Dio provvede, come e quando lui vuole

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Immagine: Rembrandt, Il figliol prodigo (particolare)

Un semplice sms. È un parrocchiano che stimo e al quale voglio bene. So che anche lui me ne vuole. Non condivide una scelta che abbiamo fatto in parrocchia e mi scrive un messaggio dicendo che non intende arrabbiarsi con me, perché tanto “Dio vede e provvede…”.

Un parrocchiano e il suo sms che tira in gioco Dio

È sera tardi e decido di rispondere a quell’sms che mi lascia perplesso la mattina dopo. Ho chiaro in mente il consiglio della mia volontaria Elvira, da poco in Paradiso, ma che sento tanto vicina, che mi diceva sempre: “Don lei ha un carattere forte.. prenda tempo e risponda solo a bocce ferme”. Ha ragione, rispondere di impulso non porta a nulla. Allora lascio che la notte porti consiglio. La mattina successiva scrivo: “Ho mezz’oretta dopo pranzo. Caffè?”. Passano cinque minuti e mi risponde: “Ciao don, ok!”.

Ci incontriamo a casa mia. Due battute sul calciomercato, da buoni atalantini, poi si comincia. Per prima cosa chiedo al mio interlocutore cosa lo faccia agitare tanto. Mi riporta una serie di voci confuse, sentite qui e là a partire da una notizia vera, ma alla quale poi le chiacchiere da mercato o da piazza al sole cocente hanno aggiunto episodi da fantasy ed ermeneutiche da film horror.

Una spiegazione fraterna

Gli chiedo la pazienza di ascoltarmi. Chiarisco i vari passaggi delle scelte pastorali; ho percezione di un ascolto attento, cosa confermata dalle domande puntuali e pertinenti che mi vengono rivolte. Da questa prima fase del colloquio ricaviamo che la sua posizione resta quella, come è giusto che sia (dialogare non significa che terminato il confronto uno debba per forza pensarla come l’altro!), ma almeno ha un quadro preciso dell’accaduto e, soprattutto, ha fatto il passaggio fondamentale di ascoltare anche la mia versione e non solo quelle che avrebbero legittimato solo la sua visione delle cose.

La mezz’ora è terminata. Rimando al signore che è con me che io potrei trattenermi ancora un po’, perché vorrei sottoporgli una questione personale. In risposta ottengo un confortante: “Certo don, quanto vuoi! Ti rubo una gelatina alla fragola…”. Vado dritto al sodo: “Quel messaggio… non ti arrabbi con me perché tanto Dio vede e provvede… ci hai pensato bene prime di scriverlo?”. Mi guarda stupito: “Ma… io… sì cioè era per dire che non ero d’accordo e spero cambiate idea”. Rispondo: “Ecco, così va benissimo! Ma Dio lasciamo che faccia da solo… Lui sa cosa fare, come e quando farlo, ma secondo la sua volontà e non secondo la nostra”. Spendo qualche parola con il mio parrocchiano su quanto emerge, secondo me, dall’utilizzo che ha fatto della frase “Dio vede e provvede”.

L’eterna tentazione di annettersi Dio

Innanzitutto si “usano” Dio e la Provvidenza in modo scorretto: l’idea di fondo, sbagliata, è che io che affermo questo sarei depositario unico della verità e della volontà di Dio, tanto da stabilire che l’altro, che pensa e agisce differentemente da me, farebbe tutto ciò contro Dio.

In secondo luogo, si attribuisce a questa frase, che dice splendidamente dell’agire di Dio, che è sempre per amore dell’uomo, un significato esattamente contrario a quello corretto: infatti, si fa passare Dio per il castigatore, pronto a punire duramente chi sbaglia.

Ammesso anche che il prete abbia sbagliato qualcosa, possibilità evidentemente reale, Dio dovrebbe punirlo? Fargli male? Farlo morire? Farlo mandar via a patire per i suoi peccati? No, non mi sembra il Vangelo legittimi un’immagine di Dio come questa. Men che meno legittima la speranza che l’altro, diverso da me, venga colpito da Dio. No, questo è quanto di più anticristiano esista e sulla bocca di chi si professa credente in Gesù Cristo si configura come affermazione grave: siamo chiamati a benedire, mai a maledire.

Alla fine, con il mio interlocutore ci stringiamo la mano: non voleva augurare il male a nessuno e ha colto la problematicità della sua affermazione un po’ troppo avventata. Ci è voluta un’altra mezz’ora, ma è stato un bel momento di confronto.

Un Padre che abbraccia il figlio che torna a casa

Torno a casa e penso a che immagine ho di Dio. Una in particolare mi commuove sempre perché dice l’immensità del Suo cuore: quella di quel Padre buono che ha aspettato tanto il ritorno del figlio, ha scrutato a lungo l’orizzonte e, visto il figlio da lontano tornare a casa a passo lento, schiacciato dai guai commessi e dalla vergogna, gli corre in contro e lo stringe a sé. Sì, questo è il Dio di Gesù Cristo. Questa è la Provvidenza.

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3 commenti

  1. Avatar
    sito medio on

    Ho meditato per molto tempo e solo dopo aver letto e riletto questo editoriale mi sono deciso a entrare nel merito ed esprimere una mia opinione, francamente devo confessare di averci capito molto poco: un amico del nostro don esprime un suo parere in ordine ad una scelta che lo stesso don ha fatto: ebbene non condivide questa scelta…e chiede al PADRE di provvedere a fargli cambiare idea. Non mi pare di leggere di richieste di sanzioni di spostamenti vari compreso quello di essere inviato .. ovviamente incatenati all’Inferno . Lo stesso potrebbe succedere a parti invertite, il prete che chiede al Signore di far cambiare idea ad un suo fedele o meglio ad un suo collega del “popolo di Dio “, senza sanzioni! Io non ci vedo nulla di scandaloso…
    Io ritengo invece molto più scandaloso quando un prete non se la sente o non ha il coraggio di prendere una decisione impopolare e la rimanda a QUELLO che sta più in alto dei cieli

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      Fabio Baldelli on

      Sito medio, anche io l’avrei intesa così. Il parrocchiano scrive che non è d’accordo su una decisione presa e si affida a Dio perchè magari intervenga facendo cambiare idea. Non ci vedo proprio nulla di male. Boh, mi fa riflettere tutto questo

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    Antonello Giua on

    A me sembra che il senso della frase, dato il contesto della situazione, sia quello che il parroco ha percepito, e questi ben ha fatto a esprimere al riguardo il suo disappunto.

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