Conte e la possibile crisi di governo. L'”anno bellissimo” è diventato rapidamente orribile

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Ci risiamo, dunque! Il governo che doveva durare trent’anni, poi abbassati prudentemente a cinque, si accinge a terminare a breve la sua tormentata esistenza poco dopo un anno. E l’annus mirabilis – sarà “un anno bellissimo”, azzardò Conte l’ineffabile – si sta trasformando nell’annus horribilis del governo, del M5S e, in ogni caso, degli Italiani.

La bandiera solitaria di Salvini garrisce al vento

Su questo campo di macerie garrisce al vento solitaria la bandiera di Salvini. Il cui disegno è tutt’altro che oscuro. Si tratta di trasformare i seggi europei in seggi italiani. Pertanto, occorre andare a elezioni politiche immediatamente. Il che consente un altro vantaggio: quello di non dover farsi carico oggi della prossima Legge di Bilancio bagnata di lacrime e sangue. Domani, si sa, non sarà di lacrime e sangue. Perché, con la forza dei numeri, si potrà tranquillamente uscire dall’Eurozona e tornare nel bunker di cartapesta della nostra liretta. Non perché Salvini lo abbia proclamato ufficialmente come fine da raggiungere – lo ha lasciato proporre ai suoi “esperti” – ma quale esito inevitabile di decisioni degli altri 18 partner dell’Eurozona. I quali tutto possono sopportare, ma non certo di volersi far carico del deficit e del debito pubblico italiani. Paradossalmente sono più disponibili a farlo i Paesi “nemici dell’Italia, cioè Germania, Francia, Spagna ecc… Assai più severi e intransigenti sono i Paesi del Nord-Europa e del Gruppo di Visegrad.

Il gioco a mosca cieca sta finendo

Il disegno leghista è, in ogni caso, chiaro: uscire dall’Eurozona e attribuirne con malcelata soddisfazione la responsabilità ultima agli altri Paesi, ai 28 dell’Unione europea e ai 18 dell’Eurozona. “Gli Italiani hanno deciso” conferma spavaldamente Salvini. In effetti, hanno votato la Lega 9.175.208 elettori. Che sono italiani, ma non esattamente tutti gli Italiani, visto che arrivano a 51.402.963 gli aventi diritto al voto nelle ultime elezioni europee. Di costoro il 46% circa non si è presentato alle urne.

Così, in questi ultimi giorni di primavera, l’Italia è arrivata contro il muro: schiantarsi contro o aggirarlo? Basteranno pochi giorni per capirlo. Fino ad ora siamo stati in Europa obtorto collo. Spesso l’abbiamo usata come cireneo e podestà esterno, la politica non avendo avuto il coraggio di dire la verità al Paese, di fare appello alle responsabilità di ciascuno. “Ce lo chiede l’Europa” è stato il ritornello demagogico dei governi, a partire dal 2002, per tenare di giustificare misure di contenimento del deficit e del debito pubblico.

L’infantile gioco a mosca cieca degli Italiani e dei loro rappresentanti in Parlamento sta finendo. E’ ora che ciascuno si levi la benda dagli occhi.

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