Al Cre si impara l’arte di prendersi cura: gli animatori di Paladina sono come una famiglia

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La parola cura ha tanti significati e può essere usata in svariati modi. Ci si può prendere cura di una persona, si può maneggiare con cura uno scatolone fragile, un medico cura i propri pazienti, si possono passare ore davanti a uno specchio per prendersi cura del proprio aspetto e avere cura può essere anche sinonimo di precisione. Tante sfaccettature racchiuse in una breve parola di quattro lettere. I suoi valori arrivano anche in oratorio e abitano i Cre. Gli animatori sono i primi a sperimentare cosa significhi prendersi cura e cosa significhi essere presi per mano lungo questo percorso.

All’oratorio Paladina la cura è stata protagonista dalla formazione. I ragazzi hanno potuto riflettere su questo tema che si vive tutti i giorni, ma che è difficile da spiegare perché è un’opera silenziosa che si traduce in piccoli gesti quotidiani. “Un momento in cui mi sono presa cura di qualcuno –racconta un’animatrice – è stato quando due bambini si sono fatti male. Gli sono stata accanto e sono rimasta con loro accanto al lavandino mentre pulivano le piccole sbucciature. Li ho tranquillizzati e mi sono presa cura di loro”. Basta una semplice carezza, un abbraccio al momento giusto o mettere un cerotto per diventare dei supereroi agli occhi dei bambini.

“Cura, all’interno del Cre, significa prendersi cura innanzitutto dei ragazzi che si seguono. Significa anche mettersi a disposizione per aiutare il don e i suoi collaboratori rispettandoli e ascoltandoli – spiega un animatore -. La cura è l’aiuto reciproco tra animatori con cui si collabora con l’obiettivo comune di rendere il Cre un luogo di divertimento”. Durante il Cre, le azioni di cura sono diverse e ciascuno porta alla luce un nuovo modo per metterle in atto.

Nuovi significati dalle tante direzioni perché la premura non viaggia su un binario a senso unico. Sono diversi gli attori della cura: “Il don che ogni giorno ci supporta e ci sprona a fare del nostro meglio. Gli aiutanti del don come Giorgio e Stefania che si prendono cura di noi. Ci sosteniamo a vicenda tra animatori e, senza rendercene conto, nel prenderci cura dei bambini anche loro si prendono cura di noi”. È un affidarsi reciproco. Ci si custodisce vicendevolmente sempre.

Le attenzioni fanno parte di ciascuno sin dall’infanzia. Da quando si è piccoli si ha la fortuna di avere qualcuno che ci guida e ci prende per mano. Un accompagnamento che poi riemerge durante il proprio percorso di crescita. “Ho imparato a prendermi cura degli altri dai miei genitori. Con il loro sostegno e il loro affetto mi hanno insegnato che prendersi cura delle persone è molto importante e vorrei trasmettere questo messaggio ai bambini che mi saranno affidati”.
Una cura da mettere in pratica, da cui sentirsi avvolti, da trasmettere e ricevere. Non esistono limiti o confini. Esiste solo una grande casa chiamata oratorio e una grande famiglia chiamata Cre.

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