La spada di legno: un’avventura per affrontare la paura della morte

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Non è solo un fantasy “La spada di legno” (Feltrinelli) di Frieda Nilsson, che attraverso una storia piena d’avventura, di personaggi bizzarri, di colpi di scena, affronta un tema difficile, una specie di tabù nella letteratura per ragazzi, la morte. L’autrice lo ha presentato nei giorni scorsi al Festivaletteratura di Mantova.
“Per me – racconta – la morte è sempre stata un tema fondamentale, ne ho sempre avuto moltissima paura, finché questo non ha influenzato in modo debordante la mia vita quotidiana. Ho sentito il bisogno di iniziare una sorta di terapia su me stessa, ed è così che è nato il libro, per raccontare che dopo la morte non è finita, che da un certo punto di vista la parte migliore comincia dopo, un aspetto ben presente nella visione cristiana. In molte società laicizzate come la mia si sente la mancanza di un orizzonte di senso, e questo spinge all’estremo la ricerca della felicità: la vita è breve, non bisogna annoiarsi neanche un giorno, non si può perdere tempo. Una prospettiva molto stressante”.

Nella storia c’è un ragazzo, Sasha, e sua madre, gravemente ammalata, che con la malattia ha ottenuto dal figlio anche un nuovo nome, Semilla, che segna uno spartiacque tra ciò che è stato e un futuro incerto e inquietante. Una notte Semilla sparisce dal suo letto e Sasha la vede a bordo di una barca che si allontana dal porto. Decide di inseguirla per riportarla indietro. Arriva su un’isola misteriosa, popolata da personaggi bizzarri, finisce col sfidare la morte in persona, dimostrando uno straordinario coraggio e molta determinazione. Nel romanzo la forza distruttrice della morte diventa in modo sorprendente una spinta creatrice, capace di far emergere parti profonde di noi di cui gli uomini, da vivi, non sono consapevoli.

“Ho immaginato – osserva Frieda – che al termine della vita si possa tornare ad essere nel modo che ci ha reso più felici, che ci ha fatto sentire realizzati”.

Tutti si interrogano sulla morte dal tempo delle fiabe, e che sia sogno, che sia realtà, è impossibile avere una risposta certa su ciò che accade. Ciò che conta è il viaggio e la capacità di accogliere e accettare il distacco, e di trasformare il dolore in qualcosa che aiuta a crescere e rende più forti.

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