Il Vangelo non è un sedativo, ma un fuoco che deve bruciare

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! (Vedi Vangelo di Luca 12, 49-53)

Per leggere i testi liturgici di domenica 18 agosto, ventesima del Tempo Ordinario, clicca qui.

Gesù e il fuoco che deve bruciare

Gesù parla di un fuoco che è venuto a portare sulla terra. Non è un’immagine inconsueta. Dio usa spesso il fuoco per manifestarsi. Ci ricordiamo del roveto ardente, nell’Antico Testamento e della Pentecoste, nel Nuovo. E parla di un battesimo nel quale sarà battezzato. “Battesimo” significa immersione nell’acqua: sono le acque purificatrici della morte. Gesù vuole passarci dentro, desidera che questo avvenga.
Il destino impegnativo del Signore deve essere fatto proprio dai suoi discepoli. E questo è cosa né facile né scontata. Luca parla spesso della pace come uno dei beni che Gesù ha portato sulla terra. Ma non è la pace facile che si adatta a tutto. Al contrario, è la pace difficile che comporta anche scelte, divisioni, contrasti. È un po’ come il fuoco che separa il metallo dalle scorie…

Le divisioni che Gesù annuncia sono, da un certo punto di vista, le più irriducibili e le più scandalose perché avvengono all’interno della stessa casa e tra i parenti più stretti.

I cristiani “conservatori” e il Vangelo rivoluzionario

Avviene spesso, oggi, che i cristiani sono chiamati, mentre molte certezze crollano, a ridare sicurezze perdute, a salvare quello che c’è. Il cristianesimo, per molti nostri contemporanei, è strutturalmente conservatore. Lo pensano molti laici che chiedono alla Chiesa di fare quello che la società spesso non sa fare: ricordare, conservare memorie e valori, arginare la disgregazione che affligge la società. Questa particolare “vocazione” è condivisa anche dentro la Chiesa. Molti cristiani, in effetti, pensano che la Chiesa debba soprattutto conservare quello che c’è e pensano che questa conservazione sia il massimo bene per la Chiesa e, insieme, il massimo bene per la società.

Il vangelo di oggi non sembra andare in questa direzione. Gesù non ha conservato intatto il “deposito” dell’ebraismo che gli è stato consegnato ma l’ha rivoluzionato. I cristiani di oggi, proprio perché “sognano” un mondo perfettamente giusto, riconciliato, pacifico non possono semplicemente accettare quello che c’è, ma annunciano, fortemente, quello che non c’è. O sono profeti o rischiano di non essere più nulla.

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