Fortuna?! Le cose arrivano se sai vederle, col cuore e con la testa

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Mio figlio è fortunato. Del tipo che se perde una cosa poi la ritrova, che a carte pesca sempre i jolly, che nel prato individua i quadrifogli e nel cielo vede le stelle cadenti. Ecco, sua sorella no, lei di fortuna ne ha un po’ meno. “Mamma, guarda cosa abbiamo fatto al Cre”. Sepolto sotto uno strato di cotone pare si nasconda un fagiolo. “Sì, mi hanno detto che la pianta cresce dal seme e diventa grande. Io le ho dato l’acqua, adesso la curo tutti i giorni”. Bella lei, che il bicchierino con il cotone se lo porta ovunque, che lo custodisce e alimenta. Peccato che dopo cinque giorni il risultato sia chiaro: nessuna piantina fa cu cu. Niente, nulla di verde.

“Maaaammma venite a vedere!!!”. E mio figlio si presenta di corsa con un bicchiere dal quale sporge una piantina già piuttosto alta. Guardo terrorizzata mia figlia e mi preparo la solita sciorinata di spiegazioni consolatorie ben poco credibili. “Alice, la tua arriverà, magari ha bisogno di più tempo. E comunque non sempre tutto funziona come vorremmo. Tommy hai qualche consiglio da darci?”. “Niente, io al fagiolo non ho fatto niente. Me lo ero pure dimenticato”. E via di lacrime, di bambine che si arrabbiano con l’ingiustizia del mondo, di madri che prendono atto di quanto in effetti a volte sia dura trovare un senso alle cose.

Alla fine decidiamo di mettere in un vaso la piantina e di prendercene cura tutti. Alice un po’ si rasserena, Tommy alla faccia della sua fortuna già pensa ad altro. La sua nuova passione è il calcio, ma proprio è negato a tirare il pallone in porta. Già l’ho visto, al parco. Lui ci prova, si infila in ogni partita, ma poi resta fuori perché i più grandi lo lasciano in disparte causa palesi incapacità calcistiche. “Tommaso, ma perché vuoi proprio darti al calcio? Magari ci sono altri sport che ti riescono meglio”. “Mamma, a me piace. Io mi alleno. Io vedo le cose e le cose succedono”. “In che senso?!”. “Nel senso che quando voglio una cosa la penso tanto e quella cosa compare. Quindi sarò bravo anche a giocare a calcio”.

Io lo guardo perplessa. I miei figli mi spiazzano. Sanno darmi lezioni di vita così, in leggerezza, come fosse la cosa più naturale del mondo. Continuo a dire che mio figlio è fortunato. Ma tra me e me so che non è solo fortuna. Certe cose arrivano se le cerchi nel modo più profondo, se le vedi col cuore e con la testa. Alice, prima o poi ce la faremo anche io e te, a far crescere almeno una pianta di fagiolo.

 

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