Tifare in famiglia si può: si soffre, gioisce e cresce insieme ai più piccoli

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Tifare la propria squadra del cuore dovrebbe essere sempre una festa, un’occasione per divertirsi tutti insieme e incitare i giocatori in campo. Si può tifare allo stadio oppure seduti sul proprio divano davanti alla televisione. Ciò che conta è non lasciar sola la propria squadra. Grazie alla recente impresa della conquista della Champions League, l’Atalanta è stata travolta dall’affetto dei suoi tifosi che l’hanno sostenuta dall’inizio alla fine della stagione per poi esultare per il grande traguardo raggiunto.

Tra i tifosi ci sono giovani, veterani instancabili, famiglie, papà e mamme che trasmettono la loro fede calcistica ai figli. Tra i tanti atalantini seduti sul divano a vedere la partita, domenica sera c’erano anche Paolo, Silvia, Federico ed Edoardo, una famiglia nerazzurra per merito del papà. Federico, 6 anni, ed Edoardo, un anno, sono due giovanissimi atalantini innamorati della loro squadra. La fede calcistica, trasmessa da papà Paolo, ha convinto prima mamma Silvia e ha coinvolto da subito entrambi i figli.

Tutti insieme hanno sostenuto l’Atalanta negli ultimi novanta minuti di campionato. “L’ultima partita l’abbiamo vissuta con un po’ di ansia e di scaramanzia –racconta Paolo Cattaneo-. Non credevo che una squadra come l’Atalanta potesse arrivare in Champions League e non ci ho creduto finché non l’ho visto. Federico era agitato, non riusciva a star fermo sul divano”. Al triplice fischio dell’arbitro, hanno esultato tutti insieme e non poteva mancare una foto per celebrare e ricordare un momento storico per la Dea.

“Io non sono nata come tifosa atalantina, ma ormai sono anni che lo sono diventata. Tifare tutti insieme significa esultare tutti insieme -spiega Silvia Seghezzi-. Ora con i bambini è tutto ancora più bello e anche Federico è partecipe, segue tutte le partire con passione. Speriamo che anche Edoardo cresca con questa fede calcistica”. Si soffre e si gioisce insieme. Il semplice sostegno della propria squadra è un fattore di unione che genera emozioni e ricordi.

Una fede calcistica trasmessa in modo sano e nel segno del rispetto può insegnare molto ai piccoli e a tutta la famiglia come raccontano i due genitori: “Tramandare una fede calcistica è bello, è una passione sana che può unire le famiglie. Uno sport come il calcio insegna il rispetto, il gioco di squadra, la condivisione delle vittorie, ma anche delle sconfitte. Quando l’Atalanta ha perso la finale di Coppa Italia, Federico ha pianto per venti minuti sul divano. In quel momento, però, ha capito che esistono anche delle sconfitte da accettare”.

Federico, oltre che un tifoso, è anche un giovanissimo calciatore e il suo ruolo è quello del portiere. “Sono contento per l’Atalanta –racconta il piccolo tifoso-. Ho preso una maglietta e una sciarpa per festeggiare. Papà mi ha promesso la maglia di Gollini”. La passione per la propria squadra aiuta a crescere e a sognare nella vita quotidiana. Anche uno sport spesso criticato come il calcio può essere un maestro di vita. Il tutto sta nel dare i giusti insegnamenti ai giovani tifosi che crescono prendendo d’esempio i loro genitori e i loro idoli in campo.

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