L’alfabeto verde di Papa Francesco: ecologia con uno sguardo “globale”

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Nel 2015 Papa Francesco scrivendo la prima en­ciclica interamente dedicata alla cura del Creato, “Laudato sì”,  ha posto l’intero Pianeta di fronte a una presa di coscienza ambientalista. 

Nel volume “L’alfabeto verde di Papa Francesco. Salvare la Terra e vivere felici” (Gruppo Editoriale San Paolo 2019, con una nota introduttiva di Papa Francesco, Prefazione del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, pp. 128, 15,00 euro) di Franca Giansoldati, la vaticanista del quotidiano “Il Messaggero” ha visto tra le righe dell’Enciclica, il cui titolo è una citazione tratta dal “Cantico delle creature” di Francesco d’Assisi, alcune parole chiave, divenute oggi, a quasi quattro anni dalla pubblicazione, di fortissima attualità. Risparmio energetico, rispetto del Pianeta e dei suoi abitanti, impegno, sostenibilità, inquinamento, lotta all’indifferenza, giacché ciascuno di noi non può più restare a guardare. 

“Il fatto è che siamo collegati l’un l’altro, siamo parte di una realtà più ampia, dove il particolare è congiunto all’universale, e la stessa natura è stata concepita e donata da Dio all’uomo come qualcosa da tutelare in un sistema interconnesso”, scrive Bergoglio nella nota introduttiva al piccolo decalogo. In modo molto efficace Giansoldati, la quale nel 2013 ha vinto il Premio Internazionale di Giornalismo di Ischia per il migliore reportage sull’elezione di Papa Francesco, ha dedicato il libro “Ai bimbi e alle bimbe che verranno, perché sappiano proteggere il nostro Pianeta”.

Abbiamo intervistato Franca Giansoldati, che vive e lavora a Roma, dove si occupa di temi legati alla religione da oltre vent’anni. 

Per quale motivo il pensiero espresso da Papa Francesco nell’Enciclica “green” “Laudato sì” è stato definito “nuovo umanesimo”? 

«Francesco ha elaborato il messaggio verde in un modo estensivo e ampio. Non si tratta “solo” di ecologia fine a se stessa, ma di ecologia integrale, che è un concetto articolato, e significa collegare l’aspetto ambientale all’aspetto umano, perché è chiaro che non si può difendere la foresta che brucia ma poi non difendere i popoli che vi abitano. Naturalmente non sarebbe credibile. Oppure non si può proteggere le specie animali e denunciare il fatto che la biodiversità che si sta riducendo, ma poi ignorare la questione della vita umana, dell’uomo che soffre, del bambino non nato, delle donne violentate sistematicamente in guerra. L’approccio di Francesco è globale. Spesso lui quando parla alle scuole o ai ragazzi chiede di arrivare a un nuovo umanesimo; che significa riuscire a ricostruire un patto armonico tra generazioni, tra le persone, tra popoli, tra umanità e natura, tra uomo e Dio. La “Laudato sì” è importante, perché scardina un modo vecchio di vedere i problemi parcellizzato, quando invece le soluzioni che richiedono implicano una visione a rete, ramificata, universale».

Scrive che il Papa ha pensato l’Enciclica “per svegliare la coscienza sopita dei cristiani nel mondo”. Che cosa insegna la “Laudato sì” e a distanza di quasi quattro anni dalla pubblicazione, ha sortito qualche effetto concreto o no?

«Il mio timore è che questo testo bellissimo e innovativo (che parla anche a chi è lontano dalla Chiesa) possa finire con il tempo un po’ nel dimenticatoio. Possa affievolirsi. È un rischio. Spesso succede che testi magisteriali complessi finiscano per restare relegati in circuiti chiusi, auto referenziali. Mentre questa enciclica è qualcosa di più. È un testo che va condiviso con altri ambienti, altre culture e religioni. Da quando è uscita l’enciclica la Chiesa ha iniziato a diffondere il messaggio verde,  promuovere iniziative, spronare le comunità a non restare impassibili davanti ai disastri ambientali. Nei cristiani certamente si sta formando una coscienza più matura circa il rapporto tra Dio, uomo e natura ma il cammino da fare è lungo. Il messaggio non va solo esteso ma introiettato e reso concreto. Bisogna arrivare alla famosa rivoluzione dal basso sulla quale Papa Francesco insiste.  Non bisogna mollare la presa». 

C’è correlazione tra inquinamento e violenza sociale? 

«Il legame esiste e non è nemmeno di natura indiretta. Pensiamo per esempio alle eco-mafie, un neologismo che riguarda le attività illegali che gravitano attorno al ciclo dei rifiuti. Senza andare troppo lontano basta pensare alle tante inchieste che in Italia hanno portato alla luce autentici crimini ambientali, sversamenti di veleni nei fiumi, interramento di rifiuti pericolosi, falsificazione di documenti con la complicità di tante amministrazioni locali. Le mani della camorra o di altre organizzazioni criminali sullo smaltimento, sulle discariche, sui termovalorizzatori sono al centro di tante inchieste, basta aprire Google e digitare queste parole, o basta sfogliare la cronaca di tanti giornali. Il fenomeno è globale visto che i rifiuti prendono spesso la via dell’estero. La Cina, per esempio, è una delle mete privilegiate per i rifiuti illegali tossici, ma anche tante aree africane, come il corno d’Africa. Le cifre di questo business sono altissime e questo spiega perché il settore dei rifiuti sia stato pesantemente infiltrato dalla criminalità organizzata». 

Nel volume, piccolo deca­logo, dove appaiono i punti essenziali della “Laudato sì”, appaiono parole come “sobrietà”, “ecosistema”, “riciclo” “politica”, “finanza”, “ozono”. Alcuni aspetti dell’“Enciclica” interessano anche l’ambito della politica? 

«La politica – ossia il complesso delle attività che si riferiscono alla “vita pubblica” e agli “affari pubblici” di una determinata comunità di uomini – come potrebbe essere esclusa e restare fuori dalla portata di una visione ambientale che ha veramente a cuore l’uomo e il suo futuro? Non a caso nel testo del Papa si fa diretto riferimento a tante decisioni politiche. Per esempio a quelle che la comunità internazionale ha preso o che dovrà per forza di cose prendere in futuro per diminuire le emissioni di anidride carbonica, ritenuta alla base del riscaldamento terrestre. Basterebbe solo contare gli appelli che in prima persona il Papa ha fatto ai leader del mondo di mantenere fede agli accordi di Parigi».  

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