Dio solo è Dio. Il denaro no

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In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: ‘Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare’” (Vedi Vangelo di Luca 16, 1-13.

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Uno strano amministratore, disonesto e abilissimo

Gesù racconta una parabola e trae, dal racconto, un insegnamento. Al centro del racconto sta un amministratore alle dipendenze di un ricco proprietario. Questi viene accusato di aver dissipato i beni del proprietario il quale, in risposta, decide di licenziarlo. L’amministratore, allora, per assicurarsi un qualche futuro, chiama i debitori del padrone e ne riduce drasticamente i debiti. I debiti condonati sono rilevanti. 100 barili corrispondevano a un valore di 1000 denari. E un denaro equivaleva alla paga di un giorno. Dunque un debito di mille giornate lavorative, gli stipendi di un operaio per quasi tre anni. Cento misure di grano hanno un valore di 2500 denari quindi di 2500 giornate lavorative, quasi sette anni di reddito di un operaio.

Stranamente, il proprietario loda la scaltrezza dell’amministratore. La stranezza della lode rimbalza su Gesù che la racconta. E Gesù spiega. Non si lodano gli intrallazzi dell’amministratore, ma la sua abilità che diventa esemplare per i discepoli di Gesù stesso che dovrebbero, nel seguire il maestro, usare la stessa prontezza nel decidersi.

Il denaro non è una divinità

In seconda battuta Gesù trae dal racconto un insegnamento circa il buon uso delle ricchezze. Il denaro può diventare “disonesto” se distoglie dai veri valori.  E questo avviene quando il denaro diventa “Mammona“. Questo strano epiteto è il nome di una divinità fenicia, e perciò falsa, per il credente ebraico. Il denaro, dunque, estrania quando viene trattato alla stregua di una divinità. Non solo il discepolo non deve “adorare” il dio denaro, ma deve donare parte dei suoi beni, ben sapendo che, appunto, il denaro non è tutto e che non è possibile servire insieme Dio e il dio Denaro. Ancora una volta, bisogna scegliere.

Del buon uso delle ricchezze

Il continuo sospetto del cristiano di fronte alle ricchezze e sul loro valore ambiguo non è infondato. Le ricchezze hanno il potere di distrarre, di imbambolare l’uomo, di togliergli il gusto delle cose che contano. I soldi che devono servire per rendere possibile la vita, diventano divinità cui si sacrifica tutto. È la forma moderna dell’idolatria. Di fronte alla divinità falsa bisogna riaffermare la divinità vera. Dio solo è Dio.

In fondo, la messa in guardia di fronte al denaro-divinità è una forma di salvaguardia dell’uomo e della sua dignità. L’uomo non deve svendersi al denaro, con il quale si vende e si compra tutto. L’uomo, il figlio di Dio, non è in vendita, non deve essere in vendita, mai.

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