A Foresto Sparso un ecovillaggio per unire esperienza e giovani start up

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Un ecovillaggio che coniuga la valorizzazione del sapere dei pensionati e progetti start-up di giovani innovatori. E’ l’interessante progetto che prenderà vita l’anno prossimo, a Foresto Sparso. “Negli ultimi tre anni – spiega l’ingegnere Giovanni Balducchi, tra gli ideatori – ho girato in tutta Italia alla ricerca e alla scoperta degli ecovillaggi, per farmi un’idea del tutto. Spesso si tratta di forme di co-abitazione in cui i giovani vogliono crearsi una vita alternativa, ma bisogna avere delle entrate per vivere”.

E prosegue: “Il mio è un altro punto di vista e una forma particolare di co-abitazione. Partendo dall’assunto che il problema dei nostri giorni è che tutti vogliamo salvare il mondo, ma nel quotidiano sprechiamo molto. A cominciare dalle persone. Pensiamo ai pensionati: la loro esperienza di vita e professionale non interessa più a nessuno, vengono quasi emarginati.

 

L’ecovillaggio che unisce i saperi dei pensionati alle idee innovative dei giovani

Il nostro progetto è una forma di abitare collaborativo che si rivolge proprio a chi è in pensione o vicino alla pensione. Vogliamo recuperare le professionalità e le esperienze che ogni persona ha accumulato nella vita per poterle rendere disponibili a quei giovani che hanno idee innovative per avviare una nuova attività lavorativa. Anche i giovani, appena terminata la scuola, si trovano di fronte a problematiche simili a chi ha terminato la sua esperienza lavorativa: bisogna rimettersi di nuovo in gioco.

L’obiettivo è avere nella comunità professioni diverse e disponibili ad essere condivise. Chiunque vuole condividere le sue passioni con noi può entrare nel nostro cerchio ed aiutare le nuove generazioni a costruirsi un futuro nuovo, rendendo concreta una visione diversa dal solito egoismo che mediamente ci circonda”.

 

Abitazioni sperimentali ed ecologiche

Un’attenzione particolare, grazie alla collaborazione con il Politecnico di Milano, sarà data anche al punto di vista architetturale, per soluzioni abitative sperimentali e il più possibile ecologiche, alla fitodepurazione, alla progettazione in permacultura.

“C’è bisogno di un cambio di mentalità e bisogna riallacciarsi alla terra – prosegue Balducchi -. Tra le altre cose, vi è il progetto di un frutteto: le piante potranno essere adottate, pagando una determinata cifra, oppure venendo a prendersene cura di persona. Il tutto è orientato alla minimizzazione degli sprechi e alla massimizzazione del recupero di spazi e materiali”.

 

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