Siria, la guerra non è finita. Missili su una classe di catechismo

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Sono continuati anche lunedì 13 maggio i colpi di artiglieria e i missili lanciati da milizie ribelli sulla cittadina siriana di Al-Sqaylabiyeh, nel governatorato di Hama, abitata in maggioranza da cristiani ortodossi. Nella giornata di domenica 12, un analogo lancio di artiglieria da parte delle milizie ribelli aveva provocato la morte sul colpo di almeno quattro adolescenti cristiani (tre ragazze e un ragazzo) e della loro insegnante.
Durante l’offensiva tentata nell’area nordoccidentale della provincia di Hama nel 2014, le milizie islamiste di Jabhat al-Nusra e quelle del cosiddetto “Esercito siriano libero” (Free Syrian Army, FSA) avevano tentato a più riprese di occupare Sqaylabiyeh e la vicina città di Mhardeh. Parte dei giovani e degli afulti di quei villaggi hanno contribuito a creare sul posto le cosiddette “Unità di difesa Nazionale“, milizie di supporto all’esercito di Damasco.
I colpi di mortaio su Al-Sqaylabiyeh fanno parte della nuova escalation del conflitto siriano, ora concentrata nella provincia nord-occidentale di Idlib, intorno alle aree ancora controllate da milizie islamiste e dal Free Syrian Army. Fonti e organizzazioni contrarie al governo siriano diffondono notizie su incursioni aree compiute dall’esercito di Damasco e da aerei russi su Idlib, come anticipo di un’imminente operazione militare a tutto campo che i militari dell’esercito siriano starebbero preparando per riconquistare l’intera area. I media ufficiali siriani sostegno che sono le milizie ribelli a violare l’accordo di “de-escalation” raggiunto lo scorso anno tra Russia e Turchia, continuando a colpire con l’artiglieria pesante città aree e residenziali al di là delle zone-cuscinetto che circondano Idlib, in violazione del cessate il fuoco.

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