La storia vera di Jella Lepman e della sua “rivoluzione di carta”

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“Hanno detto che la Guerra è finita. Non è vero. La Guerra non finisce mai”. C’è la Germania sconfitta alla fine della Seconda Guerra Mondiale sullo sfondo del romanzo di Gigliola Alvisi “Una rivoluzione di carta” (Piemme). Al centro c’è la storia vera di Jella Lepman e la sua singolare missione di ricostruzione a partire dai bambini e dalla letteratura. L’autrice dedica il libro ai sognatori “con i piedi per terra e la testa fra i libri”, che qui non sono soltanto oggetti ma il motore di una vera e propria rivoluzione.

Jella Lepman, ebrea, fu costretta a fuggire dalla Germania nazista nel 1936, e si rifugiò in Inghilterra, dove divenne giornalista per la Bbc e la Absie, emittente americana in Europa. Al termine del conflitto il governo degli Stati Uniti le propose di coordinare un’organizzazione di assistenza rivolta a donne e bambini tedeschi, e lei accettò.

La figura di Jella s’intreccia, nella finzione narrativa, con quella di Fridolin (un orfano tedesco scampato alla distruzione della guerra) che conserva un frammento di un libro per bambini come fosse un tesoro e come tale l’ha conservato durante tutto il periodo della guerra. Un gesto che ricorda da vicino quello compiuto dal piccolo rifugiato che teneva in tasca la sua pagella durante il viaggio sui barconi.

Jella lo interpreta come un segno di speranza, e si impegna con tutte le sue forze perché il mondo lasciato sottosopra dalla guerra possa ripartire dai bambini e soprattutto dalla cultura.

Al suo ritorno in Germania la trova distrutta: i libri per bambini sono stati tutti bruciati, perciò non le resta che chiedere aiuto ai Paesi del Mondo libero per averne di nuovi. Scrive una lettera così coraggiosa e appassionata da smuovere le coscienze: venti Paesi le donano alcuni tra i più grandi classici della letteratura per l’infanzia, che diventano le fondamenta su cui nascerà di lì a poco la Jugendbibliotek di Monaco, la più grande biblioteca per la letteratura d’infanzia al mondo, che conta ad oggi 400.000 libri per ragazzi. Ma l’impegno di Jella non si fermò qui. E’ a lei infatti che si deve anche la creazione di Ibby, associazione internazionale che si dedica alla promozione della lettura tra i ragazzi, che ha voluto partecipare con una post-fazione a opera di Della Passarelli alla stesura del libro. “Jella – scrive Della Passarelli – decise di realizzare un ponte di libri perché i bambini di tutto il mondo potessero conoscersi senza avere più paura gli uni degli altri”. Ibby ora è presente in 70 sedi in tutto il mondo, tra cui quella italiana, e continua a darsi da fare perché i libri svolgano la loro azione di avvicinare le persone, proprio come “ponti sopra a fiumi impetuosi, sopra a rapide di pregiudizio e di ignoranza che rischiano di inghiottirci”.

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