“Particolare”, uno sguardo poetico sul mondo e sulla vita

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La poesia che rischiara, che racconta, che plana dall’alto sulle cose senza pesantezza, che come un prisma di luce ci restituisce uno sguardo sulla realtà sempre nuovo e sfaccettato, fatto di mille colori… E anche qualche ombra – perché no – a patto che in quell’ombra non si fermi a sguazzare. Per Teresa Capezzuto, poetessa bergamasca, la poesia è tutto questo. E a dimostrarlo ci pensa la sua produttività, perché a pochi mesi di distanza dalla sua prima raccolta poetica “Autentica”, è stata pubblicata la seconda opera, “Particolare” (edita sempre a Genesi Editrice), che in un susseguirsi di voli e sussurri, di provocazioni e di dolcezze conduce il lettore un po’ più a fondo. Laddove “Autentica” accennava, “Particolare” racconta: le ha scritte la medesima mano, eppure si percepiscono lo scorrere del tempo e una diversa profondità del tratto. Il tratto lasciato, forse, dalla consuetudine a uno sguardo poetico sul mondo e sulla vita.

Dopotutto, l’intento intimo della raccolta è esplicitato già dal titolo: “Particolare”, sostantivo e aggettivo che rimanda a ciò che è piccolo, a ciò che differenzia, a ciò che rende davvero unica e autentica la vita. Un fil rouge di temi e di toni scorre tra i due libri di Teresa Capezzuto, e dopo aver letto “Particolare” ci si ritrova a rileggere “Autentica” sotto una nuova luce: quella della continuità.

A introdurre questa seconda silloge è la poesia “Ciao noi”, nella quale la poetessa spiega cosa significhi per lei la parola: «Addosso parole mi piombano forte / sane ferite di lingue sincere […] / Poetessa del tutto, mi sento stamane / Terra madre! / Particolare e unica ci parla / la nostra vita». A seguire, tre sezioni diverse ma interconnesse: Passioni, Stupori e Slanci.

In “Passioni” il tema focale è, manco a dirlo, la passione: Teresa non si limita però a una trattazione didascalica della passione nella sua declinazione più tradizionale, quella sentimentale ed elegiaca. Al contrario, il tema è occasione per creare giochi di parole, acrostici, rimandi inaspettati. Nella sezione “Stupori”, invece, le atmosfere di fanno soffuse: meno giocose e più intime, rimandano ai temi dell’amore, dell’infanzia, del ricordo, delle radici. Non a caso, proprio in questa sezione sono incluse le poesie “Lungo le mura”, Millegradini” e “Millecampane”, dedicate alla città di Bergamo che alla poetessa ha dato i natali. Infine, l’ultima parte, “Slanci”, che racchiude forse quello che per Teresa Capezzuto è il cuore stesso del fare poetica: la sperimentazione, lo slancio appunto nell’utilizzare la forma scritta e la parola per trovare nuove declinazioni, al contempo di significato e di immagine. Come in “Integrarsi”, nella quale utilizza la formula matematica dell’addizione per raccontare l’unione: «Caldo + freddo = tiepido / rosso + blu = viola / pioggia + fiume = mare / tu + io = noi».

Ma non solo: nella raccolta trovano spazio anche temi meno personali e più universali: gli attacchi di panico, le critiche alla fast fashion, la speculazione edilizia, … Frammenti di realtà che Teresa affronta a colpi di ironia, con una lingua che spazia dal lirismo al neologismo angolofono, dallo slang giovanile ai rimandi antichi, dalla letteratura alla scienza. Non c’è spazio per la tristezza che si fa dogma, nella poesia di Teresa: al contrario c’è sempre la ricerca della luce, della positività.

E infatti a chiudere la raccolta è l’epilogo “Ovunque è”, celebrazione della bellezza che impregna tutte le cose, lei che «può farci arrivare / (anche senza gambe) / là dove non sapevamo / di riuscire». Un augurio, un pronostico, un consiglio. Da leggere tutto d’un fiato.

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