In bilico tra “Dolcetto o scherzetto” e domande profonde sulla morte. Passando per Coco.

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“Mamma, tu da cosa ti travestivi ad Halloween?”. “Tommy, quando io ero piccola manco sapevo cosa fosse, Halloween“. Stupore e perplessità. Che mi fanno riflettere. Perché sì, è incredibile come nel giro di pochi anni questa festa d’importazione sia penetrata profondamente nella nostra società. Tra zucche, streghe, scheletri, vampiri, fantasmi, letture in biblioteca, disegni a scuola, rappresentazioni teatrali, storie al buio di paura, Halloween è atteso dai miei figli più del Carnevale.

Sarà che il terrore e il macabro affascinano da sempre, sarà che vestirsi con qualcosa di veramente “paurooooooso” dà una soddisfazione ben maggiore che mostrarsi in pubblico nei panni di Zorri e principesse. Ma c’è anche qualcosa in più. Halloween tocca, sfiora, accarezza quella questione delicata e misteriosa di non poco conto che è la morte.

Probabilmente tra qualche anno i miei figli entreranno in quella fase della vita nella quale ti senti eterno e invincibile, nella quale al mondo appari stupido ma tu ti credi un eroe, nella quale Halloween sarà solo divertimento e macabro casino. Ma per ora Tommy e Alice sono piccoli e si pongono domande di una profondità sconcertante. “Mamma, tu lo sai dove si va quando si muore?”. “Dove si va, Tommy?”. “In un mondo che sta sopra al nostro, sopra alle nuvole. Fatto di scheletri. L’ho visto in Coco, te lo ricordi quel cartone bellissimo che ti ha fatto piangere?”. Uuuh sì, me lo ricordo quel cartone della Disney Pixar che non volevo farvi vedere perché, a mio parere, troppo piccoli per affrontare certe tematiche.

Figuriamoci, troppo piccoli per cosa?! “Beh, Tommy, quella è l’interpretazione della cultura messicana. Loro la vedono così. Ognuno ha la sua fede. Quel che conta, dicevano a Coco, è non dimenticare. Finché ricordiamo qualcuno non lo perdiamo”. “Fino a che età si può vivere?”. “Mah, direi che già arrivare a cent’anni è parecchio”. “Quindi a te quanti ne restano?“. “Nessuno può saperlo, Tommy. Ma io sono una tosta, stai tranquillo”. Perché sì, lo so che la morte fa paura. E ora, caro Tommy, sei ancora troppo piccolo perché io provi ad addentrarmi con te in riflessioni che ancora oggi, all’alba dei 40 anni, faccio fatica a fare. Per fortuna basta un attimo. “Stasera andiamo a fare dolcetto o scherzetto?“. Va bene Tommy, ci andiamo.

Bussiamo alle porte, “Dolcetto o scherzetto?!”, riempiamo il cesto di dolci, torniamo a casa con una scorta di caramelle che potrà bastare fino a Natale. Ammiriamo le zucche intagliate lasciate fuori dalle case, i lumini suggestivi, le lampade agghindate che brillano nella notte. E per una sera lasciamo che i mostri e le paure abbiano la meglio, lasciamo che ci pongano interrogativi. Lasciamo che ci ricordino, a ogni passo, il gusto della vita.

 

 

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