“Dalla missione mi aspetto tutto”: Nicolò, vent’anni, in partenza per il Brasile

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Si può scegliere di partire per un’esperienza di missione per tanti motivi. La lista è davvero lunga e ciascuno ha una storia differente alle spalle che influenza ogni scelta. Le motivazioni per partire per una missione in Brasile, poi, possono essere ancora più variabili, ma il minimo comun denominatore è il desiderio di trovare un punto di svolta e di sperimentare qualcosa di nuovo. Proprio questo ha spinto Nicolò Caironi, vent’anni, di Bergamo, a mettersi in viaggio.

“Ho scelto di andare in missione senza una motivazione particolare. Volevo già partire l’anno scorso, ma purtroppo non ci sono riuscito – racconta Nicolò, oiginario della parrocchia cittadina di San Tomaso -. Credo che ciò che mi abbia spinto sia stata la voglia di fare qualcosa di diverso, partire e sperimentare qualcosa di nuovo. Vivere un’esperienza di missione mi sembrava il modo migliore per farlo”.

Il 31 luglio Nicolò partirà per raggiungere la missione portata avanti da alcune religiose bergamasche a Belo Horizonte in Brasile. “Avevo espresso tre preferenze tra le destinazioni a disposizione in base al periodo più fattibile per me e il Brasile era tra quelle – spiega Nicolò -. Non mi importa molto la meta, mi basta partire perché so che ogni esperienza proposta sarà unica nel suo genere”.

Ascoltando la sua voglia di partire e sperimentare, Nicolò ha intrapreso il percorso di formazione del Centro Missionario di Bergamo. Il corso serve soprattutto per preparare chi è alla prima esperienza di missione a vivere al meglio il viaggio e ciò che ne consegue. “Mi sono preparato partecipando a degli incontri al Centro Missionario diocesano. Ogni due settimane ci trovavamo per la formazione. Bisogna essere pronti anche agli imprevisti perché non sempre tutto va come immagini e possono accadere cose inaspettate. A livello personale non ho mai svolto altre esperienze di volontariato e questa sarà la prima. In Brasile sarò ospite dalle suore sacramentine di Bergamo in un centro che raccoglie i bambini della zona. Nel 1946 le suore hanno fondato una struttura simile ad un oratorio. Ora le missionarie italiane non sono molte, ma ci sono tante suore di origine brasiliana”.

Manca poco meno di una settimana alla partenza e la prospettiva di Nicolò è più ampia che mai. “Da questa esperienza mi aspetto tutto – racconta il giovane -. In viaggi come questi tutte le aspettative che una persona può avere sono amplificate al massimo. Non avendo alle spalle altre esperienze di volontariato o missione non so neanche cosa aspettarmi in un certo senso. Accoglierò tutto ciò che accadrà nei migliore dei modi”.

Quando si parte per un’esperienza di questo genera la voglia di coinvolgere altri giovani può essere contagiosa, ma Nicolò rimanda i consigli alla fine del viaggio. “Perché un giovane dovrebbe andare in missione? Credo che saprò rispondere a questa domanda solo quando sarò tornato. Già solo l’idea di partire, però, è un punto di svolta. Al giorno d’oggi viviamo in una situazione in cui lo straniero viene sempre emarginato e messo in secondo piano. Secondo me il pensiero di raggiungere lo straniero, ovunque esso sia, fa onore a chiunque faccia un’esperienza simile. Andremo incontro a una nuova realtà mettendoci alla ricerca del prossimo”.

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