Hanno ricevuto la cresima. E non li vediamo più

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Molti ragazzi ricevono la cresima. Molti di loro non li vedremo più. Prova a dire qualcosa a questi ragazzi che se ne andranno proprio nel momento in cui hanno promesso di impegnarsi… Anna, catechista

Cara Anna, mi hai rivolto una richiesta  impegnativa e delicata che meriterebbe prima di ogni altra considerazione, una seria riflessione.

Cosa posso dire ai ragazzi di questo nostro tempo che stanno per ricevere il Sacramento della Confermazione che sono chiamati a dare  una testimonianza convinta e contenta della fede in Gesù?  Ragazzi che vivono in un ambiente complesso e confuso, sottoposti a molteplici stimoli e interessi dentro un contesto sociale e amicale lontano dalla fede? Il Sacramento della Cresima è  definito quello  “dell’ addio”,  perché segna l’allontanamento dalla pratica religiosa e dalla frequentazione degli ambienti parrocchiali. Con profonda sofferenza colgo questo defilarsi di ragazzi che cercano altrove il senso della loro vita e la loro felicità. Allora dirò:

“Abbiate il coraggio di ascoltare il vostro cuore”

Cari ragazzi, abbiate il coraggio di ascoltare il vostro cuore e di dare voce al desiderio più vero che vi abita. Non fermatevi a quelli superficiali che la moda, i compagni e la società vi propongono, illudendovi di trovare nel successo, nello sport, nel denaro… La vera risposta al vostro desiderio di felicità!

Non temete di porvi le domande vere, di dare voce ai vostri dubbi, alle contraddizioni che vedete negli adulti che si dichiarano cristiani o negli ambienti ecclesiali. I dubbi non devono farvi indietreggiare, ma aprirvi alla ricerca, a un cammino a volte impegnativo sul senso delle cose vere che durano sempre,  devono aprirvi a cercare risposte forti, importanti, che durino sempre, che siano eterne.  

“Mantenete l’amicizia con il Signore Gesù”

In questo movimento mantenete l’amicizia con il Signore Gesù. Ciò che avete conosciuto di lui, ciò che i vostri genitori, i catechisti vi hanno annunciato è il primo passo di un rapporto che deve crescere con voi, in età sapienza e grazia. Non siete più bambini, state crescendo nel divenire uomini e donne e, come tali, chiamati ad assumere molteplici responsabilità. Come affrontate la preparazione professionale con impegno attraverso lo studio per preparare il vostro futuro, perché non ponete il medesimo impegno ad approfondire il dono che vi è stato fatto attraverso i sacramenti? Come sognate il vostro domani, non abbiate paura di sognare cose grandi!

Il Signore vuole fare  con voi grandi cose,  non vi toglie la libertà, anzi, vi rende idonei a viverla in un orizzonte più grande: quello del Vangelo. Rimanete saldi nel cammino che avete intrapreso e abbiate il coraggio di andare controcorrente: non ci sono difficoltà, incomprensioni che possono turbare il vostro cammino se rimanete uniti a lui in un’amicizia incrollabile.

Il Signore è fedele  e non vi lascerà mai! Anche se vi sentite lontani da Lui, fragili e in balìa dei vostri desideri, delle paure, il Signore continua a esservi vicino perché il suo amore è per sempre. Dio perdona ogni vostra debolezza, fragilità, incoerenza, e fa ogni cosa nuova. La novità del Signore non è  effimera  o provvisoria, ma definitiva. Donandovi la pienezza dello Spirito nel Sacramento della Cresima, vi dà tutte le condizioni e la forza per vivere ne suo nome e per testimoniarlo negli ambienti in cui vivete. Aprite le porte del vostro cuore, lasciatevi guidare da Lui, dal suo amore, oggi e ogni giorno, nelle cose che dovete fare, nei rapporti con i vostri amici. Ragazzi, volate alto certi che il Signore vi sostiene.  

“Volare. Abbracciàti”

Vi accompagno nel cammino con una preghiera di don Tonino Bello:

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita,
ho letto da qualche parte
che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza,
oso pensare, Signore,
che anche Tu abbia un’ala soltanto,
l’altra la tieni nascosta,
forse per farmi capire
che Tu non vuoi volare senza me,
per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami allora, a librarmi con Te,
perché vivere non è trascinare la vita,
non è strapparla, non è rosicchiarla,
vivere è abbandonarsi come un gabbiano
all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà
vivere è stendere l’ala, l’unica ala
con fiducia di chi sa di avere nel volo
un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore.
Tu mi hai dato il compito
di abbracciare anche il fratello
e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò,
per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Non farmi più passare indifferente
vicino al fratello che è rimasto
con l’ala, l’unica ala
inesorabilmente impigliata nella rete
della miseria e della solitudine
e si è ormai persuaso
di non essere più degno di volare con te,
soprattutto per questo fratello sfortunato,
dammi, o Signore un’ala di riserva.

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1 commento

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    se mi puoi scusare, Anna, catechista, per quanto sto per scrivere, mi peserebbe meno, quel senso di fallimento che tutti abbiamo sperimentato, nell’accorgersi, che nonostante la grande passione messa nell’impegno a percorrere quel tratto di strada che ci vede a prendere per mano, per portare al discernimento successivo, ci “ritroviamo” con un pugno di mosche in mano! La crisi nelle “aule” di catechismo”, sono state segnate prevalentemente, dalla personalizzazione di “catechista”, piuttosto che quella di una routine di procedure nella prassi educativa. I tempi cambiavano, ma noi rimanevamo incollati alle tradizionali vie da seguire, piuttosto che mettere in evidenza, le problematiche dei ragazzi e delle loro famiglie! Non c’è una ricetta risolutiva per tutto e per tutti e quindi, come si dovrebbe fare in ogni campo educativo e sociale, un ragazzo/a, è da ritenere come persona unica, con esigenze e conseguenti metodologie diverse, rispettandone i tempi di “crescita”. Sarebbe opportuno fare dei percorsi diversi in base non all’età anagrafica, ma alla interiorizzazione raggiunta. Difficile saper individuare chi e chi meno, ma con l’apporto della famiglia, si dovrebbe fare capire che i ragazzi di oggi, sono preparatissimi ad usare un telefonino, ma poco inclini ad dover avere la responsabilità che si assume con la “Confermazione”. Il discorso non è così semplice, ma nella complessità degli argomenti, si può trovare la strada che porti a dare risposte adeguate ai tempi e in cui i nostri ragazzi debbono esserne gli unici protagonisti, in prima persona!

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