Gorle, arriva il centro notturno per l’Alzheimer. Un aiuto a malati e famiglie

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Arginare i disturbi del sonno, così da garantire una miglior qualità di vita ai malati e ai loro familiari. È l’obiettivo del Centro Notturno Alzheimer, che verrà inaugurato il primo luglio presso la casa di riposo Caprotti-Zavaritt di Gorle. Un progetto nato dalla collaborazione fra la cooperativa sociale Bergamo Sanità e l’Istituto Caprotti-Zavaritt e grazie al finanziamento della Chiesa valdese. «I disturbi del sonno, nelle persone affette da demenza, peggiorano – spiega Bruno Cantini, Project manager della cooperativa Bergamo Sanità –. Questo centro, che può vantare la consulenza scientifica dell’Università degli Studi di Bergamo e i cui trattamenti sperimentali sono autorizzati da Ats, risponde all’esigenza dei malati e dei loro “care-giver”, in modo che i primi possano avere un’assistenza continua e personalizzata, che contenga, attraverso una terapia multisensoriale, i sintomi del disagio (come insonnia, agitazione e ripetitività), così da poter ristabilire i naturali ritmi di sonno e veglia». Un’idea, quella del centro notturno, che si basa su trattamenti non farmacologici nel pieno rispetto della persona e che parte da lontano. «Da più di tre anni, Bergamo Sanità ha istituito un gruppo di approfondimento sui bisogni dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie – racconta Cantini –. L’elemento base che muove questo gruppo è la consapevolezza che l’Alzheimer sia una patologia ingravescente e incurabile. Da qui, tramite la consulenza di Ivo Cilesi (esperto, a livello internazionale, di terapie non farmacologiche), l’approfondimento degli approcci non farmacologici e l’ideazione del progetto “Avrò cura di te”, caratterizzato da tre tipi di intervento: l’apertura di un “Alzheimer caffè” a Bergamo (un luogo dove, una volta alla settimana, le persone malate, accompagnate dal familiare o dal badante, possono trascorrere un pomeriggio in compagnia, supportati da professionisti), la pianificazione di interventi non farmacologici direttamente a domicilio (dalle stimolazioni cognitive agli interventi che riducono gli stati di agitazione) e la creazione, presso la casa di riposo di Gorle, di un ambulatorio diurno, in cui si possono trovare attrezzature specifiche, come, per esempio, la riproduzione di una carrozza ferroviaria, pensata per la “terapia del treno”». Rimaneva però scoperta la notte. «Ansia e affaccendamento non solo rovinano il sonno del malato, ma anche di coloro che gli stanno accanto – afferma Stefano Ghilardi, presidente di Bergamo Sanità –, un problema che può causare il burnout del familiare, incapace, così, di prendersi cura, appieno, del parente. L’intuizione del centro notturno, un unicum in Italia, è quella di far recuperare l’equilibrio alla persona affetta da Alzheimer e far ricaricare le batterie al suo care-giver. Il centro non sarà una casa di riposo: l’accesso della persona anziana avverrà in orario serale: il familiare di riferimento o il badante accompagnerà l’anziano, permanendo il tempo necessario per fornire agli operatori informazioni sull’andamento della giornata a domicilio. Passata la notte, il malato tornerà a casa. Tutto ciò, per un massimo di dieci notti». Il servizio del Cna sarà attivo da lunedì a sabato, dalle 20 alle 8. Diverse le terapie che saranno sperimentate, come, per esempio, la «doll therapy», la «terapia occupazionale» e l’«aromaterapia». Apparecchiatura wireless (fornita dalla società Avanix) garantirà, agli esperti, dati per testare i miglioramenti del paziente. Prima dell’inserimento nella struttura, ci sarà una fase di osservazione che valuterà, tramite colloqui, visite domiciliari, fotografie e video, l’ambiente domestico e le abitudini di vita della persona con disturbi del sonno. «Alcuni studi hanno stimato che il 66% dei pazienti con sindrome di Alzheimer mostra disturbi del sonno non meglio specificati, che costituiscono una delle principali cause dell’istituzionalizzazione dei malati – dice Luca Fasulo, presidente dell’Istituto Caprotti-Zavaritt –. La finalità del Centro Notturno Alzheimer è quella di gestire, in modo graduale e sostenibile, la malattia: non lasciar soli pazienti e familiari, dando a quest’ultimi gli strumenti (e la serenità necessaria) per gestire il proprio caro, in modo da prolungarne la permanenza a casa. Spesso, è difficile accettare che una figura di riferimento, come quella di un padre o di una madre, di un marito o di una moglie, cambi inesorabilmente e necessiti di cure continue. Ma non bisogna dimenticare che ogni malato ha avuto una storia, ha vissuto, ha amato. Ed è giusto continuare ad amare il proprio caro per ciò che è stato e per ciò che continua ad essere».

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