Papa Francesco: udienza, “non c’è nessuno che possa dire di essere esente dal male”, “tutti sappiamo cosa è la tentazione”

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“Non c’è nessuno in mezzo a noi che possa dire di essere esente dal male, o di non esserne almeno tentato”. È il monito del Papa, che nell’udienza di oggi, dedicata alla settima domanda del Padre Nostro – “ma liberaci dal male” – ha ricordato, a braccio, che “tutti noi sappiamo cosa è il male, tutti noi sappiamo cosa è la tentazione. Tutti noi abbiamo sperimentato sulla propria carne la tentazione. In qualsiasi peccato, il tentatore – che ci dice: ‘fa questo, pensa questo, va per quella strada – ci spinge al male”. “L’ultimo grido del Padre nostro – ha commentato Francesco – è scagliato contro questo male ‘dalle larghe falde’, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti””. “Tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo e diventano voce nell’ultima parola della preghiera di Gesù”, ha proseguito il Papa citando i racconti della Passione, dove “alcune espressioni del Padre nostro trovano la loro eco più impressionante: ‘Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu'”. “Gesù sperimenta per intero la trafittura del male”, ha puntualizzato Francesco: “Non solo la morte, ma la morte di croce. Non solo la solitudine, ma anche il disprezzo, l’umiliazione. Non solo il malanimo, ma anche la crudeltà, l’accanimento contro di lui”.
“Ecco che cos’è l’uomo: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male sé stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo”. È ritratto dell’ultima parte dell’udienza di oggi, dedicata alla settima invocazione del Padre nostro, che “assomiglia a una sinfonia che chiede di compiersi in ciascuno di noi”, ha commentato il Papa. “Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza di quanto Gesù, che mai ha ceduto alle sue lusinghe, sia dalla nostra parte e venga in nostro aiuto”, il bilancio di Francesco: “Così la preghiera di Gesù ci lascia la più preziosa delle eredità: la presenza del Figlio di Dio che ci ha liberato dal male, lottando per convertirlo. Nell’ora del combattimento finale, a Pietro intima di riporre la spada nel fodero, al ladrone pentito assicura il paradiso, a tutti gli uomini che erano intorno, inconsapevoli della tragedia che si stava consumando, offre una parola di pace: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’”. “Dal perdono di Gesù sulla croce scaturisce la pace”, ha ricordato il papa: “la vera pace viene da là, la pace è un dono che ci dà Gesù”, ha proseguito a braccio: “Il primo saluto del Risorto è ‘pace a voi’, pace alle vostre anime, ai vostri cuori, alle vostre vite. Il Signore ci dà la pace, ci là il perdono, ma noi dobbiamo chiedere: ‘liberaci dal male’. Lui è qui: che ci dà la forza per andare avanti e ci promette di liberarci dal male”.
“C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile”. Lo ha ribadito il Papa, che nell’udienza di oggi, dedicata alla settima invocazione del Padre Nostro – “ma liberaci dal male” – ha fatto notare che “i libri di storia sono il desolante catalogo di quanto la nostra esistenza in questo mondo sia stata un’avventura spesso fallimentare”. “C’è un male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio, ma che penetra silenzioso
tra le pieghe della storia”, ha affermato Francesco: “Silenzioso come il serpente, che porta il veleno silenziosamente”, ha aggiunto a braccio. “In qualche momento pare prendere il sopravvento”, l’analisi del Papa: “in certi giorni la sua presenza sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio”. “Nei momenti di disperazione, è più nitida”, ha aggiunto ancora a braccio.
Quando il Papa ha fatto il suo ingresso in piazza San Pietro, alle 9.10 circa, la jeep bianca scoperta era più affollata del solito: a bordo sono saliti infatti otto bambini, maschi e femmine, tutti riconoscibili da un cappellino bianco con la scritta “Auxilium” e da magliette blu o bianche con i quattro imperativi di Francesco per i migranti: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. A fare da coreografia alla piazza moltissime bandiere colorate, tra cui quella bianco e azzurra dell’Argentina. Ventimila oggi i fedeli in piazza, stando ai dati forniti dalla Prefettura della Casa Pontificia, provenienti anche dalla Repubblica di Corea e da Taiwan. Moltissimi gli studenti, con i loro cappellini multicolori che hanno sventolato a più riprese al passaggio del Papa. Terminato il giro tra i vari settori della piazza, Francesco si è congedato dai suoi piccoli ospiti, salutandoli uno per uno, prima di farli scendere dalla papamobile per poi compiere, come di consueto, a piedi il tragitto che lo separa dalla sua postazione al centro del sagrato. Oggi il tempo a Roma è variabile e minaccia pioggia, i fedeli sono stati costretti ad aprire a tratti gli ombrelli o a ripararsi tramite gli impermeabili.
“Il Santo Padre, nel passaggio tra i fedeli prima della udienza generale, ha fatto salire stamani sulla papamobile 8 bambini arrivati dalla Libia con il corridoio umanitario del 29 aprile scorso e su un barcone alcuni mesi fa”. Lo ha dichiarato ai giornalisti il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. “Questi bambini, di diverse nazionalità – tra cui Siria, Nigeria e Congo – sono attualmente ospitati con le loro famiglie nel Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa e seguiti dalla Cooperativa Auxilium”, ha proseguito il portavoce vaticano. E ai profughi della Libia ospitati a Mondo Migliore il Papa si è rivolto anche durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro, a cui oggi, secondo la Prefettura della Casa Pontificia, hanno partecipato 20mila persone.
Nei saluti ai fedeli di lingua italiana, che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì, il Papa ha salutato – tra gli altri – “i profughi provenienti dalla Libia e accolti a Mondo Migliore” e i Centri di accoglienza straordinari Casilina 1 e 2 di Roma. “In questo mese di maggio dedicato alla Madonna, vi invito ad imitarla”, il saluto ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli. “L’altro ieri – ha detto poco prima salutando i pellegrini polacchi – abbiamo celebrato la memoria della Beata Vergine Maria di Fatima”. “Il 13 maggio è il giorno che ricorda la sua prima apparizione, il quale coincide con quello dell’attentato alla vita di San Giovanni Paolo II”, ha proseguito Francesco rivolgendosi a quello che è successo in questa stessa piazza il 13 maggio 1981. Poi ha citato l’interpretazione che ne diede lo stesso papa polacco: “In tutto ciò che è accaduto, ho visto una particolare protezione materna di Maria”. Infine, il Papa ha menzionato le parole della Madonna: “Sono venuta ad ammonire l’umanità, affinché cambi la vita e non rattristi Dio con gravi peccati. Gli uomini recitino il rosario e facciano penitenza per i peccato”. “Ascoltiamo questa raccomandazione”, l’invito di Francesco, “chiedendo a Maria la sua materna protezione, il dono della conversione, lo spirito di penitenza e la pace per il mondo intero”. “Cerchiamo di pregare il rosario ogni giorno, offrendo a Dio quel minimo di tempo che gli dobbiamo”, l’esortazione contenuta nel saluto ai fedeli di lingua portoghese: “Avvicineremo così il cielo agli uomini”.

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