Meno male che cambiano i preti

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Una cena tra amici. Uno degli aspetti più belli del ministero sacerdotale in parrocchia è proprio questo: alcuni, dopo anni, oltre che tuoi parrocchiani, diventano anche amici. E con gli amici si parla più schiettamente, parzialmente abbandonando quella diplomazia necessaria al nostro ministero quando ci pronunciamo pubblicamente, soprattutto su questioni delicate.

Un ex collaboratore in disaccordo con il parroco

Uno dei presenti racconta di un suo conoscente il cui parroco verrà trasferito a breve in altra parrocchia. Spiega di come questa persona, con un ruolo importante in parrocchia fino a qualche anno prima, non abbia stima del suo parroco, ne parli spesso male e racconti che più volte è arrivato allo scontro aperto con lui. E conclude riportando l’espressione udita da quel parrocchiano: “Meno male che ogni tanto il Vescovo li cambia, così non fanno più danni!”. Ascolto attentamente, in silenzio, sinceramente sperando che non mi chieda un parere.

Ci sono diverse persone presenti e la mia pizza allo speck è alquanto gustosa: gli risponderà qualcuno, no? Niente da fare, si girano tutti verso di me. Sto rimuovendo con la forchetta lo speck e la mozzarella per mangiarli da soli prima di addentare, in un secondo momento, la pasta ormai orfana di ogni condimento. Risata generale per il mio modo di mangiare la pizza, ormai noto anche ai ragazzi.

Tutti aspettano il mio parere

Silenzio. Alzo lo sguardo: “Ulì prope inviam fò eh??” (premesso che non so se si scriva così, limitandomi alla traslitterazione dal parlato, traduco per i non orobici: “volete proprio  provocarmi eh??”). Un sorso di Coca cola, asciugo i baffi rossi. Pronto. “In parte quel signore ha ragione. È giusta la scelta della Chiesa di non lasciare un sacerdote sempre nello stesso luogo. La comunità cristiana non deve essere a immagine e somiglianza del prete. È giusto per il prete e anche per la gente. Del resto, un prete non può andare bene a tutti, come nessuno di noi, del resto. Pertanto è giusto e normale che, cambiando il prete, chi di lui non aveva stima e magari si è allontanato, del tutto o in parte, possa tornare a servire la comunità. Purchè torni per fare del bene, non con spirito di rivalsa, di riconquista di potere o per sparlare dell’ex parroco! Fin qui, concordo con quel signore.

Sbaglia il prete. Ma non soltanto lui

Tuttavia, parte del suo discorso mi sembra superficiale. In fondo, per lui è scontato che se c’è qualcuno che sbaglia, che non va bene, questo sia sicuramente il sacerdote. È il tipico ragionamento del risentito, al quale probabilmente è stato tolto il potere che voleva o una certa visibilità. È chiaro che il prete può sbagliare e sbaglia, ma questo vale per tutti! Purtroppo in un contesto sociale come quello in cui viviamo una delle maggiori difficoltà di noi preti è la scelta dei collaboratori e delle persone che sono chiamate a rivestire un ruolo educativo con i ragazzi. C’è tanta gente brava, ma non manca chi cerca altro… Quando poi capita di allontanare un collaboratore, lo si fa in silenzio, con carità e rispetto: questo non avviene perché mancano motivazioni valide, ma perché queste non vanno portate in piazza, soprattutto se ci sono situazioni pesanti in gioco.

Anche un certo cambio dei collaboratori laici è buona cosa

Oggi si dice, giustamente, “spazio ai laici”: affermazione giusta e con la quale concordo assolutamente, ma a condizione che si valutino bene le persone alle quali si rivolge la richiesta di svolgere certi incarichi. Perché in fondo, ed ecco un altro passaggio che quel signore dimentica, si pone un serio problema nelle parrocchie: se il prete dopo qualche anno se ne va, il laico no, così che qualcuno può fare danni per decenni… forse anche questo dovrebbe far riflettere. Ecco perché io sono per il “reimpasto” dei ruoli in parrocchia dopo qualche anno, nei consigli, nelle responsabilità, nelle attività. Non è giusto avere una comunità ad immagine del prete, ma nemmeno di un gruppetto, di una famiglia in particolare, di un laico, pur bravo che sia!”. La serata prosegue. Gli amici sono contenti, io lo sono con loro. Dolce? “Io il solito, prendo l’ovetto Kinder!!”

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2 commenti

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    mi permetto di commentare, nonostante la differenza di età(mia, di anziana), ma dettato in proseguo di quel certo senso di “comunione e buona relazione” con il precedente articolista del diario in questione: solo i preti devono “cambiare”? e quando si parla di cambiare, io intendo in crescita di mentalità e di spiritualità con relativa interiorizzazione, che dovrebbe dividere le sponde del di quà, del mezzo nel guado(dubbi ed incertezze), e nel di là nell’oltre! Non c’è dubbio che la guida spirituale a noi data, può fare la differenza, e proprio nel modo con cui anche culturalmente e mentalità aperta, può incidere nella nostra crescita spirituale ma anche e soprattutto “umana” di relazione! Chi mai può dire ad un parroco, o viceversa, di essere d’accordo su ogni cosa, riflessione o pratica, senza incorrere nelle relative ostilità e conseguenti paletti di contrapposizione? Quindi, per maggior lucidità e sanità mentale, è giusto che i “preti” cambino sede, ma anche i laici che esprimendo con il loro operato, una regressione spirituale, vengano rimossi(senza escludere) da ruoli che fermano il “passo”, che ostacolino, anche involontariamente, il cammino che guarda sempre verso l’alto del proseguire a raggiungere la “vetta”! Buona Pasqua!

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    sito medio on

    Ogni tanto, più spesso in questi ultimi tempi, si parla di preti e di laici del loro rapporto, dell’amicizia che a volte si instaura, dei conflitti che nascono , mi pare di capire che le questioni sono note e ….. se se ne parla con una certa frequenza significa che il problema esite….. e guardando le analisi non riguardano – per semplicare – la rivelazione, la dottrina, la fede, dove il prete ha l’ultima parola, bensì questioni molto più “materiali” tipo la logistica, l’organizzazione delle feste, l’oratorio ecc. comunque spazi dove è possibile avere una certa visibilità e/o potere. Argomento trito e ritrito! A mio modesto avviso varrebbe la pena di insistere sullo spirito di servizio che dovrebbe informare tutti i parrocchiani -più collaboratori e servitori insieme ai loro sacerdoti più pastori e meno imperatori!

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