Pasqua a Tunisi: tradizioni e culture diverse si ritrovano intorno alla tavola

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Pasqua in Tunisia equivale a celebrazioni religiose e pranzi in famiglia, seguendo ognuno le proprie tradizioni. La settimana santa, alla Cattedrale di Tunisi, nella centrale avenue Bourguiba, ha visto ogni giorno la celebrazione delle Sante Messe: dalla domenica delle Palme, al martedì santo con l’adorazione eucaristica, al giovedì santo con la lavanda dei piedi, il venerdì santo con una piccola processione all’interno della Chiesa e la veglia di Pasqua della vigilia, con la Messa di Pasqua per festeggiare la resurrezione di Cristo. La Tunisia è un paese a maggioranza musulmana, ma dove cristiani ed ebrei hanno sempre convissuto. Inoltre il governo tunisino nel 1964 ha firmato il cosiddetto Modus vivendi con la Santa Sede, che permette di praticare la religione Cristiana, senza però fare proselitismo e politica. Un patto attraverso il quale la Chiesa ha altresì ceduto la maggior parte dei suoi beni allo stato tunisino: delle 125 Chiese sul suo territorio, attualmente appartengono alla diocesi di Tunisi solo la cattedrale in Avenue Bourguiba, la Chiesa Jeanne d’Arc, la Chiesa della Goulette, la chiesa di Lavigerie alla Marsa, la chiesa di Hammamet, di Sousse e di Djerba. I fedeli cristiani sono drasticamente diminuti dopo l’indipendenza: secondo Monsignor Ilario Antoniazzi, Vescovo di Tunisi, se durante il protettorato francese si arrivava a 200 mila – 300 mila, attualmente la cifra si è ridotta a 20 mila – 30 mila. La maggior parte dei fedeli cristiani sono subsahariani, poi ci sono gli stranieri che vivono in Tunisia per lavoro o per motivi familiari. Ma come si vive questa importante festa nelle coppie interreligiose? “Normalmente il giorno di Pasqua vado a Messa – racconta Francesca, calabrese, dal 2014 a Tunisi – e mio marito mi accompagna alla cattedrale,  ma quest’anno purtroppo avendo la mia bimba malata non sono riuscita ad andarci. Abbiamo festeggiato in famiglia, con un pranzo e dolcetti per noi, tra cui le cuzzupe calabresi”. Le cuzzupe sono dolci pasquali che simboleggiano la fine del digiuno della Quaresima, l’uovo è il simbolo della resurrezione del Signore. Possono avere varie forme, a discrezione di chi le prepara: solitamente si fa un filone che poi si attorciglia e al centro si posiziona un uovo. E un dolce simile si vendeva qualche decennio fa nella Medina di Tunisi, in periodo pasquale, come ricorda Samira, tunisina cristiana: “Ricordo che vendevano questi dolci vicino alla moschea Sidi Mahrez: c’era un signore che passava con il suo cestino per darli a noi bambini. Questo dolce si chiama kak adham (“ torta uovo”): è un quadrato di pasta frolla riempito con mandorle al cui interno si trova un uovo sodo”. Nadia, egiziana copta, racconta come questo momento fosse pieno di gioia in famiglia: “Con i miei figli ogni anno, preparavamo le uova di cioccolato come da tradizione in Egitto: facevamo un piccolo buco, svuotavamo l’uovo e lo riempivamo di cioccolato e poi ne decoravamo il guscio. Le andavamo a nascondere nei dintorni della cattedrale di Cartagine, facevamo un pic nic con una coppia di amici e i bambini dovevano trovarle. Anche oggi che ormai i figli sono cresciuti, quando passiamo di lì si ricordano di questi bei momenti”. “Negli ultimi anni Ho riscoperto Pasqua – aggiunge Hélene, francese -. Prima quando i nostri figli erano piccoli la religione aveva un lato molto sociale o familiare, ma quando sono cresciuti, si ha il tempo di porsi delle domande e di riflettere meglio sulla nostra religione dal punto di vista spirituale”.

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