La Resurrezione di Mantegna all’Accademia Carrara: un puzzle ricomposto grazie a una croce

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Un puzzle ricostruito grazie una piccola croce che per anni è passata inosservata. È la storia del grande capolavoro di Andrea Mantegna, “Resurrezione di Cristo”, riscoperto di recente presso l’accademia Carrara. Il dipinto, conservato nel deposito del museo, ha rivisto la luce grazie a un lavoro di catalogazione che ha coinvolto tutte le opere presenti all’accademia. Ha attirato l’attenzione di appassionati e critici d’arte per un dettaglio piccolo e sconvolgente allo stesso tempo. L’occhio di Giovanni Valagussa, conservatore dell’accademia Carrara, è riuscito infatti a scovare una piccola croce che si è poi rivelata un indizio fondamentale della scoperta. Diversi, infatti, erano i dubbi che aleggiavano attorno all’autenticità del quadro che per molto tempo non è stato considerato degno delle sale d’esposizione.

Il dipinto di Mantegna raffigura la resurrezione di Cristo. L’autore focalizza lo sguardo dello spettatore sul messia che, vittorioso, scavalca la pietra del sepolcro. Attorno ci sono i soldati, attoniti. Uno di loro si ripara gli occhi per il bagliore emanato da Cristo. Nella parte sottostante del quadro, sotto la volta di roccia, si colloca la piccola croce che ricollega la tavola all’altro capolavoro di Mantegna, “Discesa al limbo”.

“Il quadro è una riscoperta frutto di un lavoro lungo e sistematico su centoventi dipinti – racconta Giovanni Valagussa, conservatore dell’accademia Carrara -. È la storia di un’opera tagliata a metà e non l’unico caso di cui siamo a conoscenza”. Molti dipinti erano spesso divisi per problemi di eredità o per ottenere un maggior profitto. La metà ritrovata nel deposito rappresenta la resurrezione di Cristo e faceva parte dalla collezione Lochis.

Per molto tempo il quadro è stato accantonato perché, da quanto riportato dai critici d’arte, sembrava esser stato rovinato dai restauri. Il capolavoro, però, è stato custodito nel deposito dell’accademia Carrara e ha rivisto la luce grazie al lavoro degli esperti. “La piccola croce sotto la volta –spiega Valagussa- è stato il primo indizio che ci ha guidati alla grande scoperta. Abbiamo fatto una prima radiografia al quadro appurando che il dipinto fosse effettivamente solo una metà di una tavola più grande”.

La radiografia è stato l’inizio di un percorso che ha dimostrato il collegamento del dipinto con “Discesa nel limbo”. La parte sottostante del capolavoro è stata battuta all’asta nel 2003 per un valore di ventotto milioni di dollari, acquistato da un collezionista privato. I quadri non solo combaciano nella loro totalità, ma durante le analisi sono emerse diverse caratteristiche che avvalorano la tesi degli studiosi dell’accademia Carrara.

“Nella tecnica utilizzata nel dipinto –sottolinea Valagussa- ci sono richiami all’iconografia inglese. Mantegna è entrato in contatto con degli alabastri di questo tipo alla corte dei Gonzaga. Inoltre, la compresenza della scena dalla resurrezione e della discesa al limbo è molto utilizzata dall’autore come dimostrato da altre opere. I confronti stilistici ci hanno assicurato che si trattava proprio di una tavola di Mantegna. Con un’ulteriore radiografia è affiorata anche la sua tecnica di disegno. Prima l’artista disegnava i corpi nudi a matita, poi procedeva con il pennello creando i vestiti dei personaggi”.

Durante il restauro, sempre più dettagli tornano alla luce e collegano l’opera ad altre sparse per il mondo. La tavola di Mantegna, infatti, sembrerebbe far parte di un complesso artistico più ampio che include altre tavole, su cui l’artista dovrebbe aver lavoro in serie.
La ‘Resurrezione di Cristo’ ha viaggiato per secoli tra mani di artisti, collezionisti e critici d’arte, ha conosciuto il buio del deposito dell’accademia Carrara per poi ritrovare la luce. La storia singolare di questo dipinto si sposa perfettamente con quanto raffigura. Dopo tanta oscurità, vi è sempre il ritorno alla luce. Una promessa richiamata dai colori e dal suo vissuto.

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