Giovanni Nadiani, riconosciute le virtù eroiche. Una vita a servizio degli altri

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Tutta la vita vissuta nel servizio umile quotidiano da fratello sacramentino, come sacrista, tuttofare e infermiere, sempre con una parola buona per tutti. È stata l’esistenza quotidiana del Servo di Dio fratel Giovanni Nadiani, di cui Papa Francesco, mercoledì 12 giugno 2019, ha riconosciuto le virtù eroiche dichiarandolo Venerabile, nel corso di una udienza concessa al cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione vaticana per le cause dei santi. E’ un passo fondamentale nel processo di beatificazione, avviato nel 1959 nella diocesi di Bergamo. Con questo riconoscimento viene attestato che il Venerabile Nadiani ha vissuto in modo eroico ed esemplare le virtù teologali (fede, speranza, carità) e quelle cardinali (prudenza, fortezza, giustizia, temperanza). «La gioia dell’intera congregazione è immensa — sottolinea padre Guglielmo Rota, superiore dei Sacramentini di Ponteranica —. Il superiore generale ha inviato un messaggio a tutte le case del nostro istituto, in cui esprime la sua esultanza e il ringraziamento al Papa. Il Venerabile fra Nadiani è un esempio stupendo di spiritualità eucaristica coniugata con il servizio totale ai fratelli, vissuto nella quotidianità».

Nato a Santa Maria Nuova di Bertinoro (Forlì) il 20 febbraio 1885, fratel Nadiani entra nel 1892 nel Seminario diocesano di Cesena. Nel 1904 interrompe gli studi teologici ed emigra in Svizzera, dove fa l’operaio in fabbrica. Alcuni anni dopo, torna in Italia e vive a Roma facendo il barista, ritagliando il tempo libero visitando le chiese della capitale e pregando. Una mattina di fine maggio 1907 nella chiesa di San Claudio vede sacerdoti che si alternano nell’adorazione eucaristica continua. Così intuisce lo scopo della propria vita e chiede di entrare nei Padri Sacramentini, dapprima a Torino e poi a Moncalieri, scegliendo di restare fratello professo e di non diventare sacerdote. Nel 1931 giunge a Ponteranica dove è sacrista, dispensatore di una parola buona per tutti, tuttofare e infermiere, conquistando la stima dei confratelli, delle famiglie del paese e dei medici e diventando punto di riferimento per tanti giovani e adulti. La sua fama di spiritualità e semplicità supera i confini di Ponteranica. Continua i suoi servizi quando viene colpito da una malattia incurabile e fino alla morte, il 6 gennaio 1940. In quel periodo, scrive a un confratello una lettera, in cui afferma: «Possa io celebrare la mia Messa da vero Sacramentino». Nel 1959 la diocesi di Bergamo avvia il processo per la causa di beatificazione.

Nel corso degli anni, il Servo di Dio scrive le sue riflessioni in quaderni, che chiama «Note spirituali», dove emerge — secondo il giudizio di chi ha li ha studiati — «una profondità mistica straordinaria». Il Venerabile si costruisce anche un «orologio eucaristico», da lui definito «orologio del conforto», per mettersi in comunione nei diversi momenti della giornata con i sacerdoti che, secondo i diversi fusi orari, si trovano nelle ore del mattino a celebrare la Messa.

 

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