Viaggio a Gerusalemme e Tel Aviv. Tra tradizione, luoghi sacri, cultura e modernità

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Due affascinanti città tanto diverse tra loro, come Gerusalemme e Tel Aviv, sono state la meta di un viaggio estivo di dieci giorni vissuto assieme a mio fratello Giacomo. Premio post maturità per lui, temporanea pausa dagli esami universitari per me. A fare da collante la destinazione: Israele. La terra che, sin dall’antichità, funge da punto d’incontro tra culture e religioni differenti, là dove Asia, Europa ed Africa si intersecano.

Un’area geografica da sempre molto cara alla mia famiglia, dal momento che i nostri genitori si sono sposati a Cana di Galilea al termine di un pellegrinaggio in Terra Santa. Fin da piccoli, Giacomo ed io abbiamo avuto modo di tornare in Israele quasi ogni due anni. A volte seguendo gli itinerari più frequentati, altre volte scoprendo angoli meno noti ma altrettanto affascinanti. Da Gerusalemme al Mar Morto, dalla Galilea alla Cisgiordania, passando per città costiere come Netanya e Cesarea. Un mix di luoghi sacri, deserti brulli e pianure verdeggianti. Ma soprattutto l’opportunità di immergersi fino in fondo nella ricca varietà di tradizioni religiose e culturali delle tre grandi fedi monoteiste.

Non ci sono stati perciò dubbi nel scegliere la meta per il nostro viaggio senza genitori, adottando però, anche per questa volta, una prospettiva differente: accanto a Gerusalemme, infatti, abbiamo optato per una visita a Tel Aviv, metropoli cosmopolita spesso fuori dai classici pellegrinaggi.

 

 

Gerusalemme città Santa

Gerusalemme è un qualcosa di unico. Santa per le tre confessioni monoteiste, questa città ha un fascino secolare, senza tempo. Il nucleo originario di Gerusalemme, delimitato dalle antiche mura difensive, è informalmente diviso in quattro quartieri – musulmano, cristiano, armeno ed ebraico – in un vivace contrasto linguistico, religioso e culturale. In poco meno di un chilometro quadrato di estensione si possono incontrare luoghi mistici e di profonda suggestione.

Dal Kotel, il muro presso il quale gli ebrei pregano, alla sfavillante Cupola della Roccia, il santuario islamico edificato sul sito della Spianata delle Moschee. Senza dimenticare la Basilica del Santo Sepolcro, nel luogo della passione di Cristo. Ma Gerusalemme non è solo questo.

Gerusalemme vuol dire incontri. Con altri pellegrini lungo la Via Dolorosa, con gli arabi nel suq o con qualche ebreo della stretta osservanza nel quartiere di Mea Shearim. Incontri come quello con Bertha: una cordiale novantenne francese, sopravvissuta da piccola al dramma dell’Olocausto, che rivediamo volentieri ogni qual volta torniamo allo Yad Vashem, il toccante museo-memoriale della Shoah. Oppure con suor Regina dallo Zambia o l’organista tedesco padre Petrus, due tra i tanti religiosi che orbitano intorno al Santo Sepolcro. Perché Gerusalemme è sempre speciale. Per qualunque fede e a qualsiasi latitudine.

 

 

 

Tel Aviv, tra antico e moderno

Viva di notte e calda di giorno, Tel Aviv è l’altra faccia di Israele. Una città moderna e cosmopolita, adagiata sulle placide acque del Mediterraneo. La sua storia è molto recente: venne fondata nel 1909 su delle distese di dune sabbiose con il nome ebraico di “collina della primavera”, con evidente richiamo al luogo dove, secondo il libro di Ezechiele, trovano casa i giudei in esilio.

L’insediamento crebbe ulteriormente negli anni trenta grazie al lavoro di architetti tedeschi ebrei, emigrati in Israele a seguito della salita al potere di Hitler, che dotarono Tel Aviv di oltre 4000 costruzioni in stile Bauhaus, caratterizzate da forme geometriche pulite e asimmetriche. Tutt’oggi la città è la prima al mondo quanto a presenza di edifici realizzati secondo i principi del Movimento Moderno.

Mentre la giovanile Tel Aviv ha da poco iniziato il suo secondo secolo di vita, la vicina roccaforte fortificata di Giaffa vanta invece una storia di 5000 anni alle spalle. Le vicende del borgo, porto strategico all’ingresso del Medio Oriente, sono un susseguirsi di conquiste: da parte di greci, romani, crociati, truppe napoleoniche, ottomani e infine inglesi. Un succedersi di domini temporanei che hanno contribuito ad accrescere l’anima cosmopolita di Giaffa, oggi mix di quartieri arabi ed ebraici. In un clima di vivacità culturale che ben si sposa con l’essenza di Tel Aviv: metropoli internazionale, dove tradizione e modernità si incontrano.

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