L’elemosiniere del Papa riattacca la luce e montano le polemiche. Un gesto fuori dalle regole, ma evangelico

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Tutti con l’elemosiniere del Papa. Gli occupanti dello stabile occupato, a due passi da Santa Croce in Gerusalemme a Roma, sono grati al card. Konrad Krajewski per aver riportato l’elettricità nello stabile in cui vivono e sono pronti ad autodenunciarsi se “qualcuno dovesse prendersela con il cardinale”. Una presa di posizione arrivata dopo le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Se in Vaticano vogliono pagare le bollette a tutti gli italiani in difficoltà ci diano un conto corrente. Sostenere l’irregolarità non è mai un buon segnale”. Intanto Areti, società che per conto di Acea si occupa della distribuzione, ha presentato un esposto contro ignoti per furto di energia. Un atto dovuto che porterà all’apertura di un fascicolo in Procura. Ma sull’elemosiniere grava il nodo “immunità”: qualora il cardinale non volesse avvalersene, la Procura di Roma dovrà comunque seguire un iter diplomatico perché si tratta di un cittadino straniero.

Allo Spin Time Labs intanto è tornata la luce. Da giorni lo stabile, all’interno del quale vivono oltre 400 persone, compreso un centinaio di bambini, era senza corrente elettrica e acqua calda. Tali servizi erano stati sospesi dalla società che fornisce l’energia per un problema di morosità. L’ elemosiniere apostolico, il cardinale Konrad Krajewski, di ritorno da Lesbo dove ha portato la solidarietà di Papa Francesco ai migranti dei campi profughi dell’isola greca, è stato informato della situazione e ieri ha provveduto personalmente a riattivare la corrente elettrica all’edificio. Il cardinale ha compiuto questo gesto consapevole delle possibili conseguenze a cui può andare incontro, nella convinzione che fosse necessario farlo per il bene di queste famiglie.

“Sono intervenuto personalmente – ha detto più tardi l’ elemosiniere in un’intervista – per riattaccare i contatori. È stato un gesto disperato. C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi”. A leggere i titoli dei giornali di oggi si sente parlare di “intervento divino”, di “provvidenza”. Allora alla mente salta la provvidenza, nel senso biblico e letterario del termine. Quella stessa provvidenza che Alessandro Manzoni richiama più volte ne “I promessi sposi”. La provvidenza sempre e solo associata alla figura degli umili: Renzo, Lucia, fra Cristoforo. La provvidenza che nel sesto capitolo del romanzo mette proprio nelle mani di fra Cristoforo un filo: “gli pareva che il cielo gli avesse dato un segno visibile della sua protezione – si legge nell’opera -. Ecco un filo, – pensava, – un filo che la provvidenza mi mette nelle mani”. Ora, forzando un po’ il parallelismo letterario, il filo parrebbe essere quello necessario a riallacciare la corrente e fra Cristoforo don Corrado, come lo chiamano amichevolmente allo Spin Time Labs, dove da anni è impegnato a sostenere le famiglie in difficoltà.

Allo Spin Time Labs forse del paragone manzoniano non sanno nulla, però di una cosa sono certi: “Qui la Chiesa c’è sempre stata!”. Ma non una Chiesa qualunque. “Una Chiesa vicina agli ultimi, che aiuta ad uscire dalla paura e dalla solitudine”.

Nel corso della conferenza stampa di lunedì sera, in cui si è cercato di rispondere alle diverse polemiche che hanno animato la giornata, l’imperativo è stato solo uno: “Di fronte alla sofferenza non si può restare inermi”. E, in questo senso, il gesto del card. Krajewski ne “è la testimonianza”. “Non sappiamo e non ci interessa se don Corrado abbia agito seguendo o meno le leggi – hanno spiegato i responsabili di Spin Time Labs -, ma sicuramente ha obbedito alla legge del Vangelo”. Pertanto, “abbiamo deciso di dare due tessere onorarie speciali a Papa Francesco e al card. Krajewski”. Nel frattempo nel palazzo torna la sera.

La luce questa volta c’è ed illumina i colori sui muri che sono tanti quanti quelli della pelle degli abitanti: “Qui siamo tutti migranti, abusivi, ospiti e ospitali”, raccontano i volontari. Lo Spin Time Labs lentamente si svuota di giornalisti e curiosi e, al di là delle polemiche e di quel che sarà “resta la gratitudine per un gesto inaspettato e il riscoprirsi fratelli”. E due soci d’eccezione in più.

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