“Che fai tu luna, in ciel?”. Tanti i film che la celebrano, il suo fascino è irresistibile

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“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?” si chiedeva già nel 1829 il poeta di Recanati nel “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. E qualche anno prima, nel 1820, nel canto “Alla luna” scriveva: “O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l’anno, sovra questo colle io venia pien d’angoscia a rimirarti: e tu pendevi allor su quella selva siccome or fai, che tutta la rischiari”.

Già, la luna. Il buon Leopardi la rimirava, immaginiamo, dall’ “ermo colle” ma mai avrebbe potuto pensare che un giorno, l’uomo, ci avrebbe messo piede (o forse sì, chissà). Qualche annetto dopo, presi di sorpresa dall’essere stati superati, nella “corsa
allo spazio” dall’Unione Sovietica, gli Stati Uniti d’America di John Fitzgerald Kennedy decidono – e fu un vero e proprio colpo di genio dell’allora presidente – di considerare la conquista dello spazio (e, soprattutto, il portare un uomo sulla Luna) come “la nuova frontiera”.

Veniva cioè spostato in avanti: “verso l’infinito e oltre” – espressione che avremmo fatta nostra solo molti anni dopo – quel mito della frontiera che i pionieri avevano vissuto nella corsa verso l’allora selvaggio west e che sarebbe finita diritta nel cinema western alimentando per generazioni (e ancora oggi) quel mito. Mentre la “nuova frontiera” kennedyana sarà fonte anche (attraverso un percorso storico un po’ più complicato) per il cinema di fantascienza. Genere che, naturalmente, esisteva anche prima se pensiamo (senza stare qui a farne la storia) al film “Voyage dans la Lune” (1902) del geniale regista francese George Méliès.

Ecco, partiamo proprio da qui, per ragionare su come il cinema ha raccontato questa epopea. Certo, poi sarebbero arrivati “Apollo 13” del 1995, di Ron Howard con Tom Hanks nei panni di Jim Lovell che tutti ricordiamo per l’espressione ormai diventata quasi proverbiale: “Houston, abbiamo un problema”. E poi il recente “First Man – Il primo uomo” del 2018 diretto da Damien Chazelle con Ryan Gosling nei panni di Neil Armstrong, il primo uomo, appunto, a mettere piede sul suolo lunare durante la missione Apollo 11. Ma la fascinazione dell’uomo per il nostro satellite risale alla notte dei tempi. Per restare in tema cinematografico, diamo una data di nascita col citato film di George Méliès, “Voyage dans la Lune” (1902). Ci affidiamo alla penna dell’indimenticato Morando Morandini: “Al Club degli Astronomi il prof. Barbenfouillis (Méliès) illustra il progetto del suo viaggio sulla Luna. Sei scienziati entrano con lui in un obice che, sparato da un cannone, si conficca nell’occhio destro del satellite. I viaggiatori sono catturati dai seleniti, metà insetti e metà uccelli. Fuggono, rientrano nell’obice che precipita verso la Terra, sprofonda nel mare e viene recuperato da un battello. Trionfo finale. Frutto di una lunga tradizione letteraria (Ariosto, Cyrano de Bergerac, Poe, Verne, H.G. Wells), il tema del viaggio fantastico sulla Luna era diffuso nel teatro di féerie e negli spettacoli di fiera dell’ultimo Ottocento (è del 1875 Le Voyage dans la Lune , operetta di J. Offenbach) e già affrontato da Méliès a teatro e al cinema ( La Lune à un mètre , 1898)”.

Ecco, Méliès, che, mentre i coevi fratelli Lumière trovavano “lo straordinario nell’ordinario”, trovava “l’ordinario nello straordinario”, ci racconta già di come l’uomo avrebbe potuto mettere piede sul suolo lunare. Oggi, a cinquant’anni, dallo sbarco dell’uomo sulla luna, si sono riaccese, come da copione, le polemiche sulla veridicità dell’evento: siamo sbarcati o no? “Ha toccato!” esclamava un eccitato Tito Stagno durante la diretta del telegiornale di quel Luglio del 1969, dibattito che lasciamo ai cultori del “complottismo”.

Il cinema, naturalmente, è stato uno dei mezzi che più hanno contribuito alla spettacolarizzazione dell’evento inserito nel filone più generale del cinema di fantascienza. Il citato “Apollo 13” diventa così l’occasione per enfatizzare una narrazione dove lo spirito di corpo, la solidarietà tra i componenti dell’equipaggio, la “retorica” del “portiamo a casa i nostri ragazzi” (come in un qualsiasi film sulla guerra del Vietnam), diviene l’epitome di un’epopea, quella della conquista dello spazio, appunto, che serve a rinsaldare i valori basici della società americana. Il recente “First Man – Il primo uomo” del 2018 di Damien Chazelle con Ryan Gosling nei panni di Neil Armstrong il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare durante la missione Apollo 11, ci riporta invece alla dimensione umana, quotidiana, di un uomo, marito, padre, che non ha niente di “eroico” ma che vive la propria missione semplicemente come quella di un serio professionista chiamato dal destino a compiere un’azione straordinaria.

In questo senso il film di Chazelle sembra inserirsi nel filone del cinema americano più classico, e pensiamo all’opera di un
regista come Howard Hawks che rimanda ad una pellicola come “Uomini veri” (The Right Stuff), film del 1983 di Philip Kaufmann basato sul libro di Tom Wolfe, sulla nascita e l’evoluzione dell’avventura spaziale americana. Ma, tornando al passato,
anche il regista tedesco Fritz Lang, dopo il successo di “Metropolis” si era cimentato con il tema girando “Una donna sulla luna” (Frau im Mond, 1929), dal romanzo di Thea von Harbou. Ma l’elenco di film che si sono occupati del tema sarebbe lungo: da “Moon” di Duncan Jones, a “Operation Avalanche” di Matt Johnson del 2015, a “12 To the Moon” di David Bradley del 1960, e tanti altri.

Certo, allarganodo lo spettro non possiamo non citare due pietre miliari del cinema di genere: “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick e “Solaris” di Andrej Tarkovskij che ragionano sul rapporto tra l’uomo e l’universo, ma qui il discorso si allargherebbe troppo. Certo, oggi, il cinema, che è sempre uno sguardo avanti, sta già pensando e raccontando i viaggi interstellari e quelli verso il prossimo obiettivo di una nuova “nuova frontiera”, quello verso Marte e pensiamo almeno a due titoli come, appunto “Interstellar” del 2014 di Christopher Nolan con Matthew McConaughey e “Sopravvissuto – The Martian” del 2015 di Ridley Scott: ma questa è tutta un’altra storia.

Tornando al punto, non possiamo dimenticarci del delizioso film animato “Una fantastica gita” (A Grand Day Out) del 1989 di Nick Park, una delle fantastiche avventure di Wallace e Gromit, i due pupazzetti di plastilina animati dal genio di Nick Park. In questa avventura, rimasti senza formaggio decidono di compiere un viaggio proprio sulla luna che, come si sa “è fatta di formaggio”. Assemblato un razzo, Wallace e il fido quadrupede Gromit si mettono in viaggio verso la meta agognata salvo accorgersi, poco prima del decollo, di essersi dimenticati un ingrediente fondamentale per la loro merenda: i cracker. Ma anche questa è un’altra storia. Resta, in conclusione, irrisolta, la domanda iniziale: “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”

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