Franco Loi a Milano e la putìa (la bottega) di Tano Capuano. Poesia, barba e capelli

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Franco Loi dal suo barbiere Tano Capuano. Estate 2019

Sono stato da Franco Loi, a Milano l’altro giorno, di S. Francesco. Per festeggiare il suo onomastico, con Silvana la moglie, siamo usciti a pranzo. Prima di uscire lui mi ha permesso di fargli la barba. E’ stato durante quel lavoro, impegnativo per tutti e due, che mi è venuto in mente Tano, il suo barbiere che ha la bottega in via Piero della Francesca, al 74, in città. Tano, dice Franco è un brave barbiere e un bravo poeta. L’ultima volta che Franco è stato da Tano, l’ho accompagnato io, in auto, questa estate, in un bel pomeriggio di sole, che Milano non sembrava neanche Milano.

E’ stato mentre andavamo da Tano, quel pomeriggio, Franco con i suoi occhiali scuri da sole e da orbo, mi ha richiamato ad un rallentato viaggiare, più attento alla sua geografia esistenziale e cittadina, teso com’era a ricostruire mentalmente i luoghi e i sentimenti dei luoghi che attraversavamo, e a cercarne conferme – lì ci dovrebbe essere…… vedi, dice a me lui che non ci vede, quel portico, quella piazzetta dove una volta mi è successo che….. lo vedi?…, piuttosto che ad arrivare in tempo all’appuntamento con Tano che ci aspettava nella sua putìa (bottega nel suo dialetto siciliano).

E’ stato in quell’andare, dicevo, che mi sono venuti in mente alcuni versi-momento di un altro attraversamento milanese, in auto, sempre con Franco. Era l’estate 2011 anche lì con un raro sole limpio. Lui anche in quella occasione parlava della città e lo faceva in maniera tumultuosa disseminando pensieri, versi suoi e qualche arrabbiatura, che mi regalavano una intensa e incuriosita tenerezza. Arrivati a destinazione scrissi sul mio taccuino:

A Franco, … di MN letta da Fèro.

To pàrlet  co i ögiài
ch’i fà curnìs
a du öcc de curàm co i crùs
sensa stremìs
del valùr istriù  del fiàt
e del fà de incèns
chèl i-m’pó despiràt.

………

Areonàötech
’nfina
in del sò precìs
l’arzènt màgher di tò cheèi
de fina us
invèrs a ö cél  de presù,
co i ustinade paròle che i strèns
in d’ö parlà
che l’gh’à ol sgul
despiombàt.

………

Franco Loi
a Milà a tó gh’è méla cartèi
e piö propèns ol sfrìs
tra l’sò vél vólt  e ’l catràm
e to culùret i ‘nsègne sö i stradù
co i sò nòm che stèns.
Incö Milà
l’è ö ècc pitùr  desligàt.

...

Parli con gli occhiali
che fan cornice
a due occhi di cuoio con le croci
senza spaventi
del valore stregone del fiato
e del retrogusto d’incenso
quello un po’ disperato.

………

Aeronautico
persino
nel suo preciso
l’argento magro dei tuoi capelli
di fina voce
verso un cielo da prigione
con le ostinate parole che stringono
in un parlare
che ha il volo
spiombato.

………

Franco Loi
a Milano hai mille cartelli
e più propenso lo sfriso
tra il suo velo alto e il catrame
e colori le tracce sugli stradoni
con i loro nomi che stingono.
Oggi Milano
è un vecchio pittore slegato.

 

Arriviamo alla putìa di Tano in via Piero della Francesca 74, che ci aspetta e ci accoglie sulla soglia, ci abbraccia e ci offre da bere. La putìa è una piccola e accogliente barberia caricata di poesia. Franco si accomoda sulla sedia e Tano, sempre raccontando incomincia il suo lavoro. Dopo una decina di minuti, entra un signore anziano, avvocato sugli ottanta, ben portati e con fare fino, che si dichiara in anticipo e con il piacere di aspettare lì con noi. Tano fa le presentazioni e riprende a tagliare i capelli di Franco ed è bello ascoltare e guardare mentre muove la sua arte da bottega, di barbiere e poeta. L’avvocato, tirato in gioco dal barbiere, dopo un attimo di silenzio chiede di poter recitare una poesia e, al nostro comune consenso, con voce bassa e intensa recita Baudelaire prima e subito dopo Verlaine con una passione che gli faceva tremare la voce. In francese naturalmente. Poi, soddisfatto del nostro gradimento guardando fisso Franco nello specchio lancia, in milanese, la provocazione:  “Certo che ’l Tessa e l’ g’aveva un’otra Milan suta i öcc….” (perdonate l’approssimazione).  E’ da lì che io e Tano li abbiamo persi, Franco e l’avvocato, nelle insenature dialettalmente vivide delle loro vite; ed è allora che Gaetano Capuano mi mostra la sua putìa e la sua puisìa.

A PUTÌA. Di Gaetano Capuano e da lui letta.

