Strategie per contrastare l’odio. La pace vola sulle ali di una gru di origami

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“Orizuru” in giapponese è la gru di origami. Non è solo un uccellino di carta, ma un simbolo di pace bellissimo e potente. Ne racconta la storia Beniamino Sidoti nella sua pagina Facebook di “Strategie per contrastare l’odio” ora raccolte anche in un libro (Feltrinelli): «Sadako Sasaki, una bambina sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945, a tredici anni si scopre ammalata di leucemia. Mentre porta avanti le cure, inizia un suo percorso personale: secondo una leggenda giapponese chi porta a termine una collana di mille gru potrà chiedere un desiderio. Sadako inizia a creare gru di carta con ogni materiale, dai fogli di giornale alle confezioni di medicine: morirà comunque, un anno dopo, nel 1955, sepolta con una collana di mille gru, che aveva portato a termine con l’aiuto degli amici e compagni, e dei bambini della città. Quel segno fragile è diventato uno dei simboli di pace più interessanti al mondo: perché non si limita a definire la pace come la negazione della guerra, ma suggerisce una “pratica pensante”. La pace diventa infatti un gesto ripetuto da tanti, per un obiettivo comune, diventa un piccolo passo insignificante che contribuisce a un grande traguardo; è segno di speranza individuale che diventa collettiva; è colore e segno diverso in un mondo adulto che vede tutto solo in termini di supremazia. Fuori del memoriale della pace di Hiroshima, nei parchi della pace, per le commemorazioni delle vittime civili, si vedono sorgere collane di mille gru. Fragili e legate, come siamo noi esseri viventi, e così belle».

Questa è la strategia numero 395, “Senzaburu”, che vuol dire appunto “mille gru”, e nella foto se ne vede una appesa fuori da un tempio buddista. È un simbolo molto potente che mostra ancora una volta come cose grandi possano nascere da una tessitura fragilissima e delicata.

È passato oltre un anno da quando Sidoti, scrittore, formatore e autore di giochi ha creato la sua pagina, che ora conta oltre ottomila fan. L’idea è nata da una constatazione: «Via via che contribuivamo ad amplificare l’indignazione, in realtà stavamo sancendo la nostra incapacità di generare opposizione, di farci sentire, di avere voce in capitolo. Ho sentito che questo mi faceva stare male e ho capito che in tanti avevamo questa sensazione. Da quella si doveva partire, senza aspettare di essere salvati da altri»

Sidoti si fa promotore di una rivoluzione “gentile e leggera, fatta con un sorriso e con la voglia di condividere”. Le sue strategie, che posta sui social con un rigoroso ordine numerico, in modo che possano essere facilmente ritrovate, sono piccoli strumenti quotidiani di cambiamento del pensiero. «Contrastare l’odio non significa essere buonisti o santi. È rifiutare una dialettica basata sulla sopraffazione. Per questo è qualcosa che si può imparare e che si può migliorare: con azioni pratiche e condivise, cioè mediante delle strategie». È un invito a mettersi al lavoro nella vita di tutti i giorni, scegliendo i gesti più adatti e sostenibili, quelli che più ci appartengono.

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