L’uomo, custode della terra, la devasta

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Sono in vacanza, pineta. Tutto bellissimo. Arriviamo a un fontanino e, tutto attorno, rifiuti, cartacce, plastica. La natura è bella e, proprio perché bella, a me, personalmente, parla di Dio. Ma l’uomo che è stato creato di poco inferiore agli angeli, come mai si dà da fare per rendere brutto anche ciò che è così bello? Gigi

Il gusto di distruggere e rovinare è sempre presente nel cuore dell’uomo segnato dal peccato, dall’egoismo, dal consumismo, caro Gigi! Creato di poco inferiore agli angeli, egli continua ad abusare di questa sua grande dignità per assoggettare, a se stesso e ai suoi interessi, ciò che Dio gli ha messo nelle mani affinché fosse coltivato a beneficio di tutti.

Papa Francesco e la “Laudato sii”

A questo proposito non possiamo tacere gli appelli di papa Francesco nell’enciclica “Laudato sii” quando scrive al numero 2:

Questa sorella (la madre terra) protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto (Rm 8,22)».

Eppure alle origini non era così! La bellissima pagina di Genesi ci ricorda che “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen.2,15). Ecco la nostra missione: coltivare e custodire la terra con la passione, il rispetto e la delicatezza con le quali si coltiva e si custodisce un giardino, in cui sono poste ogni genere di piante e di animali a servizio dell’uomo. Questo è il nostro compito, adempiendo il quale contribuiamo a rendere bella la nostra terra, rispettarla e a farla crescere.

Il peccato, però, ha rotto l’armonia dell’uomo con Dio, con se stesso, con i suoi fratelli e persino con la creazione. Da questo momento essa cessa di essere un giardino dove l’uomo e Dio conversano ogni sera, al tramonto, e diviene il luogo della fatica e a volte persino della morte: «Maledetto sia il suolo per causa tua! – disse Dio ad Adamo – Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gen 3,17-19).

L’armonia ritrovata. San Francesco, uomo nuovo

La redenzione operata da Cristo, tuttavia, ci ha riconciliato anche con la terra. Ne è un esempio luminoso, l’uomo nuovo san Francesco d’Assisi che, dopo aver percorso un serio e sofferto cammino di purificazione dal peccato, di conformazione al Crocifisso e di minorità verso i fratelli e le creature, giunto al termine della sua esistenza, cieco e particolarmente sofferente, può guardare con stupore la creazione e cantare i tratti del Creatore. Nel Cantico delle creature, infatti, egli contempla la bellezza di ogni essere, persino di quelli inanimati, e li canta in relazione con Dio, del quale sono “significazione”. Profondamente in armonia con Dio, può entrare, con una purezza cristallina, in profonda empatia, non solo con i fratelli e le sorelle, ma con ogni singola creatura, della quale coglie ciò che è invisibile agli occhi.

L’uomo moderno e la relazione ambigua con il cosmo

Forse, l’uomo contemporaneo fatica a percepirsi in relazione con il suo Creatore e con i fratelli, e perciò vive una relazione ambigua anche con il cosmo: o lo idolatra, oppure, lo sfrutta senza pietà; entrambi i casi denotano disarmonia e divisione interiore!

Chiediamo a san Francesco di intercedere per tutti noi, perché, anche con il suo aiuto, possiamo ritrovare quell’unità interiore che ci permette di guardare l’azzurro del cielo stendersi come un manto anche sopra i palazzi della nostra città, o di scorgere, tra le spaccature del marciapiede, il sorriso di una piccolissima e coraggiosa pratolina, e innalzare al cielo il nostro personale: “Laudato sii, mi Signore!”.

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