Dopo un viaggio in Terra Santa. La fede è anche vedere e toccare

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Sono stato nei giorni scorsi in Terra Santa. Io che sono un po’ illuminista mi sono profondamente commosso quando ho toccato la roccia del Calvario. Lì Gesù è morto. Che cosa pensi di questa emozione del “toccare” le “cose” della nostra fede? Guglielmo

Caro Guglielmo, ritornare nella terra che ha visto nascere, crescere, morire e risorgere il nostro Signore Gesù Cristo, è sempre fonte di gioia e di profonda commozione. Lì, anche le pietre sembrano parlare di Lui. I luoghi sono intrisi della memoria dei suoi passaggi, di quegli eventi evangelici evocativi di parole, incontri e gesti che hanno narrato l’amore di Dio per l’uomo.

Gesù ha vissuto come uno di noi

Come donne e uomini credenti abbiamo bisogno anche di immaginare, toccare, gustare e vedere, nella nostra piccola e povera esperienza, Colui che amiamo e in cui crediamo. La fede non è un’ idea o un’ideologia, ma è un evento, un incontro, una relazione con una persona concreta, Gesù Cristo, vissuto in un tempo, in un paese, in una storia. Egli ha camminato, lavorato, annunciato, amato e sofferto; è vissuto come uno di noi, ha abitato la nostra terra e abbracciato l’umanità ferita e sofferente.

Tutto di noi chiede di essere coinvolto in questa relazione, la nostra corporeità, i sentimenti, le emozioni, gli affetti, perché la vita sia unificata in lui. Noi siamo un tutt’uno, fede e vita si devono incontrare ed abbracciare e il “toccare le cose della fede” diventa un’esigenza, un linguaggio che sigilla l’alleanza tra l’uomo e il suo Dio. Quando si ama non ci si accontenta di vedere e di guardare, ma si desidera toccare, entrare in contatto con la persona amata e con ciò che diviene segno della sua presenza. Questo movimento di contatto riattiva la nostra memoria affettiva e quei sentimenti che ci ricordano la persona amata e ciò che insieme abbiamo vissuto.

A chi ama non basta udire, perché ogni voce è un appello a infrangere il muro della distanza, un’invocazione ad abbracciarsi. Ogni volto amato richiama una mano e ogni mano si tende verso il volto amato. Cristo stesso nei Vangeli non ha mai temuto di farsi toccare dalla gente incontrata sul suo percorso. La liturgia stessa non è qualcosa di “cerebrale”, ma un coinvolgimento di tutta la persona di fronte al mistero di Dio, per entrarvi con tutti i sensi.

Nel momento della comunione eucaristica, le nostre mani toccano il pane eucaristico, il corpo di Cristo: lo accolgono, lo portano alla bocca, lo mangiano, perché diventiamo carne della sua carne. Giovanni evangelista nella sua prima lettera racconta l’esperienza dell’Incarnazione del Verbo come una realtà palpabile ai sensi: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo, e le nostre mani toccarono del Verbo della vita” (1Gv 1).

San Francesco contemplando il mistero del Natale, sentì il bisogno di renderlo visibile e lo rese possibile attraverso il presepe: lì, come sull’altare, il Dio invisibile si rende visibile, e il vedere, il gustare, il toccare diventano gli “ingredienti” concreti per fare memoria come esperienza di vita e di comunione profonda.

Attivare i sensi è un’operazione spirituale

Allora l’attivare i sensi, non è solo operazione umana, ma profondamente spirituale. Essi sono così orientati al desiderio della relazione con Dio che abita e trasforma la vita. Lo Spirito santo tocca il cuore, accende di luce i sensi, facendoli diventare spirituali, cioè capaci di vedere, gustare, incontrare, sentire Dio in ogni cosa e realtà creata. L’incontro con Dio avviene sì nella fede e non nella visione, ma è un incontro che si impone a tutto l’uomo, spirito e corpo, sensi compresi. L’esperienza di Dio che ciascuno di noi fa, pur limitata, deve essere integrata nell’esperienza sensoriale, altrimenti è ridotta a una dimensione intellettuale o di impegno sociale, sempre necessarie, ma tuttavia insufficienti. Caro Guglielmo lasciati toccare dalle cose di Dio, senza temere, e da esse lasciati trasformare, per partecipare, con tutto te stesso, della sua vita.

 

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