Don Luca Pezzotta: “In costa d’Avorio ho trovato una nuova casa”

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«Fantastico!»: è questo il motto di don Luca Pezzotta, curato della parrocchia di Boltiere dal 2010 al 2018, da un anno missionario presso la parrocchia di Agnibilekrou, in Costa d’Avorio, ed è stata questa la parola con cui ha esordito ieri nell’omelia davanti alla stessa comunità da lui lasciata esattamente un anno fa. Dopo essere stato ordinato sacerdote, Boltiere è stata la prima comunità in cui è stato chiamato a prestare servizio dal vescovo Francesco, ma, come racconta lui stesso «la disponibilità a partire per la missione era qualcosa che portavo dentro da sempre; per questo, quando il vescovo mi ha proposto di partire per un breve viaggio di conoscenza della Costa d’Avorio, ho accettato con piacere e, una volta tornato, ho trasformato quella che fino a quel momento era stata soltanto un’idea in un progetto». Parlando di questo primo anno di missione, don Luca ricorda che il suo primo pensiero, al momento del decollo lo scorso novembre, è stato di interrogarsi su quando avrebbe rivisto l’Italia, la sua famiglia, gli amici, la comunità a cui tanto era affezionato, ma che, non appena atterrato, la sensazione di essere arrivato in una terra che da quel momento sarebbe stata la sua nuova casa aveva preso il sopravvento e lasciato spazio all’emozione di sentirsi fin dal primo momento accolto nella nuova comunità.

«Non posso negare che nei primi mesi ad Agnibilekrou abbia fatto fatica: la fatica per una lingua nuova e quasi del tutto sconosciuta, che non solo non mi permetteva di costruire fin da subito le relazioni che avrei voluto, ma il cui studio occupava la maggior parte del mio tempo; la fatica di abbandonare la quotidianità dell’oratorio e della scuola e di ritrovarmi immerso in una realtà nuova, in cui la sfida più grande è quella di abituarmi ad un una nuova concezione di tempo, che come cantano Fabi, Silvestri e Gazzè “è un concetto qui inutilizzabile”, la fatica di avere pazienza, osservare ed ascoltare, perché come cantano sempre loro “Chi vuol capire prima deve riuscire a domandare e chi vuole amare prima deve imparare a rinunciare”».

Accanto alla fatica, c’è altro che don Luca ha conosciuto in questi primi mesi da missionario: l’altro. L’altro che è diverso, perché parla una lingua diversa, perché ragiona in modo diverso, perché vive in modo diverso, l’altro che è, però, indispensabile per conoscere noi stessi. E perché l’inevitabile relazione con l’altro sia al centro dell’esistenza e dell’esperienza di ogni cristiano, nell’omelia alla comunità di Boltiere don Luca, guidato dalla parabola del Padre Misericordioso, invita a riflettere, attraverso il tentativo di raffigurare la propria sagoma, che nessuno può definirsi, può tracciare i contorni del proprio corpo e della propria esistenza senza l’aiuto dell’altro. «In questi mesi ad Agnibilekrou mi sono trovato spesso a riconsiderare le relazioni, il rapporto con l’altro, differente da quello che avevo con gli altri in Italia, meno immediato forse, ma che richiede un esercizio quotidiano di non giudizio, ascolto attivo, abbandono di ogni atteggiamento paternalistico e senza dubbio necessario per comprendere non solo che senza l’altro noi non potremmo essere chi siamo, ma anche e soprattutto che nella complessità del tessere relazioni non è possibile trovare risposte semplicistiche come quelle che troppo stesso il nostro tempo ci propone».

 

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