Romano Prodi a Bergamo. La politica torna a essere la “nobile arte”

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C’era molta gente alla “lectio magistralis” di Romano Prodi, presso il Centro Congressi, lunedì scorso, 23 settembre. A Romano Prodi le Acli, con il loro contenitore culturale “Molte fedi sotto lo stesso cielo”, hanno consegnato il premio “Costruttori di ponti”. Romano Prodi ha poi girato il premio – 5.000 euro – alla associazione CUAMM di Padova, che da settant’anni fa opera di promozione sociale in alcuni dei paesi più poveri dell’Africa. Dopo la consegna del premio, Romano Prodi ha tenuto la sua “lectio magistralis”.

La sala Oggioni era stracolma e i presenti hanno seguito la lectio di Prodi con evidente, intenso interesse. Anch’io come, immagino, tutti i partecipanti mi sono portato via da quell’incontro molte idee e alcune forti impressioni.

La nobile arte della politica

Ho avuto la sensazione netta che la politica è cosa bella, che è davvero la “nobile arte”. La nobiltà della politica, di questa politica, viene soprattutto dal fatto che chi ne parla ne rispetta la complessità e, proprio perché la rispetta, cerca di ragionarci sopra. Mi è venuto in mente, più volte, mentre ascoltavo Prodi, un confronto inevitabile fra questo nobile ragionare e lo sguaiato gridare di tanti clown della politica nostrana. Questi, infatti, quasi sempre, non ragionano, gridano. Non ho mai sentito Grillo parlare, confrontarsi, ragionare. Non ho mai sentito Salvini confrontarsi, riconoscere le buone ragioni degli altri, accettare semplicemente i propri limiti e la difficoltà a risolvere un problema. Il gridare e l’aggredire, infatti, porta, inevitabilmente a forme estreme di semplificazione. La politica, nei nostri guitti nazionali, è semplice. Gli immigrati? Basta chiudere i porti. Le riforme istituzionali? Basta diminuire il numero dei parlamentari. Il fisco? Non bisogna mettere le mani nelle tasche degli italiani. E se invece gli immigrati venissero collocati nel complicato scenario internazionale? E se il fisco, finalmente, facesse davvero pagare le tasse a tutti? La politica giusta affronta coraggiosamente l’impopolarità. La politica delle scorciatoie facili non porta da nessuna parte.

Il politico non deve essere come me

Mentre ascoltavo Prodi, mi rendevo conto come la complessità della politica esiga anche una altrettanto complessa competenza. Molti dei politici di oggi fanno l’impossibile per dare l’impressione che sono in tutto, ma proprio in tutto, come noi. E questa fratellanza fra governanti e cittadini è quello che deve rassicurare: chi siede in Parlamento e sui banchi del governo non mi frega perché mette il costume da bagno come me, va al bar come me, va al mercato come me. Il buon politico è come me ed è buono proprio perché è come me.

Ora, il severo ragionare di Prodi mi ha confermato esattamente nella convinzione opposta. Il buon politico non deve essere come me. Io non so nulla di economia, né macro né micro, non so nulla di rapporti internazionali, non conosco le complicate situazioni in Medio Oriente o in Africa. Se il politico è come me è un disastro, per me, per lui e per tutti. Il buon politico, dunque, non deve essere come me, non deve assolutamente essere come me.

L’Europa e il nostro futuro

Prodi ha parlato molto dell’Europa. Ha citato dati e date. Una cifra, tra le tante, mi è rimasta in mente. I cinesi sono un esercito. A ogni italiano corrispondono 23 cinesi. A ogni tedesco 17 cinesi. Di fronte a quell’esercito e di fronte al suo travolgente sviluppo, l’Italia, da sola, non può nulla. O si va insieme o si muore o, nella migliore delle ipotesi, si vivacchia. La vera grandezza di una politica matura, sta anche in questo: nel riconoscere i propri invalicabili limiti e nel cercare i mezzi per superarli. Di fronte al gigante che si fa avanti posso ritirarmi nella mia tana. Forse resisterò all’urto ma, alla fine, mi resta solo la mia piccola tana, il mio piccolo mondo antico e senza respiro.

Prodi profeta disarmato?

Prodi pare ormai fuori gioco. Ha ottant’anni, portati benissimo. Ma sono ottanta. Ha lasciato la politica e lo dice. Il suo compito mi pare essere quello del profeta, ma un profeta che si impegna a ragionare, a capire il mondo senza smontarlo, a servirlo senza dominarlo.

Probabilmente il folto e attentissimo pubblico dello scorso lunedì è comunque una minoranza rispetto alla grande ondata della politica di oggi. Può darsi. Ma quando gli stranieri dominano la casa in cui si abita, è necessario fare i carbonari. In attesa di tempi migliori. Che arriveranno. Non si sa bene quando. Ma arriveranno.

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