In cammino verso casa: il Corpus Domini audace e creativo dei giovani

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Le strade per trovare casa sono tante, partono da punti diversi e ognuna ha i suoi pellegrini da accompagnare alla meta. Ieri, diversi giovani della diocesi si sono messi in cammino percorrendo una strada il cui punto di arrivo era l’eucarestia. Un corpus domini celebrato in maniera “audace e creativa” come ha sottolineato don Emanuele Poletti, direttore dell’Upee (Ufficio per la pastorale dell’età evolutiva) ricordando le parole di Papa Francesco in cui invitava i cristiani ad essere proprio così.

I giovani, dopo essersi messi in cammino, si sono ritrovati in seminario dove hanno condiviso la cena e alcuni momenti di riflessione accompagnati da writers, ballerine, musica e un monologo pensato per coinvolgere e rendere tutti partecipi. A fare eco alle domande nei cuori dei presenti è stata Silvia Barbieri, regista e attrice che con le sue parole ha saputo provocare e far riflettere. “Voi con i vostri passi siete giunti fin qui, ma perché siete qui? -ha chiesto l’attrice-. Cosa vi attrae? Che forza ha questo semplice pane?”. I quesiti risuonano in chiesa Ipogea e sembrano trovare un’unica risposta: l’amore. Ci si scopre innamorati del pane, il segno d’amore che Gesù lascia a tutti per farsi riconoscere.

Il desiderio di riconoscere di Dio è stato alimentato dai gesti degli artisti. La musica ha seguito passo passo i momenti di riflessione scanditi da giovani writers all’opera e ballerine in grado di raccontare una storia con la loro danza. Il tutto per accompagnare i presenti fino all’eucarestia in modo creativo, ma soprattutto audace scoprendo con nuovi sguardi la figura di Dio. Delle prospettive risvegliate da un incontro particolarmente sentito.

Spezzare il pane è un gesto semplice, umano e molto vicino alla quotidianità. I discepoli di Emmaus, però, riconoscono Gesù proprio grazie a questo segno. “Nessuno ha più visto Gesù, ma lo possiamo riconoscere. La domanda è ‘Come?’ – ha detto il Vescovo Francesco -. Riconoscere Dio è questione di una scintilla, è come accendere una lampadina”.

‘Appena ti ho visto ti ho riconosciuto’, ‘Non ti avevo mai visto’, ‘Non mi ero mai accorto’ sono tutte frasi che richiamano quella scintilla nella vita di tutti i giorni. Queste parole rendono visibile ciò che prima non lo era e quando questo accade è una grazia e una sorpresa. Quando non accade, però, ci si sente invisibili. “Anche Gesù era invisibile e anche quando si è reso visibile per alcuni è rimasto uno sconosciuto – ha proseguito il Vescovo -. Delle volte non riconosciamo Dio perché è troppo vicino. I discepoli di Emmaus hanno commesso lo stesso errore, ma Gesù si è messo in ascolto. Spezza il pane, i discepoli lo riconoscono e in loro si accende un fuoco. Desiderano che Gesù rimanga”.

La forma più spontanea dell’amore è desiderare che una persona rimanga. Gesù non rimane fisicamente, ma lascia ai discepoli un fuoco con cui sconfiggere le tenebre. “Alimentate e difendete il fuoco di Cristo e portatelo nella notte del mondo” ha detto il Vescovo citando le parole di Papa Francesco.

Il pane spezzato è segno di un Dio vicino e i giovani, invitati dal Vescovo Francesco, hanno ricambiato la vicinanza con il semplice gesto di avvicinarsi all’altare in un grande abbraccio ricco di gratitudine. Giovani grati per il cammino, per le domande suscitate, la condivisione e l’incontro ravvicinato con quell’amore che chiede a tutti di illuminare il mondo. La chiesa Ipogea diventa un luogo da poter chiamare casa, la meta di un cammino fatto di strade diverse, ma con un unico intento: riconoscere e incontrare Dio.

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