“Non ci sono più profeti…”. La situazione mesta della Chiesa e dei preti

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Quando guardo alla Chiesa di oggi mi viene in mente spesso il salmo 74: Non vediamo più le nostre bandiere, non ci sono più profeti e tra noi nessuno sa fino a quando. Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario? Il nemico disprezzerà per sempre il tuo nome? La Chiesa mi sembra sempre più povera soprattutto di leader, di profeti… I preti, nel loro insieme, sono più rassegnati che entusiasti… Mi auguro che abbiano ragione i miei amici che mi dicono che sono pessimista… Edoardo=

Caro Edoardo, le notizie che i mezzi di comunicazione ci propinano, evidenziano spesso le criticità, le inadempienze, le omissioni,  i peccati degli uomini di Chiesa. Essi sono uomini a cui è stato dato un dono grande che si innesta sulla fragilità della propria carne e chiede uno sguardo di misericordia. La Chiesa stessa, e Papa Francesco in prima linea, stanno cercando di porre rimedi, offrire strumenti e opportunità per accompagnare e proporre percorsi a coloro che sono “vittime” della loro fragilità.

I preti e la situazione “di passaggio” della Chiesa

Questa realtà, che non possiamo tacere, non può oscurare la maggior parte di sacerdoti che, con pazienza e tanta passione, adempiono il loro ministero conformi a Cristo buon pastore, nelle realtà in cui sono chiamati a servire il popolo di Dio loro affidato. Non possiamo negare che il clima sociale nel quale operano è completamente mutato: viviamo in un cambio d’epoca, in una situazione di confusione diffusa, nella quale la menzogna è passata come verità e la verità come menzogna. Molti si propongono come salvatori e indicano cammini di guarigione e salute, vie facili e accessibili di felicità a prezzi favorevoli e con poca fatica. L’annuncio del Vangelo stenta ad attecchire e le diverse proposte pastorali non intercettano come prima i fedeli.

Gli sforzi che i parroci e i sacerdoti cercano di attuare, non trovano quel terreno accogliente che vede germogliare il frutto della fede riflessa e agita. La complessità del nostro tempo pone i preti in una situazione di difficoltà da accogliere ed affrontare con intelligenza pastorale e soprattutto con un cammino personale di fede e maturità credente che sappia attraversare e sostenere le fatiche del ministero.

Vivere la crisi come una nuova forma di profezia

La nascita delle fraternità sacerdotali, volute tenacemente dal nostro Vescovo Francesco, possono rispondere a quell’esperienza di fraternità, che diviene condivisione della vita di fede e pastorale, e rompe quella solitudine e quel senso di impotenza che i sacerdoti possono vivere nel constatare la fatica dei loro sforzi di evangelizzazione e di catechesi. Il rimanere con audacia e con perseveranza dei sacerdoti, ma anche di tanti laici, in questo clima ormai un po’ indifferente alla fede giocandosi totalmente, non può essere una nuova forma di profezia? Forse non sarà un tuonare dal pulpito o un proferire proclami, ma una mite resilienza per una fedeltà al Dio della vita creduto, amato e annunciato.

Annunciare la Parola nella sua radicalità, in maniera diretta e senza sconti, non è forse andare controcorrente, dire quella parola scomoda che può anche inquietare e mettere in crisi le mondanità che tessono il vissuto anche di tanti cristiani? Il vero profeta è l’uomo che sa piangere sul popolo che abbandona la verità, ma è anche un uomo di speranza, perché è un orante: sa guardare Dio e il suo popolo, apre le porte, risana le radici e l’appartenenza al popolo di Dio, sa donare la propria vita dentro un orizzonte di speranza.

Papa Francesco, profeta e noi “piccolo resto”

Come non vedere in questo profilo anche la figura discussa di papa Francesco? Un uomo che non teme di essere impopolare e, in un delicato e acuto esercizio di discernimento personale, cerca di obbedire all’azione dello Spirito e al suo soffio, per portare la Chiesa al Vangelo, dentro un cammino di comunione con tutte le differenti espressioni che la costituiscono.

Caro Edoardo, forse l’invito è quello di saper riconoscere il bene che ci viene incontro e non solo il male. Il male fa molto rumore, ma il bene cresce in maniera silenziosa. Occorre smascherare i falsi profeti che imperversano e illudono le persone, giocando sulla superficialità e una certa ignoranza. Non si tratta di essere pessimisti o ottimisti, ma di acquisire uno sguardo credente, un cuore pensante, mani che agiscono e operano il bene. Quanto bene fa la Chiesa al mondo con i suoi uomini e donne, non perfetti certamente, ma impegnati secondo le proprie possibilità!

Occorre che i cristiani esercitino il loro ministero di profezia inscritto nel Battesimo che hanno ricevuto, e diventino più convinti della fede che professano. Forse la storia ci sta portando a ritornare ad essere un “piccolo resto”, un pugno di lievito che può far fermentare la pasta del mondo, uomini e donne, sacerdoti e laici, innamorati di Dio e a servizio della Chiesa e del mondo. Profeti? Si, perché credenti innamorati, fedeli alla storia, certi che essa è nelle mani amorose di Dio, che non perde nulla di ciò che ha creato.

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3 commenti

  1. Avatar
    marzio.fabiano.colleoni@tim.it on

    Questi anni post-conciliari sono stati per tutti un lungo esodo, molti hanno vissuto un esilio sofferto,
    per altri c’era solo delusione e sconforto rispetto alle speranze del Concilio.

    Tanti, tantissimi hanno conservato l’olio nelle lampade: si è sperato in una grazia piu’ grande.
    Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’inverno è finito, e la nuova stagione comincia.

    La Chiesa riconosce che la diversità delle vocazioni è preziosa.
    Bisogna estendere questo pensiero alle vocazioni che sono “fuori” dalla Chiesa perché ve ne sono.

    Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?

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