Sono un prete in pensione. Dovrei cominciare a fare il monaco. Ma non ne ho la vocazione

1

Sono un prete in pensione. Da un certo punto mi spiace di non avere più gran che da fare. Dall’altra sono felice di non dover più pensare a mille cose. Dovrei cominciare a fare il monaco, come te. Ma non ne ho la vocazione. Sono “tra color che sono sospesi”, in una specie di limbo. Magari hai qualche suggerimento da darmi… D. B.

Caro D.B., non so quanti anni tu possa avere, ti presenti come un sacerdote anziano e in pensione, ma ti penso felice in questa tua nuova condizione. Non hai più la responsabilità di una parrocchia o di un incarico pastorale  e questo rende l’esistenza  più serena, bella e pacificata. Puoi guardare al passato con gratitudine  per il molto vissuto, le esperienze fatte, gli incontri e le relazioni costruite, l’amore ricevuto e trasmesso in una vita donata totalmente al Signore nel servizio alla sua Chiesa. Come non gioire per tutto questo?

È il tempo di coltivare l’amore verso il Signore

Sii detentore di una memoria grata per testimoniare il centuplo ricevuto nella tua vita totalmente donata, consegnata nelle mani del Signore! Se gli impegni non sono assillanti, perché penso che qualche piccolo servizio tu lo possa fare, è il tempo di coltivare l’amore verso lo Sposo, il Signore che hai amato e servito, regalandogli un po’ più di tempo per pregare e continuare, nell’ascolto e nello studio della Parola, quella relazione unica con Lui che ti ha sostenuto e guidato  e che ancora è la roccia su cui fondi la tua sequela.

Anche se la stanchezza, qualche acciacco o il sonno, possono rallentare e appesantire la mente, il cuore può sempre “ardere”, rimanere in silenzio per  gustare la sua presenza: sarà la preghiera più bella!

La figura  dell’anziano Simeone nel tempio, in attesa del Signore, sia l’icona biblica che ti accompagna e ti ispira, poiché la sequela non termina mai, non si esaurisce con il passare degli anni. Si dilati in te un nuovo spazio di silenzio e solitudine, non più  temuto ma amato,  per vivere con cuore riconciliato e purificato da tutte quelle false illusioni e falsi idoli che possono occupare e preoccupare nel tempo della giovinezza.

Ora è il tempo favorevole per rimanere faccia a faccia con sé stessi e con il volto di Dio che hai conosciuto nel tuo lungo cammino, nel silenzio del cuore ricolmo della sua Presenza.

Un prete non frettoloso che sa ascoltare

Questa tua nuova condizione è anche il tempo di una nuova fecondità, occasione preziosa pertestimoniare la vicinanza umile di Dio nel ministero dell’ascolto e del dono del sacramento della Riconciliazione. Che bello poter trovare un sacerdote disponibile, non frettoloso con l’orologio in mano e con l’orecchio incollato al cellulare, per adempiere ai molteplici impegni. “Esserci”, per ogni persona che lo desidera, pronto a offrire il tuo ascolto e il dono della misericordia del Signore!

Le persone hanno tanto bisogno di qualcuno che le ascolti con benevolenza,  senza  giudizi, capaci di raccogliere  le loro vite disperse e sofferenti, pronti a offrire una parola semplice, ma vera, non studiata sui libri, ma nata dall’esperienza.  

La bellezza e la sofferenza della vita che lo scorrere degli anni ha inciso sulle rughe del tuo volto, segno dei tanti passaggi pasquali che hai attraversato, prende la forma umile dell’accoglienza, della compassione, della prossimità. La tua esperienza di fede può divenire sapienza da trasmettere ai giovani e agli adulti così bisognosi di padri e di maestri di vita, perché ritrovino le proprie radici e la propria stabilità, in questo nostro tempo così confuso e complesso.

Per camminare verso il futuro serve il passato

Per camminare verso il futuro serve il passato, servono radici profonde, che aiutano a vivere il presente e le sue sfide. Serve memoria, serve coraggio, serve pazienza.

La tua vita può essere questo piccolo segno di un cuore totalmente disponibile a immagine del cuore di Dio, umanissimo, capace di tenerezza e di forza, di parola e di silenzio.

Carissimo, non sei quindi in un tempo di sospensione, privo di senso, ma di maturità di vita da donare con gioia a quanti il Signore porrà ancora sul tuo cammino. Hai un compito testimoniale: quello di trasmettere la sapienza e il patrimonio umano e di fede che hai accumulato nello scorrere dei tuoi giorni, perché “non ci sarà vecchio che non porti a pienezza i suoi giorni” (Isaia 65, 20).

Share.

1 commento

  1. Avatar

    a conferma di quanto scritto nell’ultimo paragrafo, un prete, come i genitori, non vanno mai in pensione! Ogni età ha le sue prerogative di poter operare “nel e per” il bene! Guardarsi attorno ed intuire dove la nostra presenza, può essere d’aiuto, che a volte è solo spirituale, e con la sensibilità che ognuno di noi ha dentro nel profondo(io lo chiamerei guida dello Spirito Santo), c’è solo la difficoltà della scelta, tanto spazio esiste, per poter seguire quello che Dio ci ha seminato ancora prima della nostra nascita! A volte mi dibatto contro le difficoltà che si incontrano, soprattutto per l’indifferenza e l’ignoranza insensibile, di chi desidera altro, ma noi dobbiamo seguire il nostro cuore con la passione di cui è stata lastricata l’intera nostra vita e proseguire nel cammino… c’è solo da rimanere felici di esserci,.. sempre e nella misura a nostra portata! Basta guardarsi attorno e la strada la si troverà senz’altro, e sarà di maggior gioia seguirla perché nessuno ti obbliga a farlo se non l’Amore di Cristo a cui dobbiamo tantissimo!

Lascia un commento