Elisa in Kenya per riscoprirsi: “Spero che la missione mi renda più riconoscente”

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La vita di ciascuno di noi è costellata di esperienze che inevitabilmente ci formano. I ritmi ci abituano alle routine incalzanti, spesso si rischia di pensare che molte fortune siano scontate e si scopre che uscire dalla propria prospettiva è un compito più arduo e complesso di quel che sembra. Il desiderio di conoscere nuove realtà e nuovi modi di vedere è un passo che, prima o dopo, tutti fanno ed Elisa, una giovane neolaureata, ha scelto di andare in missione proprio per cambiare il suo punto di vista. Dopo un lungo percorso di formazione al Centro Missionario, a breve partirà per il Kenya dove sarà ospitata da un gruppo di religiose e potrà toccare con mano la realtà missionaria.

“Le motivazioni che mi hanno spinto a partire per la missione sono essenzialmente due. La prima è la voglia di mettersi in gioco – racconta Elisa Rocchi, 22 anni, originaria di Calolziocorte -. Mi sono resa conto di essermi messa in gioco poche volte e ho sempre trovato la ‘pappa pronta’. Questo per me rappresenta un nuovo stimolo per quanto riguarda il mio percorso di vita. La seconda è legata al voler abbandonare la routine quotidiana, anche perché qualche mese fa mi sono laureata”.

Un traguardo che segna già di per sé un cambiamento: “Se prima la mia vita era dettata dai ritmi che ormai avevo da anni – continua Elisa -, una volta laureata ho vissuto un periodo un po’ destabilizzante nel quale ho messo in dubbio me stessa, le mie scelte e ciò che gira attorno a esse. Qualche mese fa ho scelto di intraprendere questo percorso spronata dai racconti delle mie amiche che sono state in missione qualche anno fa. Ho sempre avuto in testa il desiderio di vivere un’esperienza simile, ma non ho mai avuto il coraggio e le motivazioni sufficienti. Stavolta, però, ho preso la palla al balzo”.

Desiderosa di partire, Elisa si è rivolta al Centro Missionario diocesano intraprendendo il percorso di formazione che altri quaranta giovani come lei hanno seguito. In preparazione alla partenza per un’esperienza di missione, infatti, il gruppo di giovani presente al Centro Missionario propone una serie di appuntamenti per approfondire e indirizzare a una scelta consapevole. Nel gruppo dei formatori ci sono membri del Centro Missionario, ma anche altri giovani che hanno vissuto la missione negli anni precedenti.

“Ho iniziato a frequentare gli incontri al centro missionario e mi sono trovata bene – prosegue Elisa -. Mi sono riscoperta a livello personale e ho conosciuto tantissime persone che partono per le mie stesse motivazioni oppure anche per tutt’altri motivi. È stato bello entrare in contatto con altri giovani della mia età con cui potermi confrontare su temi abbastanza personali. Da questo percorso sono nate diverse amicizie a cui tengo molto”.

Prima di iniziare la formazione viene chiesto ai ragazzi quali tra le mete proposte preferiscono scrivendone solamente tre sul modulo. Elisa aveva posto la scelta tra Bolivia, Kenya ed Etiopia. “La scelta di andare in Kenya è stato quasi casuale –spiega Elisa-. Era tra le destinazioni che avevo scelto inizialmente, ma è stato il Centro Missionario a indirizzarmi. Sarò ospitata dalle suore orsoline e dovrò aiutarle nella gestione del loro Cre. Con me ci saranno anche Giorgio e Daniele, i miei compagni di viaggio”.

Felice e desiderosa di partire, Elisa è ormai giunta agli ultimi preparativi per il viaggio. Nella sua valigia, oltre ai vestiti e all’equipaggiamento richiesto, ci saranno anche sogni, aspettative, desideri e speranze.

“Auguro a me stessa di ritrovarmi e di vivere bene la realtà missionaria. Magari quando tornerò riuscirò a dare più valore alle esperienze che vivono qui in Italia. Dopo la missione spero di vedere le cose con meno superficialità e di dare la giusta importanza a tutto ciò che vivo. Secondo me un giovane dovrebbe vivere quest’esperienza per vedere il mondo da un altro punto di vista con la voglia di mettersi in gioco. Lo si fa anche per non dare per scontato ciò che abbiamo. In Italia a volte anche dire ‘grazie’ ci costa fatica e spero, una volta tornata, di essere più riconoscente. Credo che la missione apra gli occhi e possa rende le persone più riconoscenti di quel che hanno già”.

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