Ol tò liber, Il tuo libro: un dialogo tra poeti. Parole che schiantano tenere i fogli

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Fernando Grignola è il poeta che, con Franco Loi e Achille Serrao morto pochi anni fa, compone la triade della mia intima referenza di poesia;  hanno in comune sia il fatto  che fanno  e scrivono poesia usando il dialetto, che sono della generazione precedente la mia, che nella frequentazione che ho avuto e mantengo con loro, vivo e sento un sentimento di paterna compagnia, di relazione che alimenta di colori e di segni il rapporto tra il poeta e la poesia. Una relazione di poesia diversa con ognuno, connotata dal comune fatto che loro non chiamano ma mi aspettano.

Fernando è nato nel 1932  e vive ad Agno, borgo ticinese, del Malcantone svizzero,  Poeta con oltre 60 anni di presenza attiva con raccolte e sillogi, numerose in questi decenni, che fanno di lui una delle voci tra le più note della poesia in dialetto contemporanea. Anche autore teatrale, professionalmente è stato collaboratore al programma, poi produttore e regista del Radioteatro dialettale della RTSI Lugano. Ha pubblicato anche ricerche e racconti, fotografie, personaggi, confronti e testimonianze, sulla storia del suo paese e del territorio malcantonese.

Ho conosciuto, e conosco, Fernando solo per lettera e per telefono, da una dozzina d’anni; mi scrisse lui, a seguito del premio Insubria, una bella lettera in cui motivava, da giurato referente, le ragioni del vittorioso riconoscimento delle poesie che avevo inviato.  È sempre stato con me,  sin da subito, forte, dolce e paternamente sollecitante; le volte che mi raccontava, per lettera o per telefono, del suo rapporto con Biagio Marin, usava il noi, come a tracciare una linea generazionale in cui c’ero anch’io, e io mi sentivo come un nipote del poeta gradese.

Nel 2008 le Ed. Ulivo della Repubblica e Cantone Ticino pubblicano una antologia dei 50 anni di poesia di Fernando Grignola, dal titolo Ra föia sfilzàda dar suu (La foglia trafitta dal sole). È lavoro bellissimo, di grande intensità, dove si sente Aria e grande sostanza della poesia e del poeta.

Lui lo presenta così: Ma se ra gént l’è bóna ammò de piânc / e da massàa / alùra “nüm sem”stà pora ümanità, / un caìn, na scàia da maa: / na föia sfilzada dar suu.   (Ma se la gente è capace ancora di piangere / e d’ammazzare / allora “noi siamo” questa povera umanità / uno strillo, una scheggia di dolore: / una foglia trafitta dal sole.)

 Questo suo lavoro stimola in me, in successione, due reazioni; dal libro raccolgo questa poesia e la pongo ad incipit della mia raccolta Us de ruch:

STÙ CERCÀ
(Fernando Grignola)

Stù cercà turmentàt
ur ségn d’una paròla növa
che la pòda scarpà
ra ragnatèra müta dar dislavùr.
 
Magàri dìtt chii ch’a sett, Rè o magütt
lògàt denta ra speranza par dumàn.
 

QUESTO CERCARE
(Fernando Grignola)

Questo cercare tormentato
il segno di una parola nuova
che possa lacerare
la ragnatela muta del feriale.

Magari dirti chi sei, Re o manovale
accomodato nella speranza per domani.

 

Per tutta risposta lui controbatte con una calorosa e amorevole recensione del mio Us de ruch sul Giornale del Popolo del Malcantone: ….Lascio al lettore il piacere di scoprire il fascino di queste poesie in bergamasco; mi limito a suggerire che Noris dilata in significati parole e versi ben al di là delle ristrette realtà della sua valle elevandoli al più profondo e largo discorso, attraverso abbaglianti allegorie, incanti, immagini simboliche quasi laiche parabole. Riuscendo, in questa disattenta società, a testimoniare il miracolo del tempo che passa, la morte, il vivere e l’ostinazione del rinascere della natura…..

La seconda reazione è Ol tò léber, questa breve poesia scritta a Fernando e a questo suo essere öna fòia ‘nfilsada del sul; una attestazione di riconoscimento, di affetto e di fraternità, come a suggello di un legame tra noi.

PS: l’ho chiamato al telefono, Fernando, per rispetto e per digli di questa piccola storia; sta bene, dice che con tutti i rattoppi che gli fanno gli par d’essere bionico. È un grande resistente. Quando parla di Franco e di me la voce si addolcisce e mi parla in dialetto. Buona vita poeta.

PER SENTIRE:

OL TÒ LÉBER

I paròle che i trìda
qüète
 i scheèssa trènde
i tò sfòi,
éta esübìda
e rösnéta cansù, 
us rara
che brüsa
a tochèi.
 
I sà de lègn
i mé mà
e öna schénca d’inciòster
cüriùs
 la me sbrófa
 i caèi.

L’fa miga i òm
ol mesdé
gna la séna
e gne i sò àle de lur
che i mula scarpèi,
la tò carta l’è pèl
e noéna,
la tò us
e i mé öcc
per ön àmen
fradèi.
 

IL TUO LIBRO

Le parole che tritano
quiete
schiantano tenere
i tuoi fogli,
vita offerta
e rugginosa canzone,
voce rara
che brucia
a pezzetti.

Sanno di legno
le mie mani
e uno scarto d’inchiostro
curioso
mi innaffia
i capelli.

Non fa gli uomini
il mezzogiorno
né la cena
e nemmeno le loro ali
che affilano scalpelli,
la tua carta è pelle
e novena
la tua voce
e i miei occhi
per un amen
fratelli.

Gennaio 2009 a Fernando Grignola e al suo libro Ra föia sfilzàda dar sui
in Àngei? 2013 Ed Teramata BG
in Resistènse 2016 Ed. Interlinea NO
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