Papa Francesco: “I malati non sono da scartare, ma da curare e accudire”

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“Nel capitolo 5 degli Atti la Chiesa nascente si mostra come un ‘ospedale da campo’ che accoglie le persone più deboli, cioè i malati”. Lo ha detto Papa Francesco nella catechesi dell’udienza di oggi, durante la quale – davanti a circa 10mila persone – ha proseguito il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, incentrando la sua meditazione sul tema “‘Quando Pietro passava…’ (At 5,15). Pietro principale testimone del Risorto”. “La loro sofferenza attira gli Apostoli, i quali non possiedono ‘né argento né oro’ (At 3,6) ma sono forti del nome di Gesù – ha aggiunto il Pontefice -. Ai loro occhi, come agli occhi dei cristiani di ogni tempo, i malati sono destinatari privilegiati del lieto annuncio del Regno, sono fratelli in cui Cristo è presente in modo particolare, per lasciarsi cercare e trovare da tutti noi”. E poi il Papa ha sottolineato, parlando a braccio, che “i malati sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare”. “Al contrario, sono da curare, da accudire”. Segnalando che “tra gli apostoli emerge Pietro”, Francesco ha evidenziato come l’apostolo “si accosta alle barelle e passa tra i malati, così come aveva fatto Gesù prendendo su di sé le infermità e le malattie”. “Il testimone, infatti, è colui che manifesta Cristo, sia con le parole sia con la presenza corporea, che gli permette di relazionarsi e di essere prolungamento del Verbo fatto carne nella storia”.
“Il primo settembre cade l’ottantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale, avviata con l’aggressione nazista tedesca sulla Polonia. Mentre a Varsavia, a Wielun e in altre città si svolgeranno le celebrazioni commemorative, con la partecipazione di numerosi capi di Stati di tutto il mondo, pregheremo tutti per la pace, affinché non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, che portarono solo distruzione, sofferenze e morte”. Lo ha detto stamani Papa Francesco, al termine della catechesi, durante l’udienza generale, nei saluti ai pellegrini polacchi. Dal Pontefice l’invito a pregare “perché la pace regni nei cuori degli uomini, nelle famiglie, nelle società e tra i popoli”. Nel saluto ai pellegrini in lingua italiana, Francesco ha ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica di sant’Agostino. “Invito tutti a lasciarvi ispirare dalla sua santità e dalla sua dottrina. Assieme a lui, riscoprite la via dell’interiorità che conduce a Dio e al prossimo più bisognoso”.
“Chiediamo anche noi allo Spirito Santo la forza di non spaventarci davanti a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita. Chiediamogli di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco”. Lo ha detto Papa Francesco nella catechesi dell’udienza di oggi, durante la quale – davanti a circa 10mila persone – ha proseguito il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, incentrando la sua meditazione sul tema “‘Quando Pietro passava…’ (At 5,15). Pietro principale testimone del Risorto”. Soffermandosi sul servizio dell’apostolo Pietro, il Pontefice ha evidenziato che “senza che egli faccia nulla, la sua ombra diventa ‘carezza’ risanatrice, comunicazione di salute, effusione della tenerezza del Risorto che si china sui malati e restituisce vita, salvezza, dignità”. “In tal modo, Dio manifesta la sua prossimità e fa delle piaghe dei suoi figli ‘il luogo teologico della sua tenerezza’”, ha aggiunto, citando la meditazione mattutina a Casa Santa Marta del 14 dicembre 2017. Nelle parole di Francesco è ritornato un insegnamento cui aveva fatto cenno poco prima: “Nelle piaghe degli ammalati, nelle malattie c’è sempre la presenza di Gesù, che chiama tutti noi ad accudirli”. Poi, il riferimento all’”azione risanatrice” di Pietro, che “suscita l’odio dei sadducei”, ha osservato il Papa, che ha ricordato la risposta di Pietro, il quale “offre una chiave della vita cristiana”, cioè “obbedire a Dio invece che agli uomini”: ciò “significa ascoltare Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli; aderire a Lui per diventare capaci di alleanza con Lui e con chi incontriamo sul nostro cammino”.

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