Notre-Dame. Le fiamme e la croce

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Perfino il laico Figaro ha fatto notare che il rogo della cattedrale di Parigi è avvenuto lunedì sera, lunedì santo, primo giorno della settimana santa.

Un incrocio di simboli collettivi e personali

Nelle ore che sono seguite abbiamo fatto tutti l’esercizio inevitabile dei ricordi: l’abbiamo vista, l’abbiamo vista più volte, ci ricordiamo degli splendidi portali, delle straordinarie navate così audaci, così lanciate verso il cielo, le vetrate, l’altare. Qualcuno ha zoomato su qualche particolare. Mi ricordo di aver sempre guardato con commozione una targa a destra, all’entrata del coro, dove si ricorda quello che capitò a Paul Claudel, il grande poeta, il natale del 1886: “Ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del coro, a destra, dalla parte della sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti… Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio”.

Una grande cattedrale è sempre il crocevia di simbolismi straordinari, collettivi e personali. Per questo tutti i francesi e non solo i credenti, si sono commossi di fronte a quanto è accaduto.

Una croce stranamente luminosa

Proprio sull’onda di questa pressione simbolica, nel vedere le foto del dramma mi ha colpito una delle tante, tra quelle che mostrano l’interno della basilica subito dopo lo scoppio dell’incendio. La basilica è cupa, dal cielo piovono delle striature luminose, frammenti delle fiamme non ancora spente, che infuriano sopra. Sullo sfondo, oltre l’altare maggiore, una croce dorata emerge, sorprendentemente luminosa, da tutta quell’atmosfera spenta della grande basilica che rischia di morire.

Una coincidenza, certamente. Ma quel qualcosa di inspiegabile rende a quella croce il fascino indefinibile di un messaggio misterioso. Anche in mezzo al dramma arriva una luce, e non una luce qualsiasi.

Era il lunedì santo. Ed è pasqua un’altra volta, nonostante tutto. Auguri.

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