Halloween, ha senso festeggiarlo? Riflessioni e risposte, tra paganesimo e cristianesimo

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Halloween sì o Halloween no?

Come ogni anno, da un po’ di tempo a questa parte, l’interrogativo pare catalizzare l’attenzione dei tanti siti web cristiani, cattolici e non, presenti su internet. Una domanda, quella che si interroga se sia lecito, per il credente, festeggiare la ricorrenza che anticipa il giorno di tutti i Santi, motivata dall’ormai affermata presenza di questa festa nell’immaginario e nel tessuto socioculturale italiano: anche nelle nostre città, il 31 ottobre, non sorprende più scorgere per strada bambini e ragazzi che, travestiti da streghe, fantasmi o folletti, bussano alle porte delle case, elemosinando qualche caramella, in nome di un po’ di divertimento a buon mercato («trick or treat?»).

Una festa d’importazione, quella di Halloween, estranea alla nostra tradizione, che rivela, però, quella correlazione intrinseca fra paganesimo e cristianesimo, comune, del resto, a certe ricorrenze di origine italica, come, per esempio, il Carnevale. «Halloween è, nella sua forma attuale, l’erede di un’antica festa – afferma Alessio Pinna, diplomato in Arabic Studies presso il Pisai di Roma e già docente di Teologia delle religioni non cristiane presso il Centro Diocesano di Teologia di Oristano – ovvero, come indica il nome (variante linguistica di “All Hallow’s Eve”), la vigilia di Ognissanti: giorno in cui i cattolici irlandesi emigrati in America, come i loro compatrioti continentali, celebravano rituali ufficiosi, dalla forte connotazione pagana, che facevano da corollario a quelli ufficiali, stabiliti dalla Chiesa. Riti con cui ci si preparava, per l’appunto, alla festività di tutti i Santi».

Molto probabilmente, però, Halloween ha un’origine ancor più remota, dato che le sue radici sarebbero da ricercare nella festa di “Samhain”, che, presso i celti, si celebrava fra il 31 di ottobre e il primo di novembre. Nella concezione celtica del tempo, ciclica e circolare, “Samhain” non apparteneva né all’anno vecchio né a quello nuovo: un momento di soglia, in cui, secondo la comunità celtica, il velo che divideva la terra dei vivi da quella dei morti si assottigliava. Credenze pagane che, secondo lo studioso, non devono però mettere in allarme il fedele cristiano, tanto meno quello cattolico.

«Credo sia facile intravedere nella festa di Halloween un carattere marcatamente apotropaico – illustra Pinna, collaboratore de “L’Arborense”, settimanale di informazione dell’arcidiocesi di Oristano –, per niente estraneo alla tradizione cattolica. Penso, per esempio, a “Is Animeddas” o a “Su Mortu Mortu” in Sardegna: è il rito, antico come l’uomo, di rappresentare il tema del male o della morte, all’inizio (o alla fine, come nel caso del Carnevale) della brutta stagione, per codificarlo ed esorcizzarlo. Il cattolicesimo non ha fatto altro che armonizzarlo col proprio sistema, eliminando la connessione con divinità non più venerate ed associandole al culto dei santi. È la medesima dinamica con cui, sulla “Barca di san Pietro”, sono stati caricati e salvati una quantità rilevante di elementi pre-cristiani, nei quali, però, come insegna San Giustino, c’era già il “Logos”. Chi nega questa dinamica, nega la validità del modus operandi del cattolicesimo stesso, che, per definizione, è universale e adotta, come prassi, quella di calarsi nel contesto di ogni singola cultura. Non a caso, gli attacchi più violenti contro Halloween sono stati promossi dai neopuritani protestanti, in particolar modo dagli evangelici, da sempre insofferenti agli elementi propri della devozione popolare, presenti ingentemente nella tradizione cattolica».

Una relazione profonda, dunque, quella fra paganesimo e cristianesimo delle origini. «Il cristianesimo, fin dall’inizio, ha sempre sentito la necessità di dar vita a un confronto dialettico col mondo pagano – spiega don Lorenzo Testa, docente di Teologia morale presso il seminario vescovile di Bergamo –. E ciò sia per legittimarsi, di fronte a quel mondo, sia perché convinto di dover valorizzare ogni frammento di verità: gli interrogativi sulla vita, le speculazioni filosofiche e i riti religiosi dell’uomo prima di Cristo erano considerati, dai primi cristiani, come un tentativo di avvicinarsi alla verità autentica che, secondo la Chiesa, era ed è incarnata da Gesù Cristo e dalla sua parola. Questi tentativi, quindi, non venivano irrisi o perseguitati, bensì, dove era possibile, integrati. Certo, ci sono stati anche momenti di incomprensione, ma la sostituzione dei culti precedenti, spesso, non ha portato, necessariamente, alla distruzione degli stessi, bensì alla loro preservazione: come non pensare, per esempio, ai mitrei romani, convertiti in chiese, ma giunti fino a noi? Come non riflettere sul lavoro dei monaci amanuensi, che hanno garantito, con il loro lavoro, la trasmissione dei classici del pensiero greco? Ma, forse, basta rileggere gli Atti degli apostoli, quando san Paolo, rivolgendosi agli ateniesi, individua, nei loro templi, una ricerca autentica di verità. Prendere una festa e cristianizzarla significava scoprire in essa un bisogno profondo dell’animo umano e portarlo a compimento: non un’operazione di conquista, bensì una forma di dialogo, fra passato e presente».

Resta da chiedersi, comunque, se abbia davvero senso parlare di Halloween, per lo meno di quello contemporaneo, come di un rito apotropaico. «Questa festa, attraverso una rivisitazione moderna (orrorifica, gotica e grottesca), ha il merito di esibire, in modo sicuramente inadeguato, una realtà, quella della morte, che, ormai, sempre più spesso, viene estromessa dal nostro quotidiano – riflette don Lorenzo Testa –. Temo, però, che coloro che partecipano a questa ricorrenza non lo facciano certo con spirito apotropaico, ma giusto per divertirsi o perché attratti dal gusto per il macabro e il mistero, che, da sempre, affascina l’uomo. Affermare il contrario, credo, sarebbe dare troppo credito a una realtà ormai basata sulla pubblicità, sul consumo e, a volte, sull’eccesso e sul cattivo gusto. Forse, del resto, è proprio questo tipo di divertimento, frutto di una dimensione cinica e superficiale, a tenere lontano il consumatore dalle domande e dai problemi più importanti, ovvero quelli inerenti la vita e la morte».

Dello stesso parere Pinna: «Se festeggiato in modo consono, non trovo il male in quanto tale in Halloween, tanto meno non vi trovo alcunché di satanico. Certo è che questa festa, oggi, è mercificata, quando non travisata: una dinamica che riguarda tanti altri elementi della nostra cultura di massa». Una realtà, per don Lorenzo Testa, che, soprattutto per il cristiano, poco ha a che fare, quindi, con la ricorrenza di Tutti i santi e con la commemorazione dei defunti. «L’approccio alla morte, per noi credenti, non consiste nel rievocarla o nell’esorcizzarla, ma nell’affermare, con forza, che Qualcuno l’ha attraversata e l’ha vinta. Non possiamo soffermarci solo alla rielaborazione del lutto o, peggio, concentrarci sul nascondimento del disfacimento ad opera del tempo (penso, per esempio, alla chirurgia estetica), ma essere, ogni giorno, annunciatori della resurrezione di Gesù. Questa è la grande sfida per il credente: svincolarsi, per quanto possibile, dai legami consumistici ed essere testimoni della comunione che ci lega ai nostri defunti e a tutti i santi».

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