Le biblioteche nei boschi: recuperare spazi di pensiero e di silenzio

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Le notizie e i servizi giornalistici sul digitale, sull’intelligenza artificiale, sui robot sono da tempo usciti dalle pagine delle riviste scientifiche per entrare in quelle cartacee ed elettroniche dei media generalisti. In tanto narrare che annuncia il domani della società è comparso a fondo pagina di un quotidiano nazionale un titolo: “Con le biblioteche nei boschi portiamo cultura nelle aree marginali”. Sembra una contrapposizione tra passato e presente. Perfino le immagini potrebbero sostenere l’interpretazione: da una parte, quelle di sofisticati robot e, dall’altra, quelle di piccoli scaffali in legno massello costruiti dai boscaioli di Confcooperative. Il progetto nato in Piemonte intende diffondersi attraverso una rete attiva nel 35% della superficie boschiva nazionale che misura 10,4 milioni di ettari di cui il 73% è costituito dalle aree periferiche.
Dice Gianni Tarello, rappresentante nazionale dei boscaioli, che con queste biblioteche sotto i rami “potremmo accendere un bel faro su un territorio che ha bisogno di una maggiore attenzione e che può dare ricadute positive in termini di sicurezza del territorio, di occupazione, di tutela dell’ambiente, di promozione della cultura”.
Si può essere d’accordo con un uomo dei boschi quando indica una prospettiva così suggestiva e interessante?
Il bosco con le sue luci, le sue ombre e penombre, le sue sorprese, i suoi silenzi, i suoi rumori non è forse una metafora della vita dell’uomo? Non è un maestro da ritrovare, da rispettare, da ascoltare.
In questo ambiente naturale, a rischio di abbandono, si andranno a collocare le BiBò (Biblioteche dei Boschi), piccole costruzioni di legno dove verranno riposti alcuni libri di cooperative editoriali. Saranno, nelle intenzioni dei promotori, luoghi di lettura sotto i rami che non si pongono in concorrenza con i luoghi del digitale ma con loro e in modo originale si presentano come occasioni di conoscenza e di pensiero sulla questione ambientale che una questione di futuro come ricordano le nuove generazioni.
In questo futuro l’intelligenza artificiale e la robotica saranno al primo ma non unico posto: non si deve correre il rischio che una presenza scientifica e tecnologica coincida con l’assenza di contatto con la terra, l’acqua, gli alberi, il paesaggio.
Illuso di essere più ricco l’uomo scoprirebbe amaramente di essere più povero.
Ecco allora che una piccola notizia confinata a fondo pagina, una notizia che parla di legno, di boscaioli e di libri, mentre in tutto il resto del giornale si parla di intelligenza artificiale elettronica, di fibre ottiche e di scienziati, può risvegliare qualche pensiero sopito, può far ritrovare strade che portano a orizzonti dove incontrare la bellezza, la felicità, l’umanità.

 

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