona invisibile del mondo giovanile. L’area trascurata e che non ti aspetti. Perché si è sempre pronti a insegnare ai giovani, a criticarli, a indagare sulle loro opportunità o esplorare le loro vulnerabilità, invece è quasi inimmaginabile doversi fermare per ascoltarli e imparare da loro.
Sono due ragazzi che ci insegnano l’amore per la vita e la voglia di lottare per gli ultimi, quando tanti altri rimangono muti, o reagiscono con rabbia e grida di vendetta.
Uno si chiama Simone e ha sedici anni, è intervenuto a difendere un gruppo di rom, che avrebbe dovuto essere ospitato in una struttura di accoglienza, mentre un gruppo politico organizzato agita un quartiere per respingere l’insediamento. La semplicità e la chiarezza con cui argomenta le motivazioni mostrano una maturità che tanti adulti non sembrano raggiungere, si riconosce un ragionamento, quando sostiene che non sono loro la sorgente dei problemi del quartiere, è solo una trovata per fare propaganda, e la capacità di riconoscere un’etica, quando spiega con semplicità che non gli piace prendersela con i deboli.
L’altro ragazzo si chiama Manuel, ha circa vent’anni e sogna di andare alle Olimpiadi, quando una notte gli sparano senza motivo, perde l’uso delle gambe, ma non la forza del campione. Da allora ogni volta che viene intercettato dai media comunica la sua voglia di vivere e la sua capacità di andare oltre l’esperienza di dolore e superare con nuove prospettive la rabbia per aver subito un’ingiustizia è – per chi scrive – disarmante. Diventa un testimone di speranza.
Entrambi in contesti totalmente diversi propongono una capacità di leggere la storia che abitano e interpretarla in una chiave sapienziale, questo in fondo significa essere profetici. Sono tratti dei giovani che bisognerebbe imparare a cogliere per vedere dove può andare la società del futuro: non danno completezza di una visione, ma indicano alcune caratteristiche.
Come si legge nella nuova Esortazione Post-Sinodale Christus Vivit di Papa Francesco: «In alcuni giovani riconosciamo un desiderio di Dio, anche se non con tutti i contorni del Dio rivelato. In altri possiamo trovare un sogno di fraternità, che non è poco… In molti di loro troveremo un profondo desiderio di vita diversa. Sono autentici punti di partenza, energie interiori che attendono con apertura una parola di stimolo, di luce, di incoraggiamento».
Allora ci accorgiamo è che il grande assente per coltivare un nuovo orizzonte è l’adulto.

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