Tradurre per non tradire: la musica liturgica riproposta in chiave jazz

0

Mettere in musica i propri sentimenti non è semplice. Esprimersi tramite le note richiede molta sensibilità che va affinata di volta in volta. Pregare attraverso la musica richiede un tatto ancora maggiore e Litur Jazz è l’occasione giusta per mettere alla prova la propria sensibilità. Serate in cui lasciarsi guidare dalla musica e pregare con un tatto nuovo. Domani sera alle 21 presso la sala Greppi dell’oratorio Immacolata a Bergamo ci sarà una nuova sperimentazione musicale con un duo di piano e batteria.

“Io e Valerio Baggio stiamo portando avanti questa iniziativa da un po’ – spiega Herbert Bussini, uno degli organizzatori -. Con questa modalità abbiamo animato messe, veglie, incontri per gli adolescenti e diversi momenti di preghiera. Spesso la musica è intervallata da alcune riflessioni del sacerdote della parrocchia ospitante”. Il centro della serata sarà la musica liturgica che si rinnova entrando in contatto e mescolandosi con il jazz. “Il jazz è basato sull’improvvisazione e ciò implica l’ascolto reciproco con l’assemblea. In questi casi è richiesta molta sensibilità da parte di chi suona per comprende quale rimando si ha dal pubblico”.

Affinare la propria sensibilità è fondamentale per mettersi in preghiera. Si può pregare tramite la musica, ma solo se ne si riconosce l’importanza. “In un momento di preghiera è necessario curare bene anche la parte musicale – prosegue Herbert -. Io e Valerio partiamo da brani liturgici tradizionali e molto conosciuti per mettere al centro la cura di suonare e risuonare un pezzo per farlo arrivare all’assemblea. Guidiamo il pubblico a leggerne la sensibilità. Delle volte capita che, a inizio serata, suoniamo una canzone in un modo e, alla fine, la riproponiamo in un altro perché chi ci ascolta ha sviluppato una sensibilità diversa nel corso della serata. È bello vedere come man mano il pubblico si renda sempre più partecipe”.

Curare la musica significa anche non stravolgere le tradizioni, ma averne rispetto avvicinando l’assemblea al messaggio della canzone. L’intento è sottolineato anche dal titolo dell’evento “Tradurre per non tradire”: si traduce il messaggio con nuovi linguaggi, ma il significato rimane lo stesso. Lo scopo delle serate proposte è far comprendere l’importanza della musica. Cantare e suonare è un buon modo per pregare insieme alla propria comunità. “Quando prego porto tutto me stesso all’interno di quel momento” racconta Herbert sottolineando che nulla può essere lasciato in disparte. Nella preghiera ci si mette in gioco senza riserve ed è un momento che dovrebbe calzare a pennello a qualunque credente”. La sensibilità è ciò che rende autentica la preghiera,  la musica può avvicinare a Dio in modi nuovi e anche il jazz può essere fonte d’ispirazione.

Share.

Lascia un commento