PUTÌA

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Sulu ’na vota
fici binidirimi intra a putìa
di don Giulianu
–  chiddu dâ Curia –
nonsi pi currivu
tuortu o malupigghiato
c’è patri Costantinu
–      missiunariu ‘n-Africa-
ca u fa quannu ntruzza a Milanu
 
Chissacciu
a so’pari chiù putenti.

Gaetano Capuano
a Padre Costantino Frisia

LA BOTTEGA

28

Solo una volta
feci benedirmi dentro la bottega
da don Giuliano
–     quello della curia –
non per dispetto
torto o malpreso
c’è padre Costantino
-missionario in Africa-
che lo fa quando capita a Milano

Che so
la sua pare più potente.

 

 

Putìa e Puisìa
di Tano Capuano

Putìa e Puisìa (Bottega e Poesia), una bottega che gestisco in proprio da trentacinque anni e che nei ritagli di tempo, leggendo e scrivendo con “cimento d’autodidatta”, con la poesia mi ha dato consensi che mai mi sarei immaginato. Per me sono due passioni unisone, perché pur nutrendomi di poesia, campo di barbe e capelli. Mentre in quest’ultima è una regola di sostentamento, la poesia pur avendo le sue regole, per me non è una regola di vita.

Nella mia quasi trentennale esperienza letteraria dialettale, ritengo che la poesia non deve essere relegata in “torri d’avorio”  tipo: circoli, sodalizi e similari, bensì deve essere veicolata nel semplice e quotidiano uditorio, così come dovrebbe essere inteso il senso di chi scrive poesia. Rimarco questo pensiero perché nella putìa mi sono relazionato con disparate persone di ogni rango e, grazie alla capacità di ascolto e osservazione, è emerso che ognuno porta dentro se stesso la poesia, che sia la musica, la pittura, la fotografia, il canto ecc. Tutti indistintamente hanno uno spirito interiore che suggerisce a propria dotazione il “subliminale”.

Tra una barba e un taglio di capelli, faccio interagire anche i più restii, o avvezzi ad argomentazioni tipo: calcio, donne e motori, e all’unisono, armonioso e corale, emerge la ricchezza dell’Uomo. La ricchezza che trovo, sono le chiome che acconcio, che siano corvine, bionde o canute dei vecchi, degli anziani, dei bambini.

Voglio citare alcuni esempi: ho il pregio di servire di barba e capelli il poeta ed amico Franco Loi, per me è un arricchimento umano che mi dona consapevolezza delle capacità artigiane e poetiche. Ho avuto anche il piacere di tagliare i capelli a Milo de Angelis, un incontro casuale in un momento per niente piacevole della sua vita (la dipartita della sua compagna, ma questo l’ho saputo anni dopo); anche in questo frangente ho avuto modo di scrivere le mie impressioni, dell’uomo più che del poeta.

Non per ultimi i bambini, i ragazzi, che a distanza di anni, oggi fattisi adulti mi pregiano con l’appellativo di “poeta del taglio di capelli”. Ecco per me artigiano è il miglior complimento che ho ricevuto e di cui è sono fiero. Il mio lavoro è la poesia e la poesia è il mio lavoro.

In questi tempi, così aridi e bui in cui tanti pensano di utilizzare il dialetto come simbolo di appartenenza etnica, io impiego il gergo locale nella speranza di farlo divenire un evento di aggregazione sociale, dal quale cerco di fare emergere le solide radici di una cultura: quella siciliana.

 

 Gaetano Capuano, figlio di fabbro ferraio, nasce ad Agira, un piccolo centro dell’entroterra siciliano, in provincia di Enna.

Emigra nel capoluogo lombardo giovanissimo dove consegue il diploma di Accademico Insegnante Acconciatore, attività questa che una volta messa bottega in proprio, lo lega definitivamente a questa città.

Dopo aver fatto tesoro delle letture di autori come Meli, De Simone, Morina, Scandurra, Di Giovanni, Calì, Buttitta e contemporanei, dal  1992 da autodidatta, con un pò di temerarietà e passione, coltiva la poesia dialettale, ottenendo riscontri in concorsi letterari. Il dialetto adottato è quello di Agira, cristallizzato agli anni dell’immigrazione, che lo fa un prezioso preservatore di un idioma dell’entroterra siciliano che altrimenti sarebbe andato perso.

Ha pubblicato: Rispichannu rikurdanzi (Ed. Thule, Palermo, 1996), Vientu d’autunnu (Ed. Zane, Meledugno -LE 1999), Assapurannu silenzi (Ed. I quderni del giornale di Poesia Siciliana -PA 2007), Sorridere (Ed. Rosaliaeditions, Adrara San Rocco – BG, 2010), A’ putìa  (Ed. Rosaliaeditions, Adrara San Rocco – BG, 2010), Milanisarî  (Ed. Rosaliaeditions, Adrara San Rocco – BG 2017) ‘Ncàlia ncàlia (Ed. Rosaliaeditions, Adrara San Rocco – BG 2017)

Tranne la raccolta “A’ Putìa” (monotematica), la sua poetica è caratterizzata da paesaggi diversi che, come suole dire lui, sono “pegno d’amore per la sua terra”.

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