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    Fabio Baldelli on

    Mi perdoni, ma già l’inizio del suo intervento squalifica tutto il resto. Basta con questi “gli altri ben più preparati di me” oppure “il mio pensiero non conta nulla”…agli occhi di Dio, se lo amiamo, siamo preparati e i nostri pensieri sono importanti. Prima cosa: questa finta umiltà mi rende acidule le ginocchia e quindi scriva senza questi preamboli che non servono!
    Seconda cosa: il secondo paragrafo si inserisce nella litanìa degli interventi tutti uguali. Pura e ferrea difesa! Vi prego, basta con lo stare a sondare le possibili intenzioni che stanno dietro ad una critica. Stiamo sul contenuto, se c’è, e non facciamo i “superiori” solo perchè magari noi abbiamo ricevuto tutto quello che volevamo e gli altri, poveri martiri, sono magari ex seminaristi risentiti…io lo sono, mi firmo nome e cognome senza problemi, alla luce del sole, se vuole le dò anche il mio indirizzo, magari sono pure risentito (una delle tante parole slogan chiudi-discorso del nostro tempo), e comunque non scriverei lettere anonime. Ma se avanzassi qualche perplessità sul modo in cui sono stato trattato il torto ce l’avrei solo io perchè sono considerato un “risentito”? Oppure abbiamo testa e cervello anche per andare più in profondità e distribuire torti e ragioni? Anzi, di più: visto che dal suo intervento traspare un po’ di quel famoso risentimento, non è che ha scritto tutto quello che ha scritto solo perchè è risentito da questa lettera anonima? Chiaro che così non la si finisce più…
    Terza cosa: il metodo Fantozziano. Accettabile il suo punto di vista e magari veritiero. Magari c’è un altro modo di vederla. Magari singolarmente, non in modo anonimo, qualcuno di questi si è fatto sentire direttamente e non è stato ascoltato. Sono d’accordo con lei sul fatto che a questo punto sia meglio mettere le firme alla lettera, alla fin fine il suo ragionamento fila ed è pieno di logica (ma lo logica esiste ancora nella Chiesa?…). Certo, paragonare ad una rapina la prima fase, cioè quella di farsi sentire direttamente per indicare qualcosa che non va, è molto scorretto…
    Quarta cosa: ritorsioni…se qualcuno scrive questo vuol dire che in qualche modo l’aria ne è piena. Corretto sarebbe dire che di fronte alla difesa della Chiesa e all’amore verso Cristo non c’è nessuna ritorsione da temere. Ma descrivere il tutto come il nuovo Eden sa tanto di superbia. In ogni ambiente, purtroppo, poichè caratteristico di noi uomini mortali, c’è il rischio di esser visto male per come si è, e questo può succedere anche nella Chiesa.
    Quinta cosa: non parlo dei miei rapporti con i superiori del seminario, non mi pare giusto, anche se ho ricordi belli del seminario e nessuno me li cancella. Se la tua esperienza è positiva, ben per te, ne sono felice. Ma non per tutti può essere così, e può essere anche il caso che l’errore non sia solo dell’altro. Non discuto la santità di tante persone all’interno del seminario, per carità, ma non è che perchè tu venga ascoltato allora tutti lo siano…ci sono miei alunni che dicono che io sia capace di ascoltare, altri no…come la mettiamo? Ascoltare non vuol dire solo aprire i padiglioni auricolari ma anche, a volte, cambiare la tua idea dopo aver ascoltato.
    La conclusione mi piace, equilibrata e davvero fraterna. Forse un’ultima cosa: a volte sarebbe bello che, ogni tanto, l’andare parta anche da un superiore. Non è il tanto amato Papa Francesco che parla di “Chiesa in uscita”? E’ per me triste aver passato anni in seminario, aver provato a vivere quegli anni come meglio potevo spesso sbagliando per troppa mia fragilità e per mia poca umiltà, aver ricevuto in un colloquio l’imposizione (perchè di questo si tratta) di uscire senza un preciso motivo (nonostante l’avessi chiesto), aver provato a far capire che l’unica cosa che desideravo era di poter continuare…dicevo, triste ma da me accettato perchè capisco il grande peso di chi deve decidere…ma non triste quanto il sentire di esser finito nell’ombra, senza una volta che qualcuno dei superiori abbia anche solo pensato di fare un passo, un semplice “come va?”. Sì, certo, la risposta giusta è che sono io che dovrei salire il colle, ma perchè è sempre tutto così unidirezionale?
    Grazie per lo scambio di parere, don Alberto

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    Giovanni Mantecca on

    L a saggezza del buon senso dice sempre che gli scritti anonimi poiché tali vanno cestinati. Punto.
    L’anonimato ovviamente va condannato e quindi il metodo è errato.
    Ciò detto non comprendo perché questa lettera anonima ha avuto un tale risalto, risonanza e pubblicità quasi unicamente su questo giornale on-line. Ben tre articoli. Nessuno ne ha parlato giustamente e saggiamente poiché essendo anonima non deve essere presa in considerazione.
    IL Vostro giornale ne ha dato un ampio risalto solamente per ribadire un’ovvietà ossia che l’anonimato è errato. Una domanda: perché fare pubblicità e risonanza a ciò che non merita tutta questa attenzione? A me sinceramente pare poco saggio. Forse nel merito questo scritto ha fatto scattare pruriti a qualcuno? Forse è legittima la critica ad un non governo della diocesi oppure ad una crisi mai vista sinora della diocesi? Riflessioni da affrontare con coraggio dall’alto senza bisogno di lettere anonime.

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      Fabio Baldelli on

      Giovanni, posso essere d’accordo con lei sulla poca opportunità delle lettere anonime, ma coerenza vorrebbe che lei non commentasse nemmeno se il suo pensiero è quello che ha esposto. Rispondendo in merito alla lettera anonima ne fa anche lei pubblicità e quindi non vedo perchè deve “criticare” questo giornale perchè ne ha dato notizia.
      Vorrei però aggiungere una piccola cosa, ma che poi piccola non è: non si tratta di una lettera anonima tout-court, piuttosto di una lettera firmata da un gruppo di sacerdoti della diocesi che han preferito restare anonimi. E’ quindi una parte di clero bergamasco che parla.
      Poi è vero quel che dice, ma sinceramente dubito che la riflessione possa partire perchè penso che tanta gente che sta in alto ha le idee ben chiare e difficilmente scalfibili. Ricordo a proposito quando si portò per i vicariati della diocesi il piano educativo del seminario: a domande di chiarimenti o di critica si rispondeva picche, invitando in qualche modo ciascuno a fare il proprio lavoro, chi il parroco chi il professore di seminario. Non credo personalmente che ci sia il desiderio davvero di mettersi in ascolto, intendendo per ascolto non solo il sentire con gli orecchi ma anche il saper cambiare totalmente la propria linea di pensiero e di azione. Ribadisco che nemmeno io sono d’accordo con le lettere anonime, però inviterei anche una buona volta ad aprire totalmente il cuore per pensare che forse, se si è arrivati a questo punto, è per il fatto che c’è una tale indifferenza in giro verso tanti santi sacerdoti, trattati come riempi-vuoti-parrocchie o peggio come tampona-debiti, che ad un certo punto il vaso è colmo, e quando è colmo è colmo. Il fallimento del seminario è visibile anche ai ciechi, eppure non cambia nulla, e le persone sono sempre le stesse. Il bello è che poi ci lamentiamo dei politici, quando abbiamo sotto il nostro sguardo persone che di aprire “porti” proprio non ne sentono il bisogno.

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