Perché chiudersi in un convento. Il senso della clausura

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Ho discusso con una mia amica il senso della clausura. Abbiamo tutte e due qualche perplessità. Mi puoi spiegare tu il senso di questo tratto della tua esperienza monastica? Tutti cercano relazioni e voi date l’impressione di rifiutarle tutte… Gianna

Le tue perplessità sono lecite, cara Gianna, giuste, umanamente giustificabili e comprensibili! Quante volte ce le siamo sentite ripetere!

Che cosa è la clausura

La clausura caratterizza, in modo particolare, alcune forme di vita contemplativa femminile ed è primariamente “questione di cuore” e non di norme canoniche. Essa, tuttavia, impone una netta separazione materiale e un deciso distacco dal mondo esterno, dagli affetti e dalle amicizie. La sorella claustrale, infatti, abita “rinchiusa” per tutta la sua vita nel proprio monastero, fatto salvo  casi particolari quali ad es. problemi di salute, incontri di formazione, la partecipazione a particolari eventi di Chiesa o dell’ordine religioso al quale si appartiene, l’assistenza ai propri genitori ammalati, l’adempimento dei propri diritti e doveri civili.

Coloro che guardano da “lontano” un monastero claustrale possono percepirlo come un mondo chiuso ad ogni tipo di relazioni esterne, (…e le grate che ci separano lo mostrano immediatamente), di contatti, ingredienti particolarmente necessari nella vita di ogni personaNiente di più falso!

Non si fugge dal mondo

Il motivo della nostra reale separazione dalla società, dai nostri cari, dagli amici, dalle nostre comunità, ecc, non è certamente il disprezzo del confronto, del dialogo, dell’amicizia con il resto del mondo! Non si sceglie, infatti, la vita claustrale perché si rifiutano le relazioni, ma perché si antepone ad esse il dialogo con Colui che è l’origine e il fondamento di ogni rapporto fraterno, il Signore Gesù, Colui che libera le nostre relazioni reciproche da egoismi e narcisismi, rendendolelibere e il più possibile autentiche. Non siamo in clausura perché rifiutiamo di dialogare con il mondo esterno, ma perché scegliamo di radicarci in Cristo e, attraverso di Lui, nel cuore della Trinità, e se la dinamica delle Tre persone divine è relazionale e comunionale, rifiutarla sarebbenegazione di Dio e di conseguenza l’uomo.

Dal nostro rapporto con il Signore, scelto come unico bene, scaturisce spontaneamente nel cuore di ciascuna la passione per l’uomo, per l’intera umanità, per la vita, in ogni sua dimensione.

Le nostre molte relazioni

La nostra giornata è tutta relazione: innanzitutto con Dio, che incontriamo in modo particolare nell’Eucarestia, nell’ascolto della sua Parola, nella preghiera; poi con le sorelle, con le quali viviamo “gomito a gomito” condividendo la medesima avventura “divina” e che sono manifestazione concreta della provvidenza del Padre per ciascuna di noi; infine, con l’umanità e con la Chiesa, dalle quali percepiamo, sommessamente, ogni sospiro attraverso le numerose persone che quotidianamente ci contattano direttamente o anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione consegnandoci le loro gioie, più spesso i loro dolori, le loro aspirazioni e affidandoci il proprio cammino.

Il monastero è un ottima “palestra” dove allenarci quotidianamente ad uscire da noi stesse e dai nostri gusci egoistici, per metterci generosamente in ascolto della Vita.

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